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Posts published in “Politica”

RUSSIA E ARMENIA, IL GIOCO DELLE PARTI

di Pietro Pinter       Il 5 maggio, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha annunciato alla stampa che le proteste contro il premier Nikol Pashinyan, in corso in Armenia, sono una questione interna in cui la Russia non ha intenzione di intervenire. In Armenia le proteste dell’opposizione sono state accese nuovamente dalla questione del Nagorno-Karabakh, dopo che sono circolate indiscrezioni sulla presunta intenzione del Governo di “cedere” ufficialmente il Nagorno-Karabakh (o parte di esso) all’Azerbaijan. Indiscrezioni innescate da un discorso in Parlamento dello stesso Pashinyan, in cui il premier armeno diceva che la “comunità internazionale” è pronta a sostenere l’Armenia se questa “abbasserà la sbarra” delle sue richieste e riconoscerà “l’integrità territoriale dell’Azerbaijan”. Un linguaggio che lasciava aperte molte interpretazioni.

TRANSNISTRIA, UNA POLVERIERA (NON SOLO PER MODO DI DIRE)

di Pietro Pinter    Il prossimo fronte che rischia di accendersi nell’ambito dell’invasione russa dell’Ucraina è quello della Transnistria“Transnistria” è in realtà un’espressione geografica, che indica appunto la parte di Moldavia “al di là del Nistro”. La regione dichiara la propria indipendenza, con il nome di Repubblica Socialista Sovietica di Pridnestrovia, nel 1990, poco dopo un’analoga dichiarazione da parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava, di cui aveva fatto parte sin dalla sua costituzione. Nel conflitto militare che segue tra le due neonate Repubbliche, le forze della Transnistria (regione con una forte presenza etnica russa, “annessa” da Lenin alla Moldavia, e ostile al nazionalismo moldavo/romeno)  vengono supportate dalla 14esima armata russa del generale (e poi segretario del Consiglio di Sicurezza russo) Alexander Lebed‘, che è oggi considerato uno degli eroi della nazione.
Il conflitto termina con un cessate-il-fuoco mediato da Mosca, ma la Transnistria non viene riconosciuta internazionalmente (neanche dalla Russia) e la fisionomia che il conflitto assume è quella di una guerra civile “congelata” all’interno della Moldavia. I vari tentativi di risolvere la disputa, con un formato simile a quello degli Accordi di Minsk in Ucraina, falliscono uno dopo l’altro.

ASIA MERIDIONALE, GLI AMICI DELLA RUSSIA

Dopo l’invasione dell’Ucraina, i rapporti tra Russia e Paesi NATO hanno raggiunto di gran lunga il punto più basso dalla fine della Guerra Fredda. Anche Paesi tradizionalmente “dialoganti” come Germania, Francia e Italia faticano a mantenere i loro legami economici con la Russia, sotto la pressione degli alleati dell’Europa centrale, dell’anglosfera e della potenza di riferimento americana. Salvo le notevoli e non irrilevanti eccezioni del gas naturale e di altre materie prime strategiche come uranio e palladio, si può dire che i Paesi NATO stiano attuando la massima pressione possibile nei confronti della Russia, salvo il conflitto armato diretto. Ci sono però regioni del mondo che hanno risposto in modo molto diverso alla “operazione militare speciale” lanciata da Vladimir Putin. Quella che più si distingue dalle altre, arrivando quasi a supportare, oltreché a tollerare, le azioni russe, è l’Asia Meridionale. 

TRANSIZIONE: LE IPOTESI SUL DOPO PUTIN

di Pietro Pinter      Vladimir Putin in ottobre compirà 70 anni e, anche a prescindere da come finirà la guerra, non sarà Presidente o Primo Ministro per sempre. Le recenti riforme costituzionali gli permetterebbero di farsi rieleggere per altri due mandati, fino al 2036, ma sembra probabile che una transizione avvenga prima di quella data. Guardando all’ultimo secolo e passa della storia russa, è difficile trovare un esempio della transizione di potere che Putin vorrebbe idealmente portare a compimento. Una transizione in cui possa ritirarsi a vita privata o a un ruolo cerimoniale mentre è ancora popolare e in grado di scegliere un successore che porti avanti il suo corso politico. Gli ultimi leader russi, o sono morti in carica – Lenin, Stalin, Brezhnev, Andropov, Chernenko – o sono stati sfiduciati, rovesciati o cacciati – Nicola II, Kruschev, Gorbachov, Eltsin. Il modello più simile a una transizione ideale dal punto di vista del leader è quello di Eltsin, che però si dimise con la fiducia del popolo russo intorno al 2% e probabilmente ebbe poca influenza sugli sviluppi successivi. Putin dovrà quindi costruire un suo modello, sfidando le costanti della storia russa che non sono molto più clementi, se si va indietro nel tempo.

UCRAINA E RUSSIA, IL PEGGIO È ANCORA POSSIBILE

di Marco Bordoni       La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina è terribile, siamo d’ accordo. Invadere un Paese sovrano è la più grave violazione del diritto internazionale, anche quando si accampano giustificazioni più o meno plausibili come il diritto all’autodifesa e quello all’ingerenza umanitaria. Invitiamo i Russi a farsi un’esame di coscienza e, già che ci siamo, facciamolo pure noi: ci siamo indignati altrettanto quando i “nostri” hanno invaso Yugoslavia, Afganistan, Iraq e Libia e bombardato alla chetichella un’altra manciata di Paesi, creando un mondo in cui conta solo la forza e dando a Vladimir Putin una lezione che quello, da studente sveglio e voglioso di apprendere qual è, si è diligentemente annotata?

