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AZERBAIGIAN, ARMENIA E GEORGIA, FRONTE DEL CAUCASO

di Giuseppe Gagliano – Secondo un’analisi del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, un think-tank con sede a Washington, la propaganda russa sta cercando di intensificare il sentimento anti-occidentale nel Caucaso meridionale, in particolare in Armenia, Georgia e Azerbaigian. Il loro messaggio principale è che un maggiore avvicinamento alla regione verso gli Stati Uniti e l’Unione Europea potrebbe portare a nuovi conflitti bellici.

Il policy brief esamina le tecniche di disinformazione applicate dai russi in Armenia, Azerbaigian e Georgia nel 2023, evidenziando come queste azioni mirino a indebolire il sostegno per l’Ucraina e a dividere le società interne, aumentando l’influenza russa nella regione. In particolare, in Armenia, la propaganda russa ha attaccato il primo ministro Nikol Pashinyan, etichettandolo come traditore a causa del suo tentativo di allontanarsi dalla Russia e avvicinarsi all’Occidente dopo la sconfitta del Paese nella guerra del Nagorno-Karabakh. Queste narrazioni hanno contribuito ad accrescere la tensione interna, spingendo verso una maggiore instabilità politica.
In Georgia, il rapporto mette in evidenza come il governo del partito Sogno Georgiano abbia stretto i rapporti con la Russia, sia politicamente sia economicamente, facilitando così la diffusione di propaganda antiamericana. In particolare, è stata propagata la falsa affermazione che l’USAID stesse finanziando un tentativo di colpo di Stato, nonostante le smentite ufficiali da parte dell’ambasciata statunitense che hanno evidenziato l’assenza di prove a sostegno di tali affermazioni.
L’Azerbaigian, avvicinatosi alla Russia dall’inizio del conflitto in Ucraina, ha amplificato le affermazioni su presunti piani sovversivi dell’USAID nella regione, con numerosi report che accusano l’agenzia di sostenere attività antigovernative. Il Digital Forensic Research Lab ha notato una sorprendente somiglianza tra i testi utilizzati da diversi media azeri per diffondere queste accuse, suggerendo un coordinamento nella disinformazione.Questo studio sottolinea l’uso della guerra informativa da parte della Russia per influenzare le dinamiche politiche nel Caucaso meridionale, con l’obiettivo di erodere le relazioni tra queste nazioni e l’Occidente.
di Giuseppe Gagliano
presidente del Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis (CESTUDEC)

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