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Crisi del gas e crisi del pensiero

Ci sono in giro molti sciocchi che pensano di compensare la sostanziale ignoranza della Russia facendo professione quotidiana di antiputinismo e praticando una russofobia da epoca vittoriana. Funziona. Conferisce dignità, procura collaborazioni. E poi ci sono quelli come Mark Galeotti, antiputinano feroce ma competente e intelligente. Uno che conosce le cose e pensa con la propria testa. Non proverò nemmeno, quindi, ad aggiungere qualcosa al suo articolo, che pubblichiamo qui accanto e che spiega perfettamente perché la Russia non c’entra nulla con la crisi del gas che ha colpito l’Europa. Russia che, anzi, è vicina a livelli record di fornitura. Sul tema, peraltro, Lettera da Mosca era intervenuta anche in passato (qui e qui ma non solo) e ci fa piacere che anche osservatori così attenti la pensino come noi.

Ci preme qui sottolineare un altro aspetto della questione. Il prezzo del gas naturale ha raggiunto i 1900 dollari per 1000 metri cubi ed è poi improvvisamente calato, anzi dimezzato, allorché Vladimir Putin ha promesso di aumentare ancora le forniture. Perché lo ha fatto? Perché Putin si è trasformato in un Babbo Natale fuori stagione se poco prima, come ha scritto la un tempo autorevole stampa inglese, era così impegnato a soffocare i gasdotti, a mettere a rischio l’economia nostrana, a creare una crisi e a colpire l’Europa con l’arma del gas?

In questa narrazione (che come scrive bene Galeotti, è tecnicamente sbagliata perché politicamente sbagliata) della piccola crisi energetica appena superata c’è tutto l’errore che, quasi sempre in malafede, si fa nel descrivere il rapporto tra Russia ed Europa. La Russia non andrà mai seriamente all’attacco dell’Europa perché dell’Europa ha bisogno. Con grandi sforzi, spendendo un sacco di soldi in più, impoverendosi e impegnandosi a costruire politiche nuova l’Europa potrebbe rinunciare a parte consistente delle forniture energetiche russe. I produttori americani di gas liquido non aspettano altro. Se la Russia volesse rinunciare all’interazione economica con l’Europa farebbe molta più fatica, a dispetto delle relazioni economiche e politiche sempre più strette con la Cina.

Non è più complicato di così. Per questo Putin, una volta rimpinguata la cassaforte di Gazprom come impongono le leggi di mercato all’Europa così care, ha detto stop. Perché oltre una certa soglia di prezzo il gas russo stava diventando troppo caro, favorendo gli esportatori Usa. Ma soprattutto perché la Russia ha solo da perdere nel provocare una crisi economica pesante in Europa. D’altra parte, perché l’Europa varerebbe sanzioni economiche contro la Russia se non pensasse di farle un danno? Cioè, se non pensasse di poter contare su una leva forte, più forte della possibile reazione russa?

Questa è la realtà. Ma è solo dentro questa realtà che si possono analizzare giudicare gli errori della Russia, il nanismo politico dell’Europa e tutte le conseguenze degli uni e dell’altro.

Lettera da Mosca

 

 

 

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