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Una Bielorussia e tre misteri

Intorno alla Bielorussia, ai suoi pasticci e alle sue tragedie, s’intrecciano quelli che per me sono tre misteri assoluti, soprattutto dopo il”caso Protasevich” e il dirottamento del volo Ryanair. Primo mistero: perché Lukashenko ha scelto l’isolamento internazionale pur di mettere le mani su Roman Protsevich? Che l’Europa avrebbe reagito era scontato: una compagnia aerea irlandese, un volo tra due capitale europee (Atene e Vilnius). Inevitabile prendere provvedimenti. È stato decretato il blocco dei voli per e sulla Bielorussia, forse arriverà anche un quarto round di sanzioni. Ma qualunque provvedimento fosse stato preso, il risultato sarebbe stato quello: isolare ancor più la Bielorussia. Ne valeva la pena? Che cos’aveva di tanto importante quel fascistello di Protasevich, che viveva in esilio già da un paio d’anni, per giustificare tutto questo?

Secondo mistero. Ne abbiamo già parlato (più volte: qui, e poi qui, e di recente qui) e quindi la faccio breve: perché Mosca è così affezionata a Lukashenko? Anche ora, dopo la follia del dirottamento, gli ha offerto totale copertura politica ed economica (ha subito staccato un assegno da 500 milioni di dollari), assumendosi di fatto anche la responsabilità delle sue azioni. Non a caso negli ambienti oltranzisti occidentali si sono subito levate voci per dire (ragionevolmente, dal loro punto di vista) che non si potrà piegare la Bielorussia se non si colpirà anche la Russia. E quindi ripetiamo la domanda, questa volta applicata a Mosca: ne valeva la pena? E non sto parlando del valore strategico della Bielorussia ma dell’importanza di Lukashenko, un autocrate ormai bollito che, in un modo o nell’altro, è chiaramente a fine corsa.

Terzo mistero: la politica Ue. Pensiamo alla Bielorussia: il Paese vive una forte crisi politica, Lukashenko deve farne una per colore (mette in galera i rivali più accreditati, taglia le gambe alle opposizioni, imbroglia sui voti…) per vincere un’elezione al cui risultato nessuno crede, l’economia va come può e come sempre sta in piedi grazie al sostegno russo… E tu, Ue, che fai? Ti adoperi in ogni modo non per attrarre la Bielorussia verso Occidente, aggravando così le sue contraddizioni interne, ma per spingerla sempre più verso Est, in braccio alla Russia. Per favorire quel progetto di confederazione tra i due Paesi, e in sostanza di fusione, che il Cremlino persegue da tempo e che Lukashenko, da quel furbone che è, ha sempre mandato monte, usandolo però come un’esca per farsi aiutare.

Dei tre misteri, mi pare abbastanza facilmente spiegabile solo il terzo. Ci provo così: all’interno della Ue, i Paesi russofobi come Polonia, Repubblica Ceca, i Baltici (e qualche aggregato che cerca di andare al traino: Bulgaria, Romania…) hanno acquisito negli ultimi anni un peso sempre maggiore. Sono Paesi, però, dal punto di vista della strategia politica assai più legati a Washington che a Bruxelles. E per gli Usa, la cosa davvero importante è ri-tracciare una sorta di Muro in Europa in modo da evitare qualunque forma di dialogo tra la Ue e la Russia. Questo per ri-attrarre pienamente la Ue nella propria orbita e così varare la santa alleanza per quella che è la vera “guerra” da combattere per la supremazia globale: quella con la Cina. Una “guerra” che gli Usa da soli non possono più vincere, ma che potrebbero vincere se sul piatto potessero mettere anche il peso politico, economico e culturale dell’Europa.

Fulvio Scaglione

 

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