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ADDIO MERKEL, AVVERSARIA RISPETTATA

di Dmitri Trenin        I sedici anni di Angela Merkel come cancelliera tedesca hanno plasmato il posto e il ruolo di Berlino in Europa e nel mondo del XXI secolo. La sua eredità vivrà a lungo dopo che si avrà abbndonato la leadership. Pur essendo saldamente radicata nell’Unione Europea, la Germania è diventata il suo vero, anche se non assoluto, leader. Il pacifico paladino di una versione europea soft del liberalismo. L’aperto sostegno a certi valori, tuttavia, non si traduce in interventismo. Né impedisce alla Germania di perseguire i propri interessi commerciali o di condurre una politica estera pragmatica, entro i limiti del quadro UE/NATO. La leadership della Merkel è stata quasi sempre stabile e affidabile e le sue politiche in gran parte prevedibili. È vero, né la Germania all’interno dell’UE né l’UE all’interno del sistema guidato dagli Stati Uniti hanno raggiunto l’autonomia strategica, ma questo non era certo l’obiettivo della Merkel. Vista da Mosca, l’eredità della Merkel può essere riassunta come segue: riconferma dell’orientamento atlantista della Germania; raggiungimento di una posizione di primus inter pares all’interno dell’Unione Europea; presa di distanza dalla Russia pur mantenendosi in contatto con essa.

Nel 2005 la Merkel succedette a Gerhard Schroeder, il leader socialdemocratico che aveva preso il posto di Helmut Kohl a seguito delle elezioni del 1998. Sotto Schroeder, l’ambizione della Germania appena riunificata di svolgere un ruolo più autonomo negli affari mondiali raggiunse l’apice. Nel 2003 Berlino, Parigi e Mosca avevano persino formato una nuova intesa, come la chiamava l’allora ministro degli Esteri russo Igor Ivanov, per opporsi all’invasione statunitense dell’Iraq e potenzialmente agire da contrappeso a Washington. La visione di una grande Europa dall’Atlantico al Pacifico basata sul matrimonio tra l’industria tedesca/europea e le risorse russe stava per prendere forma.

Merkel, ex cittadina della Germania dell’Est, ha dovuto farsi accettare dall’élite politica in gran parte atlantista della Germania, nonché dai principali alleati di Berlino a Washington. Rinsaldare le relazioni con gli Stati Uniti è diventato una priorità per lei, e ci ha lavorato duramente. La Merkel ci è riuscita e, in cambio, ha ottenuto il sostegno americano per il ruolo di primo piano della Germania in Europa, sebbene nel quadro generale della leadership globale degli Stati Uniti. Ciò non vuol dire che la Germania abbia seguito ciecamente gli Stati Uniti in ogni momento: nel 2008, la Merkel ha rifiutato l’offerta di George W. Bush di includere l’Ucraina e la Georgia nella NATO, e nel 2010 la Germania non ha preso parte all’operazione militare della NATO in Libia, persino astenendosi al momento del voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite insieme a Cina, India e Russia. Allo stesso tempo, la Merkel non ha permesso che l’imbarazzante scandalo pubblico sull’intelligence statunitense che intercettava il suo cellulare sfuggisse di mano.

Durante gli anni di Donald Trump, la Merkel, che non andava molto d’accordo con il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti, divenne di fatto il leader temporaneo dell’Occidente liberale. Quella scelta unanime e apparentemente naturale della stragrande maggioranza delle élite europee e americane è stato il riconoscimento del prestigio nazionale sia della Merkel sia della Germania, e della loro chiara evocazione dei valori democratici e della pratica delle politiche liberali. Il mandato informale della Merkel come leader dell’Occidente si è concluso con l’elezione di Joe Biden, ma con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea dopo il referendum del 2016, la posizione della Germania come principale alleato di Washington all’interno dell’UE è diventata ancora più evidente. Questo è l’elemento principale dell’eredità di Angela Merkel.

Quando la Merkel diventò cancelliere, la Germania soleva lavorare in tandem con la Francia all’interno dell’UE. Nel corso del tempo, Berlino è salita a una posizione di preminenza, facendo di fatto Parigi il suo socio di minoranza. Durante il suo mandato, Angela Merkel ha lavorato con quattro presidenti francesi: Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy, François Hollande ed Emmanuel Macron. Ad ogni cambio all’Eliseo, lo status del cancelliere tedesco sembrava crescere ancora. La nomina della sua alleata Ursula von der Leyen a presidente della Commissione europea è stato un segno dell’influenza sia della Germania sia della Merkel. Per raggiungere quella posizione, la Germania ha dovuto gestire la grande espansione della UE, la crisi del debito e la Brexit. Merkel ha fatto bene su tutti e tre i fronti. Il suo unico grande fallimento è stata la crisi dell’immigrazione del 2015, ma una volta che le conseguenze negative del massiccio afflusso di migranti sono diventate evidenti, ha lavorato duramente per arginare l’afflusso e limitare i danni.

