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RUSSIA E ARMENIA, IL GIOCO DELLE PARTI

di Pietro Pinter       Il 5 maggio, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha annunciato alla stampa che le proteste contro il premier Nikol Pashinyan, in corso in Armenia, sono una questione interna in cui la Russia non ha intenzione di intervenire. In Armenia le proteste dell’opposizione sono state accese nuovamente dalla questione del Nagorno-Karabakh, dopo che sono circolate indiscrezioni sulla presunta intenzione del Governo di “cedere” ufficialmente il Nagorno-Karabakh (o parte di esso) all’Azerbaijan. Indiscrezioni innescate da un discorso in Parlamento dello stesso Pashinyan, in cui il premier armeno diceva che la “comunità internazionale” è pronta a sostenere l’Armenia se questa “abbasserà la sbarra” delle sue richieste e riconoscerà “l’integrità territoriale dell’Azerbaijan”. Un linguaggio che lasciava aperte molte interpretazioni.

Non è la prima volta che l’opposizione cerca di far dimettere Pashinyan, da quando l’Armenia è stata sconfitta in modo piuttosto umiliante dall’attacco azero in Nagorno-Karabakh, nel 2020. Ma fin’ora, nessuno di questi tentativi ha avuto successo. La postura “attendista” della Russia rispetto a questa ondata di proteste rimarca la strategia nei confronti di Pashinyan – e il complesso rapporto tra i due Paesi – dalla presa del potere di quest’ultimo nel 2018. Mosca vedrebbe senza dubbio una vittoria dell’opposizione (nelle urne o nelle piazze) come uno sviluppo positivo. Pashinyan “nasce” da un movimento (seppur moderatamente) filo-occidentale, sostenuto dalla solita macchina politico-economico-mediatica delle rivoluzioni colorate nell’est Europa dagli anni Novanta ad oggi. La sua opposizione, invece, ha un carattere spiccatamente filorusso, e vuole l’entrata dell’Armenia nello Stato di Unione tra Russia e Bielorussia. 

Sia Putin sia Pashinyan, però, nonostante questo, si guardano bene dal ritenersi e dichiararsi degli avversari o dei nemici. Il primo non ha intenzione di lasciare l’Armenia – membro di tutte le organizzazioni regionali promosse da Mosca, incluso il CSTO – in mano alla NATO a causa di un’antipatia politica. Almeno esteriormente, continua a riaffermare l’amicizia tra i due Paesi e anche con lo stesso Pashinyan, ricevendolo al Cremlino con tutti gli onori e sostenendo l’Armenia nella disputa con l’Azerbaijan. L’Armenia, d’altronde, è un argine fondamentale all’influenza turca nel Caucaso, e un ponte attraverso il quale la Russia può proiettarsi verso il Medio Oriente. 

Pashinian, a sua volta, nonostante i tentativi di avvicinare gradualmente l’Armenia al blocco filo-americano, è ben conscio del fatto che l’unica cosa che separa il Paese da una disfatta totale per mano dell’Azerbaijan – in Nagorno-Karabakh e oltre – è proprio la protezione del Cremlino, e fa di tutto per mostrarsi un partner affidabile di Mosca (pur non essendolo), guidando ad esempio l’intervento del CSTO in Kazakhstan. La posizione precaria di Yerevan, a sua volta, è ben chiara a Putin, che infatti agì senza nessuna fretta nell’imporre un cessate-il-fuoco e ad inserire la sua forza di peacekeeping in Nagorno-Karabakh, come a voler mandare un messaggio: se al governo non ci fosse Pashinyan, la Russia potrebbe fare molto di più.

Putin e Pashinyan non si piacciono. Sono avversari politici ma sono obbligati dalla geopolitica ad andare d’accordo, a collaborare. E’ per questo che il Cremlino non si schiera apertamente in proteste il cui successo andrebbe sicuramente a suo vantaggio, è per questo che non definisce il governo di Pashinyan una “banda di nazisti e drogati”, o che non si comporta come Washington, Londra e Bruxelles ogniqualvolta avviene una “rivoluzione colorata” in loro favore, supportando l’opposizione senza mezzi termini. Perché se l’opposizione fallisse, i ponti con Pashinyan sarebbero bruciati. Quindi i due leader – di Paesi storicamente amici e in simbiosi l’uno con l’altro – continueranno a prendere amorevolmente il tè insieme, finché saranno entrambi al potere.

di Pietro Pinter

fondatore e curatore del canale Telegram Inimicizie

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One Comment

  1. carlo geneletti carlo geneletti 26 Maggio 2022

    bravo, bell’articolo, informativo e ben scritto.

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