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Posts tagged as “Europa”

NATO E UE, LA RUSSIA GUARDA TROPPO A OVEST?

di Fyodor Lukyanov       Le relazioni della Russia con l’Occidente sono giunte al punto di massima tensione. L’espansione della NATO, che Putin ha di nuovo menzionato in un recente discorso, è un problema ben noto alla Russia. Ciò che non viene spesso menzionato, invece, è che questo è un problema anche per la stessa Nato. Negli anni Novanta, quando sono state prese certe decisioni, non si è pensato che tale espansione avrebbe richiesto una reale estensione delle garanzie di sicurezza per un gran numero di nuovi Paesi. Si presumeva che la Russia si sarebbe integrata in qualche modo nell’ordine globale o, semplicemente, non avrebbe rappresentato una minaccia per molto tempo. Ciò non si è concretizzato, in parte a causa della conservazione della NATO e in parte perché la ripresa della Russia è avvenuta più velocemente del previsto. Di conseguenza, gli istituti decorativi che fingevano una cooperazione tra la Russia e l’Alleanza si sono sbriciolati. Ora siamo tornati a uno stallo militarizzato e la NATO deve prendersi la responsabilità della sue promesse.

ADDIO MERKEL, AVVERSARIA RISPETTATA

di Dmitri Trenin        I sedici anni di Angela Merkel come cancelliera tedesca hanno plasmato il posto e il ruolo di Berlino in Europa e nel mondo del XXI secolo. La sua eredità vivrà a lungo dopo che si avrà abbndonato la leadership. Pur essendo saldamente radicata nell’Unione Europea, la Germania è diventata il suo vero, anche se non assoluto, leader. Il pacifico paladino di una versione europea soft del liberalismo. L’aperto sostegno a certi valori, tuttavia, non si traduce in interventismo. Né impedisce alla Germania di perseguire i propri interessi commerciali o di condurre una politica estera pragmatica, entro i limiti del quadro UE/NATO. La leadership della Merkel è stata quasi sempre stabile e affidabile e le sue politiche in gran parte prevedibili. È vero, né la Germania all’interno dell’UE né l’UE all’interno del sistema guidato dagli Stati Uniti hanno raggiunto l’autonomia strategica, ma questo non era certo l’obiettivo della Merkel. Vista da Mosca, l’eredità della Merkel può essere riassunta come segue: riconferma dell’orientamento atlantista della Germania; raggiungimento di una posizione di primus inter pares all’interno dell’Unione Europea; presa di distanza dalla Russia pur mantenendosi in contatto con essa.

LA UE VUOLE PIU’ GAS? MOSCA NON CE L’HA

di Marsel Salikhov (Presidente dell’Istituto per l’Energia e la Finanza)      Dopo aver raggiunto il record assoluto di 1.900 dollari per mille metri cubi all’inizio di ottobre, i prezzi dei futures sul gas sul mercato europeo sono scesi abbastanza rapidamente a circa mille dollari. Tuttavia, questo è ancora un livello molto alto. Il gas in Europa è ora significativamente più costoso del diesel e del propano, le alternative più costose in alcuni settori. La crisi del gas ha causato un’ondata di discussioni nello stile di “chi è la colpa” e “cosa fare”. Alcuni politici ed esperti europei tendono a vedere nella mano di Mosca la causa principale dell’attuale crisi. Allo stesso tempo, le principali speranze di un’ulteriore diminuzione dei prezzi sono associate a un aumento delle forniture da parte della Russia.

Crisi del gas e crisi del pensiero

Ci sono in giro molti sciocchi che pensano di compensare la sostanziale ignoranza della Russia facendo professione quotidiana di antiputinismo e praticando una russofobia da epoca vittoriana. Funziona. Conferisce dignità, procura collaborazioni. E poi ci sono quelli come Mark Galeotti, antiputinano feroce ma competente e intelligente. Uno che conosce le cose e pensa con la propria testa. Non proverò nemmeno, quindi, ad aggiungere qualcosa al suo articolo, che pubblichiamo qui accanto e che spiega perfettamente perché la Russia non c’entra nulla con la crisi del gas che ha colpito l’Europa. Russia che, anzi, è vicina a livelli record di fornitura. Sul tema, peraltro, Lettera da Mosca era intervenuta anche in passato (qui e qui ma non solo) e ci fa piacere che anche osservatori così attenti la pensino come noi.

RUSSIA, GAS E STUPIDARIO OCCIDENTALE

di Mark Galeotti      Quel cattivone Vladimir Putin è tornato con i suoi trucchi. Questa volta non usa come arma gli hooligan del calcio o i vaccini contro il Covid ma a quanto pare il gas. Dal consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan al segretario alla Difesa britannico Ben Wallace, i politici fanno a gara per incolpare la Russia dell’attuale crisi globale del gas. Il guaio è che non solo questa è cattiva analisi ma è anche cattiva politica.