La leadership unica di Berlino doveva essere accettata dai suoi partner europei, compresi quelli che storicamente avevano paura dei diktat di Berlino. Particolarmente importanti a questo proposito erano i vicini orientali della Germania, la Polonia e gli Stati baltici, che erano storicamente allergici a tutto ciò che poteva sembrare un Reich tedesco rinato o qualsiasi forma di collusione tedesco-russa. Per ottenere il loro sostegno, Berlino ha dovuto tenere conto degli interessi particolari di quei Paesi. Va aggiunto, tuttavia, che il business tedesco ha guadagnato molto dallo sforzo della UE per integrare i Paesi dell’Europa orientale.

Angela Merkel è stata la prima cancelliera tedesca a parlare fluentemente il russo, ma questo non ha portato a un rapporto più stretto con Mosca. Al contrario, il rapporto si è notevolmente allentato per diversi motivi. Uno era la riaffermazione delle credenziali atlantiste della Germania, anche in un momento in cui le relazioni della Russia con gli Stati Uniti si stavano rapidamente deteriorando. Nel 2007 Merkel era nella stanza di Monaco quando il presidente russo Vladimir Putin pronunciò il famoso discorso in cui si scagliava contro l’egemonia globale degli Stati Uniti.

Un altro motivo, già accennato, è stato l’allargamento dell’Unione Europea dal 2004 a una dozzina di Paesi ex comunisti. Ciò ha cambiato sia l’aspetto della UE sia l’equilibrio al suo interno. Molti dei nuovi arrivati ​​avevano avuto relazioni dolorose con l’Unione Sovietica e l’Impero russo, o avevano anche fatto parte del regno russo in passato e se ne stavano ancora riprendendo. Berlino, che aspirava a guidare l’Unione Europea in espansione, non poteva permettersi di ignorare questi sentimenti. L’allargamento della UE ha anche trasformato i Paesi dell’Europa orientale in importanti partner commerciali e in opportunità di investimento per la Germania: molto più della Federazione Russa, che aveva a lungo dominato il commercio orientale della Germania.

Infine, quando la Guerra Fredda si è allontanata nel passato, la divisione tra Germania e Berlino è stata superata e la sicurezza fisica del Paese è assicurata, la società tedesca ha iniziato a prestare maggiore attenzione ad altre questioni, principalmente ambientali e climatiche, sociali e politiche, compresi i diritti umani e delle minoranze. Per la generazione di politici tedeschi del dopo Guerra Fredda, la Russia non era più il Paese-chiave per la riunificazione tedesca; né le sue forze erano una presenza enorme nella Germania dell’Est; né era vista come una terra di opportunità economiche a Est. Piuttosto, la Russia post-sovietica rappresentava un tentativo fallito di democratizzazione, un’economia oligarchica grossolanamente inefficiente e primitiva e un regime sempre più autoritario guidato da un ex agente del KGB che lavorava nella Germania Est.

La relazione personale di Angela Merkel con Vladimir Putin è stata decorosa ma mai troppo stretta. Di certo non c’era calore lì, a differenza di quanto avveniva tra Putin e Schroeder o tra Boris Eltsine e Helmut Kohl. Tuttavia, il rapporto russo-tedesco inizialmente è andato avanti con progetti economici, consultazioni politiche e forum sociali di alto livello. C’è stato un momento, a metà del 2011, in cui la Merkel ha espresso pubblicamente la sua preferenza per il successore ad interim scelto da Putin, il presidente Dmitry Medvedev. Come l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il cancelliere tedesco vedeva Medvedev, in contrasto con Putin, come un modernizzatore e un partner molto più conveniente per l’Occidente.

A quel tempo, la Merkel e il suo allora vicecancelliere e ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier stavano promuovendo un partenariato per la modernizzazione con la Russia nella speranza che la modernizzazione non si limitasse alla tecnologia e all’economia, in linea con l’idea di Putin di una Grande Europa da Lisbona a Vladivostok, presentata alla comunità imprenditoriale tedesca durante una visita del 2010, ma avrebbe anche trasformato il sistema politico e la società russa secondo il modello occidentale. A questo proposito, le aspettative di Berlino si sono rivelate un pio desiderio. Una grande delusione è arrivata quando Putin ha deciso di candidarsi di nuovo alla presidenza russa.

