Press "Enter" to skip to content

Posts tagged as “usa”

RUSSIA 9/5: I GIOVANI E I LORO VALORI

di Luigi De Biase     A pochi giorni dalle celebrazioni del 9 Maggio, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha deciso di fornire il suo contributo alla dottrina nazionale del patriottismo parlando a lungo con l’agenzia di stampa Ria Novosti. In quella occasione ha cercato di chiarire l’opinione sua e di buona parte dell’establishment politico su un punto importante per la vita quotidiana di milioni di concittadini: il rapporto fra i russi e l’Occidente. Chi ritiene fondamentale assumere i valori degli Stati Uniti, ha detto Lavrov, dovrebbe tenere a mente prima di tutto la storica formula del presidente americano Kennedy secondo cui non bisogna pensare a quel che il Paese può fare per l’individuo, ma piuttosto a quel che l’individuo può fare per il Paese.

RUSSIA 9/5: LE CIFRE DELLA TRAGEDIA

I combattimenti della Grande Guerra Patriottica, destinati a durare 1.418 giorni, cominciarono il 22 giugno alle 4 del mattino. L’URSS era stata attaccata da un esercito tedesco ben addestrato ed enorme: 190 divisioni, più di 4 mila carri armati, 47 mila cannoni e mortai, 4.500 aerei, 200 navi, più di 5 milioni di uomini. Il primo colpo all’alba fu sferrato dagli aerei tedeschi. Centinaia di bombardieri tedeschi invasero lo spazio aereo sovietico. Furono colpiti per primi gli aeroporti, le concentrazioni di truppe nei distretti di confine, i nodi ferroviari, le linee di comunicazione e gli impianti industriali, nonché le grandi città. Il primissimo giorno dei combattimenti, i nazisti distrussero 1.200 aerei sovietici, oltre 800 dei quali negli aeroporti. Ecco le altre cifre.

VISTO DA MOSCA: AMICI DELLA CINA, NON ALLEATI

di Vladimir Vinokurov    Nella comunità internazionale degli esperti di geopolitica è molto cresciuto l’interesse per il riavvicinamento tra Cina e Russia. La discussione è iniziata con il ministero della Difesa giapponese, che ha pubblicato il suo Libro Bianco della Difesa nell’estate del 2020. In esso si dice che i ministeri degli Esteri di entrambi i Paesi rifiutano l’idea di una “alleanza militare”. Ma anche che, visto il rafforzamento dell’interazione tra i due Stati, è necessario monitorare lo sviluppo della cooperazione russo-cinese. Nel marzo del 2021, il segretario di Stato americano Anthony Blinken, in una riunione dei ministri degli esteri della NATO, ha chiesto una partnership “nell’area delle nostre preoccupazioni su Russia e Cina”. Poco dopo l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Josep Borrell ha accusato Mosca e Pechino di usare un linguaggio molto simile quando parlano dell’Occidente e degli Stati Uniti. A loro volta gli analisti dell’Atlantic Council, in un recente rapporto, The China Plan: A Transatlantic Blueprint for Strategic Competition, notano che le relazioni militari tra Cina e Russia potrebbero rappresentare un grave problema per la NATO. Finora gli esperti hanno escluso la possibilità di un’alleanza militare ufficiale. Ma entrambi i Paesi, a loro avviso, non sono contrari a speculare su una simile prospettiva.

Diplomatici e spie, l’Italia e gli ultras

di Fulvio Scaglione     A pensar male si fa peccato ecc. ecc. Comunque sia, quando i nostri servizi segreti pescarono il capitano di fregata Walter Biot che passava carte riservate o segrete ai due ufficiali russi accrediti presso l’Ambasciata di Roma, molti si chiesero perché a quel caso di spionaggio fosse dato tutto il risalto mediatico che ricordiamo. Nomi dei protagonisti subito passati ai giornali,  familiari intervistati come in qualunque caso di cronaca nera o di corna da periodici gossippari,  miriadi di esperti a spiegare come di  colpo l’Italia fosse al centro delle trame russe, accorati e ben orchestrati anatemi su Dimitrij Ostroukhov e Aleksey Nemudrov, i due diplomatici russi pescati con le mani nella marmellata e giustamente espulsi. Queste faccende, di solito, vengono spicciate per vie riservate, senza troppa pubblicità. Con Biot e soci tutto il contrario. Perché?

