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NATO E UE, LA RUSSIA GUARDA TROPPO A OVEST?

di Fyodor Lukyanov       Le relazioni della Russia con l’Occidente sono giunte al punto di massima tensione. L’espansione della NATO, che Putin ha di nuovo menzionato in un recente discorso, è un problema ben noto alla Russia. Ciò che non viene spesso menzionato, invece, è che questo è un problema anche per la stessa Nato. Negli anni Novanta, quando sono state prese certe decisioni, non si è pensato che tale espansione avrebbe richiesto una reale estensione delle garanzie di sicurezza per un gran numero di nuovi Paesi. Si presumeva che la Russia si sarebbe integrata in qualche modo nell’ordine globale o, semplicemente, non avrebbe rappresentato una minaccia per molto tempo. Ciò non si è concretizzato, in parte a causa della conservazione della NATO e in parte perché la ripresa della Russia è avvenuta più velocemente del previsto. Di conseguenza, gli istituti decorativi che fingevano una cooperazione tra la Russia e l’Alleanza si sono sbriciolati. Ora siamo tornati a uno stallo militarizzato e la NATO deve prendersi la responsabilità della sue promesse.

La volontà degli alleati di partecipare a missioni pericolose è, per usare un eufemismo, bassa. Difendere una serie di Paesi che si sono uniti alla fine del secolo scorso e all’inizio di questo secolo è difficile dal punto di vista militare. Inoltre, la molteplicità delle opinioni all’interno del blocco è incomparabile con quanto esisteva in precedenza. La nuova Guerra Fredda tra Russia e Stati Uniti ha, infatti, avuto anche un impatto positivo sui rapporti tra le due nazioni, che ora sono più semplici e più rigorosi.

La situazione all’interno dell’Europa è più critica, perché la Ue è un’entità composta da Paesi legati in modo lasco, senza una propria volontà politica. Una posizione strategica comune in un’unione così diversificata è in linea di principio impossibile. Ed è qui che si trovano i rischi maggiori. La Russia è tentata di approfittare delle fratture interne all’Europa per correggere i risultati politico-militari di trent’anni fa. L’Europa è costretta a inventare modi sempre più esotici per dimostrare la propria sostenibilità. E gli Stati Uniti sono presi tra il riorientamento verso l’Asia (priorità) e il continuo contenimento in Europa (tradizione e simbolo). Tutto ciò provoca tensione, che non favorisce i meccanismi di mantenimento della stabilità.

Secondo Vladimir Putin, la tensione crea opportunità: queste sono le lezioni apprese dalla Guerra Fredda. La domanda è se questo sistema può funzionare anche oggi. Siamo arrivati ​​a un punto in cui l’annosa controversia sull’allargamento della NATO deve essere in qualche modo risolta. La soluzione verrà o riaffermando il diritto all’espansione, o riconoscendo che la logica del “tutti hanno il diritto di entrare nell’Alleanza”, l’idea su cui si basa l’espansione della NATO dopo il 1991, non è più valida. Entrambe le opzioni comportano molti rischi.

Quello che è sconcertante nei discorsi del Presidente è il ritorno a un rigoroso “occidentocentrismo”. Gli elementi non occidentali sono ricordati molto probabilmente per amore dell’ordine, visto che anche la Cina è legata all’Occidente dal suo tentativo di destabilizzarlo. È chiaro che la Russia non può abbandonare l’agenda degli ultimi trent’anni, troppe cose sono ad essa collegate. L’importante è non perdersi di nuovo in essa. Dopotutto, indipendentemente da ciò che potrà accadere in essa, l’Europa rimane periferia strategica. Non decisiva per la posizione internazionale della Russia, ma complementare.

di Fyodor Lukyanov

Pubblicato da The Moscow Times

 

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