AMICA CINA. MA FINO A CHE PUNTO?

di Darya Nuriyeva     La Cina è uno dei pochi Paesi che non ha imposto sanzioni alla Russia e ha promesso di continuare la cooperazione economica. I Presidenti dei due Stati parlano regolarmente di amicizia “senza confini”, ma gli economisti avvertono che sotto sanzioni la dipendenza della Russia dalla Cina potrebbe aumentare. Inoltre, non si sa quanto durerà questa amicizia se smetterà di essere vantaggiosa per la Cina. Ecco in quali aree della Russia sarà ora difficile fare a meno dell’aiuto della Cina e cosa questo può portare.

LA RUSSIA È ISOLATA. SI’, MA QUANTO?

di Pietro Pinter     Dopo un lungo e perseverante lavoro della diplomazia britannica alla fine il risultato è stato raggiunto: le banche russe sotto sanzioni sono state disconnesse dallo SWIFT. USA, UK e  UE, i primi responsabili di questa iniziativa visto che SWIFT è incorporato nel diritto belga e sottostà ai regolamenti UE, dichiarano che questa iniziativa di fatto bloccherà le importazioni e le esportazioni della Russia. Ma quanto è vero? Sicuramente interferirà pesantemente con i rapporti commerciali tra la Russia e il resto dei Paesi europei, impattando non solo sul comparto energetico (che è escluso dalle sanzioni UE, ma in mancanza di un sistema alternativo di pagamento sarà comunque coinvolto) ma anche sul commercio di materie prime, di
fertilizzanti, sull’export verso la Russia e soprattutto sul debito russo in pancia alle banche italiane, austriache, tedesche e francesi.

IL FANTASMA DELL’IMPERO SI MANGIA LA RUSSIA

di Marco Bordoni       Dopo morti, gli Imperi vivono. Il loro fantasma continua a tormentare gli uomini, e a volte si impadronisce di corpi politici vivi. Arnold Toynbee scriveva che la cristianità ortodossa aveva imboccato una strada diversa da quella cattolica a causa della sua “fatale infatuazione per il fantasma dell’ impero romano”. “Gli imperatori orientali” (e in particolare, secondo lo storico britannico, Leone Isaurico) evocando il fantasma di Roma e riversandolo nel corpo del suo regno greco, “trasformarono la Chiesa in un dipartimento di stato e il patriarca ecumenico in una specie di sottosegretario agli affari ecclesiastici” (1). Lasciate poi, dopo secoli, le seconde spoglie mortali sulle rive del Bosforo, lo spettro dell’ Impero si sarebbe mosso verso Nord, fino alle selvagge rive della Moscova, dove avrebbe incontrato le ambizioni del Gran Principe Vasilij III e del suo ideologo, il monaco Filofej (autore del celebre: “Due Rome sono Cadute, la terza sta, la quarta non sarà”). Reincarnato per sostenere le pretese di Ivan IV al titolo dei Cesari, l’Impero possedette la Moscovia pervadendola del proprio spirito universalista, tanto consono agli slanci dell’anima russa. Tiara avvinta allo scettro (su questo ha scritto pagine indispensabili Giovanni Codevilla (2) nazione identificata non con un gruppo etnico ma con la fedeltà alla Chiesa e al sovrano e sospesa in “ampi spazi per il sogno e per la realtà”.

MINSK AL MACERO. E ADESSO?

di Pietro Pinter      Gli Accordi di Minsk, ormai, sono un lontano ricordo. Siglati il 5 settembre 2014 e di nuovo, in forma sostanzialmente uguale, il 12 febbraio 2015, dopo la fase più calda del conflitto ucraino (che vide interventi militari russi in battaglie come quella dell’aereoporto di Donetsk, di Ilovaisk e di Debaltsevo)  sono definitivamente lettera morta dopo il riconoscimento da parte della Russia dell’indipendenza delle due Repubbliche separatiste. Gli Accordi rappresentavano, fino a qualche giorno fa, la stella polare della politica estera russa nei confronti dell’Ucraina, non a caso furono siglati dopo delle convincenti vittorie militari.  Prevedevano, oltre al cessate il fuoco totale violato quotidianamente dal 2015, la reintegrazione dei territori separatisti nello Stato ucraino in cambio del riconoscimento di un’autonomia costituzionale, in sostanza un potere di veto, che avrebbe di fatto portato alla “bosnizzazione” del Paese o poco meno.

FRANCIA E UCRAINA, TRA GUERRA E AFFARI

di Roberto Favazzo      Dopo diversi mesi di scetticismo da parte dell’Ucraina, la visita del presidente francese Emmanuel Macron al suo omologo Volodymyr Zelensky ha segnato il ritorno della Francia in prima linea. Da parte ucraina, le questioni sono gestite da Andriy Yermak con il supporto del nuovo arrivato nell’ufficio del presidente, Rostyslav Shurma. Il veloce viaggio di Emmanuel Macron a Kiev sembra segnare un cambio di direzione da parte del Presidente francese, che, fino ad ora, aveva rimandato la visita a Kiev. Tuttavia, la crisi russo-americana sull’Ucraina gli ha fatto cambiare idea a poco a poco. Il 26 gennaio una delegazione ucraina ha visitato Parigi; il viaggio ha fatto seguito alla partecipazione di Andriy Yermak, capo dell’amministrazione presidenziale ucraina, la Bankova, a una sessione del Formato Normandia con Russia e Germania. Guidata dal ministro dell’Economia Yulia Svyridenko, la delegazione ha cercato di rinnovare i legami commerciali tra Francia e Ucraina, danneggiati dalle dimissioni del ministro dell’Interno Arsen Avakov, che era stato il punto di contatto preferito del complesso militare-industriale francese.