UCRAINA: LA GUERRA INCOMBE, ECCO COME SARA’

di Stefano Orsi      Con l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Joe Biden, l’orologio della storia è tornato indietro di quattro anni. Siamo allo stesso punto in cui ci saremmo trovati con Hillary Clinton come Presidente e nei medesimi teatri bellici. Solo che con l’elezione di Donald Trump, la Russia ha avuto quattro anni per prepararsi alle intenzioni manifeste degli USA: arrivare inevitabilmente e a ogni costo a un conflitto per riportare la Russia al loro modello ideale, uno Stato diviso e frammentato senza alcuna valida guida, come loro avevano progettato negli anni Novanta di Boris EltsinTrump non è stato un Presidente incline alla guerra, Biden invece lo è e lo era anche come vice di un altro guerrafondaio, Barack ObamaDal mese di dicembre quindi abbiamo assistito ai preparativi della Russia, di tutti i suoi sistemi difensivi e offensivi, su tutto il territorio del Paese. Sapevano bene che cosa sarebbe arrivato assieme al “Sonnacchioso Joe”.

EUROPA ALLA CANNA DEL GAS… RUSSO

di Giuseppe Gagliano     L’Agenzia di stampa russa Tass ha sottolineato alcuni dati di grande rilievo relativi alle importazioni europee di gas russo e, in particolar modo, relativi alla multinazionale russa Gazprom. In primo luogo, nel primo trimestre del 2021 l’Europa ha importato 65 miliardi di metri cubi di gas, un dato questo altissimo rispetto al passato, dovuto all’abbassamento delle temperature di gran parte dei Paesi europei. Infatti, proprio a seguito del fenomeno meteorologico, la multinazionale russa ha implementato le forniture di gas al 32% per la Germania, al 77% per la Francia e per il nostro Paese fino al 100% a dimostrazione di quanto sia rilevante per l’Italia il legame con la Russia in un settore così delicato e strategico qual è quello energetico.

PRONTO, MI PASSA L’ ASSASSINO?

Ieri, su Facebook, ho pubblicato questo post: “Credo di intuirne le ragioni vere, quelle poco esibite. Ma la strategia di “Putin è un assassino” o “Erdogan è un dittatore” pare buona soprattutto per i gonzi. A che serve? Dubito che Erdogan e Putin stiano svegli la notte a chiedersi perché Draghi e Biden non gli vogliano bene. Poi, certo, a Putin dai dell’assassino ma ti ritrovi a sperare che non invada l’Ucraina, a Erdogan dai del dittatore e speri che non ci prenda un’altra volta a calci in bocca in Libia. Conviene? Infine. Dici che Putin è un assassino ma ti abbracci con George Bush Jr., che mentì al mondo per invadere l’Iraq e far morire centinaia di migliaia di persone. Dai del dittatore a Erdogan e nelle stesse ore consegni (in cambio di quattrini sonanti e diritti di sfruttamento dei giacimenti del gas) una seconda fregata al presidente egiziano Al-Sisi, che non pare più tenero del Rais di Ankara. Farai così anche con Xi Jinping e con Mohammed bin-Salman? O davvero siamo ancora lì con la storiella che il nostro puzzone va bene e contribuisce al sol dell’avvenire mentre quello altrui fa schifo? Che noi difendiamo i valori? Arridatece la Realpolitik, quella cinica e terra terra, faccio questo perché mi conviene. Perché quest’altra Politik non è meno Real ma molto più ipocrita”.

DAGLI USA: BIDEN, ATTENTO CON L’ UCRAINA

di Ted Galen Carpenter       L’amministrazione Biden sta facendo di tutto per assicurare al Governo ucraino che gli Stati Uniti e la NATO sono pronti a spallaggiare Kiev nel confronto crescente con i separatisti sostenuti dalla Russia e con la stessa Russia. Un comunicato stampa della Casa Bianca del 2 aprile ha confermato che nella sua telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Joe Biden “ha ribadito il fermo sostegno degli Stati Uniti alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione russa nel Donbas e in Crimea”. Altri esponenti di alto livello dell’Amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Lloyd Austin e il Segretario di Stato Antony Blinken, hanno fatto lo stesso.

FARøER, UN AVAMPOSTO NAVALE USA?

C’è una certa preoccupazione, a Mosca, per le mosse degli Stati Uniti che riguardano le Isole Farøer, il piccolo arcipelago di 18 isole e 52 mila abitanti che, con la Danimarca e l’Islanda, è uno degli elementi costitutivi del Regno di Danimarca. Le isole, che si trovano quasi esattamente a metà strada tra Scozia e Islanda, hanno una posizione strategica nel Nord Atlantico: non a caso nel 1940 furono occupate dagli inglesi, in risposta all’occupazione della Danimarca da parte degli eserciti della Germania nazista. Ora gli esperti della Difesa russi temono che gli Usa vogliano trasformarle in uno hub navale di contrasto della flotta sottomarina di Mosca.