GAS, IL PREZZO CORRE. ECCO PERCHE’

di Andrey Fiodorov      Il prezzo del gas cresce a vista d’occhio. Il prezzo di mercoledì 15 settembre, per la prima volta nella storia, ha sfondato la soglia degli 880 dollari alla borsa ICE di Londra. Alla fine della scorsa settimana, il superamento della soglia dei 700 dollari sembrava qualcosa di straordinario, ma ora anche i 1000 dollari non sembrano più essere il limite. Se si guarda alla dinamica delle variazioni dei prezzi, rispetto a luglio 2021, la sua crescita è stata del 70% e rispetto a settembre 2020 addirittura del 370%. In precedenza, in seguito alla liberalizzazione del mercato europeo del gas, i contratti a lungo termine per il transito del gas sono stati sostituiti dalla prenotazione all’asta delle forniture, il che ha garantito ai fornitori di gas la flessibilità necessaria per eseguire il pompaggio in base a condizioni di mercato a breve termine. In particolare, Gazprom ha costantemente rifiutato di prenotare capacità di transito aggiuntive per le forniture attraverso l’Ucraina e dalla fine di agosto ha smesso di pompare gas negli impianti di stoccaggio sotterranei tedeschi Rehden e Katharina. Nello stesso tempo, l’aumento della domanda di gas naturale liquefatto in Asia, in particolare in Cina, ha portato a una diminuzione del 12% della fornitura di gas liquefatto agli impianti di stoccaggio dei terminali di ricezione in Europa a luglio rispetto a giugno e del 22% sull’intero anno. Di conseguenza, c’è stata una carenza di forniture di gas, che ha portato al 67% di occupazione degli impianti di stoccaggio del gas sotterranei in Europa, che è la più bassa negli ultimi cinque anni, quando il valore medio annuo era dell’80%.

Nord Stream 2, perché vincono tutti

E dunque il gasdotto Nord Stream 2 si farà. A determinate condizioni ma si farà. I politici e i giornali ucraini gridano al tradimento, Joe Biden e Angela Merkel da grandi amici diventano mentitori e vigliacchi. Musi lunghi anche nei Paesi Baltici, in Polonia, nella Repubblica Ceca. Verrebbe da dire: è la politica, bellezza! O davvero gli ucraini credevano che gli Usa avessero investito tanto, nel 2014, per suscitare e far trionfare Maidan solo perché innamorati della nazione ucraina e dei suoi ideali? Eppure era chiaro da tempo che il vento aveva almeno in parte cambiato direzione. Dall’incontro con il famoso “assassino” Putin, Biden ha silenziato la grancassa sugli hacker russi, ha dismesso le prospettive di un rapido ingresso dell’Ucraina nella Nato e, ora, ha dato luce verde al completamento del gasdotto. Nulla di strano: se vuole regolare i conti con la Cina ha più bisogno della Russia (che sia freddina, se non proprio neutrale) che dell’Ucraina. D’altra parte, come dicono molti osservatori russi: soddisfatta o no di Biden, dove volete che vada l’Ucraina? E perché far entrare l’Ucraina nella Nato se in ogni caso fa comunque tutto ciò che la Nato chiede?

Biden e Putin, tutto torna al suo posto. Anche la Cina

Alla fin fine, la grande politica internazionale è una cosa semplice. È complicata nelle tattiche, nelle manovre, nei trucchi. Lo è molto meno nelle strategie. Alla vigilia del summit tra Joe Biden e Vladimir Putin questa realtà si è affermata con lampante chiarezza. La strategia degli Stati Uniti è quella tipica di tutti gli imperi: divide et impera. La nuova amministrazione prima ha molto lavorato per dividere l’Europa dalla Russia, tentando fino all’ultimo di minare anche il ridotto della Germania e della sua ostinazione nel mantenere con Mosca l’accordo sul gasdotto Nord Stream 2. Poi, dopo aver dichiarato in ogni dove che la Russia era come sempre l’impero del male assoluto (Possiamo dire che Putin è un assassino? Sì sì), è passata a cercare di dividerla della Cina, che è il vero avversario strategico degli Usa, dicendo quanto sarebbe bello avere un buon rapporto con Putin (“Un avversario degno”) e i suoi hacker-sicari-torturatori. Non a caso Biden si presenta a Ginevra con un dono ben augurale: la dichiarazione che l’Ucraina non è pronta a entrare nella Nato. Il che, detto di passaggio, dimostra (se ve ne fosse stato bisogno) che nella strategia americana Kiev è una pedina da giocare secondo necessità. Molto più di quanto lo sia la Bielorussia per la Russia. Il che rende plasticamente  la differenza di potere reale tra i due Paesi.

DIROTTAMENTI: IL MIO È PIU’ BELLO DEL TUO

di Maurizio Vezzosi    L’arresto di Roman Protasevich compiuto dalla Bielorussia è certamente un atto di forza, ma non dissimile da operazioni analoghe – anche più clamorose – tentate o compiute da altri Paesi nel passato recente. Se parliamo di dirottamenti, nel 2016 l’Ucraina compì un atto molto simile con un aereo di linea bielorusso (Belavia) a bordo del quale viaggiava l’oppositore di origine armena Armen Martyrosian. Altri dirottamenti nel 2014 e nel 2017 Polonia, Moldavia, Romania e Bulgaria misero in atto due operazioni simili per costringere all’atterraggio l’aereo su cui volava il direttore di Roscosmos Dmitry Rogozin (figura sanzionata dagli Stati Uniti), di fatto con le stesse modalità.