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Posts tagged as “ue”

NORD STREAM 2, LA BATTAGLIA CONTINUA

di Rostislav Ishchenko      Il gasdotto Nord Stream 2 è quasi completato. Angela Merkel ha rifiutato di prendere in considerazione le affermazioni di Zelensky sul danno causato all’Ucraina dal gasdotto; Joe Biden, che in precedenza aveva coordinato la posizione americana con quella tedesca, non correrà in soccorso dell’Ucraina. Ma questo non significa affatto che Kiev smetterà di battersi contro il progetto né che il gasdotto non abbia alcun problema. Permettetemi di ricordare che il Nord Stream 1 per la maggior parte del tempo opera a metà della sua capacità. Ostacoli simili verranno messi sotto le ruote del secondo “stream”. Inoltre, gli europei lo fanno da soli, senza alcuna partecipazione dell’Ucraina. C’è una lobby abbastanza potente, nella UE, che sta combattendo contro la crescente dipendenza dell’Europa dal gas russo. E non si tratta dell’Est europeo, dove solo la Polonia e gli Stati baltici si oppongono inequivocabilmente ai “flussi”, ma delle politiche sistemiche della Vecchia Europa (Francia, Germania, Paesi Bassi…) . Per loro, le proteste ucraine, ovviamente, sono di aiuto, ma hanno iniziato a combattere contro il gas russo molto prima che l’Ucraina lo facesse e la loro posizione non era in alcun modo collegata agli interessi di Kiev.

Nord Stream 2, perché vincono tutti

E dunque il gasdotto Nord Stream 2 si farà. A determinate condizioni ma si farà. I politici e i giornali ucraini gridano al tradimento, Joe Biden e Angela Merkel da grandi amici diventano mentitori e vigliacchi. Musi lunghi anche nei Paesi Baltici, in Polonia, nella Repubblica Ceca. Verrebbe da dire: è la politica, bellezza! O davvero gli ucraini credevano che gli Usa avessero investito tanto, nel 2014, per suscitare e far trionfare Maidan solo perché innamorati della nazione ucraina e dei suoi ideali? Eppure era chiaro da tempo che il vento aveva almeno in parte cambiato direzione. Dall’incontro con il famoso “assassino” Putin, Biden ha silenziato la grancassa sugli hacker russi, ha dismesso le prospettive di un rapido ingresso dell’Ucraina nella Nato e, ora, ha dato luce verde al completamento del gasdotto. Nulla di strano: se vuole regolare i conti con la Cina ha più bisogno della Russia (che sia freddina, se non proprio neutrale) che dell’Ucraina. D’altra parte, come dicono molti osservatori russi: soddisfatta o no di Biden, dove volete che vada l’Ucraina? E perché far entrare l’Ucraina nella Nato se in ogni caso fa comunque tutto ciò che la Nato chiede?

Una Bielorussia e tre misteri

Intorno alla Bielorussia, ai suoi pasticci e alle sue tragedie, s’intrecciano quelli che per me sono tre misteri assoluti, soprattutto dopo il”caso Protasevich” e il dirottamento del volo Ryanair. Primo mistero: perché Lukashenko ha scelto l’isolamento internazionale pur di mettere le mani su Roman Protsevich? Che l’Europa avrebbe reagito era scontato: una compagnia aerea irlandese, un volo tra due capitale europee (Atene e Vilnius). Inevitabile prendere provvedimenti. È stato decretato il blocco dei voli per e sulla Bielorussia, forse arriverà anche un quarto round di sanzioni. Ma qualunque provvedimento fosse stato preso, il risultato sarebbe stato quello: isolare ancor più la Bielorussia. Ne valeva la pena? Che cos’aveva di tanto importante quel fascistello di Protasevich, che viveva in esilio già da un paio d’anni, per giustificare tutto questo?

DIROTTAMENTI: IL MIO È PIU’ BELLO DEL TUO

di Maurizio Vezzosi    L’arresto di Roman Protasevich compiuto dalla Bielorussia è certamente un atto di forza, ma non dissimile da operazioni analoghe – anche più clamorose – tentate o compiute da altri Paesi nel passato recente. Se parliamo di dirottamenti, nel 2016 l’Ucraina compì un atto molto simile con un aereo di linea bielorusso (Belavia) a bordo del quale viaggiava l’oppositore di origine armena Armen Martyrosian. Altri dirottamenti nel 2014 e nel 2017 Polonia, Moldavia, Romania e Bulgaria misero in atto due operazioni simili per costringere all’atterraggio l’aereo su cui volava il direttore di Roscosmos Dmitry Rogozin (figura sanzionata dagli Stati Uniti), di fatto con le stesse modalità.