Gli ultimi sette e più anni del rapporto della Merkel con il Cremlino sono stati segnati dalla crisi ucraina, dalla Crimea e dal conflitto armato nel Donbas. Di conseguenza, la partnership tedesco-russa post Guerra Fredda è degenerata in una relazione transazionale con crescenti critiche reciproche. Agli occhi di Putin, la connivenza di Berlino con Parigi e Varsavia su quello che il Cremlino considerava il colpo di Stato di Maidan a Kiev equivaleva a una massiccia violazione della fiducia. A sua volta, la forte reazione della Russia agli sviluppi in Ucraina ha sbalordito la Merkel e i suoi colleghi. Invano Putin ha fatto appello alla gratitudine tedesca per Mosca che ha girato la chiave sulla riunificazione. Angela Merkel, riflettendo le opinioni non solo della classe politica tedesca ma anche di gran parte dell’opinione pubblica, ha visto le azioni della Russia come un cambiamento dei confini con la forza e uno sconvolgimento dell’ordine post-guerra fredda in Europa. La Merkel ha preso l’iniziativa di imporre alla Russia le sanzioni della UE.

A differenza di altri leader occidentali, però, la Merkel non ha risposto alla crisi interrompendo ogni contatto con Mosca nel tentativo di “isolare” e quindi “punire” la Russia. Il cancelliere tedesco, pur essendo molto critico nei confronti della politica russa, ha mantenuto aperta la linea di comunicazione con il Cremlino. Nel febbraio 2015 la Merkel ha messo in gioco il proprio prestigio volando a Minsk per mediare un cessate il fuoco nel Donbas. Da allora, gran parte della sua interazione con Putin è stata dedicata al conflitto nel Sud-Est dell’Ucraina. Il suo approccio potrebbe essere descritto come un dialogo critico, con entrambe le parti che si scambiano critiche ma cercano anche modi e mezzi per gestire la situazione di stallo.

L’atteggiamento pubblico critico della Germania nei confronti della Russia non si è limitato alle questioni relative all’Ucraina. A partire dalla campagna incentrata sul “divario di valori” con la Russia e sugli attacchi ai cosiddetti Putin-Versteher tedeschi, o simpatizzanti di Putin, le critiche sono diventate più ampie e più feroci. Le accuse di ingerenza dei media russi nella politica tedesca, il coinvolgimento della Russia nell’hacking del Bundestag e l’omicidio di un ex comandante ribelle ceceno nel Tiergarten di Berlino hanno segnato una chiara tendenza al ribasso nella relazione. Nel 2020 la Merkel ha pubblicamente sostenuto le scoperte di un laboratorio militare tedesco secondo cui Aleksei Navalny, che era stato trasportato in aereo dalla Russia in Germania per cure mediche di emergenza, era stato avvelenato con un gas nervino. La stessa Merkel ha visitato Navalny in un ospedale di Berlino. Simbolicamente, l’incidente di Navalny ha chiuso ciò che era rimasto dei tre decenni di collaborazione russo-tedesca.

La partnership potrebbe essere nel passato, ma la relazione continua. Nel 2021 la Merkel ha superato un test importante per difendere gli interessi tedeschi dalle pressioni degli Stati Uniti. Nonostante le relazioni tese con la Russia e le veementi critiche dei Paesi del fianco orientale della UE come Polonia e Stati baltici, per non parlare dell’isteria dell’Ucraina, la Merkel è riuscita a raggiungere un accordo con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden per consentire il completamento del gasdotto dalla Russia Nord Stream 2. L’immancabile coerenza e la caparbia determinazione della Merkel sotto un’enorme pressione, che alla fine hanno portato a un risultato positivo per la Germania, sono state attentamente osservate e apprezzate dal Cremlino. È stato anche apprezzato il fatto che prima di lasciare l’incarico abbia fatto un’ultima visita in Russia.

Visto da Mosca, il lungo mandato di Angela Merkel è stato un periodo di relativa, se non sempre appetibile, prevedibilità nelle relazioni russo-tedesche. Vladimir Putin era spesso in disaccordo con il cancelliere tedesco ma senza dubbio la rispettava. Per i politici russi, la Germania rimane lo stato chiave dell’Unione Europea. Il futuro della relazione dipenderà in misura non trascurabile da chi succederà ad Angela Merkel e da quanto sarà abile nell’arte del governo. Merkel si sta lasciando dietro scarpe molto grandi da riempire.

di Dmitri Trenin

Pubblicato da Carnegie Moscow Center

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