UE E VACCINI, IL PREZZO DEL SETTARISMO

di Ferghane Azihari     Al momento della stesura di questo articolo, gli israeliani hanno somministrato 112 dosi di vaccino ogni 100 persone e stanno riaprendo la maggior parte delle attività. Seguono Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Cile e Stati Uniti, che hanno rispettivamente somministrato 75, 44, 43 e 36 dosi. La Ue e la Francia sembrano proprio un buco nero tra i Paesi sviluppati, con 13 e 12 dosi. Non è necessario avere un dottorato in epidemiologia per notare il fallimento del Vecchio Continente. La campagna di vaccinazione non è un’escursione che possiamo fare al ritmo che più ci aggrada. È uno sprint che condanna i Paesi più lenti a registrare le morti biologiche, sociali ed economiche di persone che avrebbero potuto essere salvate se questa corsa fosse stata presa sul serio.

Isolamento, un culto pericoloso

di Fulvio Scaglione     Di nuovo il culto dell’isolamento? Nel giro di pochissimi giorni, fonti autorevoli (dallo stesso ministro Lavrov in giù) del ministero degli Esteri russo ci hanno fatto sapere che i rapporti con la Nato sono azzerati e quelli con l’Unione Europea anche, mentre le relazioni con il Regno Unito (ambasciatore Andrej Klin dixit) sono “politicamente morte”. Di quelle con gli Usa, ovviamente, non stiamo nemmeno a parlare. Mentre il ministro Sergey Lavrov, inaugurando la visita di tre giorni in Cina, ha recuperato il tema della dedollarizzazione che, con il nuovo Governo, nominato poco più di un anno fa, sembrava essere stato rimosso dall’agenda politica russa.

Covid, la politica contro la salute

di Fulvio Scaglione   Nei giorni scorsi si sono incrociate due interviste così diverse da diventare complementari e da rivelare la vera natura della partita sui vaccini che si gioca, su scala globale, ormai da un anno. La prima è quella di Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (il fondo sovrano dello Stato russo) che ha finanziato le ricerche e la produzione d Sputnik V, il vaccino russo contro il Covid  russo. Dmitriev ha parlato subito dopo che l’EMA (l’Agenzia europea per i Medicinali) ha annunciato ufficialmente di voler esaminare lo Sputnik V, cosa che finora non aveva mai fatto. E ha detto due cose piuttosto chiare e dure: ci auguriamo che l’esame della Ue sia improntato a criteri scientifici e non politici (ovvero: pensiamo o temiamo che non lo sarà, n.d.A.); si sappia che la Russia non fa alcuna pressione per vendere all’Europa il suo vaccino contro il Covid, abbiamo già ordinazioni importanti da parte di 44 Paesi.

AMNESTY, PERCHE’ SCARICA NAVALNY

di Fulvio Scaglione   E così, Amnesty International ritira la patente di “prigioniero di coscienza” ad Aleksey Navalny. La ragione? Le dichiarazioni apertamente razziste che il Nostro aveva sparso qua e là in passato. Il grido di dolore dei benpensanti ha percorso il pianeta ed Amnesty è stata accusata di ogni cosa, nei casi più moderati di essere in preda a confusione mentale.

CARO OCCIDENTE, GLI ANNI 90 SONO FINITI

di Fyodor Lukyanov    Negli anni Novanta, quando la Russia contemporanea risorse dalle ceneri dell’Unione Sovietica, l’Occidente era quanto di meglio ci fosse, l’unico modello accettabile. I tempi però sono cambiati, la situazione oggi è radicalmente diversa. Un buon esempio è il modo in cui la Russia ha risposto alle critiche sul “caso Navalny”. In precedenza, di fronte a situazioni simili, come quella di Yukos (un gigante petrolifero crollato e acquisito in modo fraudolento dagli oligarchi negli anni Novanta), delle Pussy Riot o qualsiasi altra, Mosca cercava di giustificare le proprie azioni usando le stesse argomentazioni e gli stessi principi dei suoi critici occidentali, anche anche se a volte i funzionari russi erano troppo duri ed emotivi. Adesso è diverso. I commenti critici dell’Occidente vengono ignorati o ridicolizzati. La Russia è cambiata, e la spiegazione di questo va cercata nel mutamento dell’equilibrio globale.