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REFERENDUM, L’ARMA TOTALE DEL CREMLINO

Chi temeva che dal discorso di Vladimir Putin uscisse una dichiarazione ufficiale di guerra all’Ucraina, ora deve preoccuparsi ancora di più. Non per la mobilitazione parziale annunciata dal Presidente e quantificata in 300 mila uomini (“Con concreta esperienza militare e secondo le specializzazioni richieste dai comandi delle forze armate”) dal ministro della Difesa Shoigu, ma per la decisione di cui questa mobilitazione è solo la conseguenza. Ovvero, la decisione di far svolgere nella Repubblica di Donetsk, in quella di Lugansk e nei territori “liberati” delle regioni di Kherson e Zaporozhye i referendum per l’annessione alla Russia.

L’esito di questi referendum è scontato. Nel Donbass che da dieci anni combatte per la secessione, e nel Sud dell’Ucraina controllato dai russi, i votanti chiederanno l’annessione alla Russia, che prontamente la concederà. Quindi, dal punto di vista di Mosca, questi territori diventeranno Russia a tutti gli effetti. E Putin ha detto chiaro e tondo che “la Russia, quando sente minacciata la propria identità territoriale, ricorre a tutti i mezzi di cui dispone per difenderla. E questo non è un bluff”. Tradotto: se l’Ucraina attaccherà quella nuova parte di Russia (e Putin non a caso ha parlato della “grande Russia storica”), o peggio ancora attaccherà con un appoggio diretto e più esplicito dei Paesi occidentali, siamo pronti a usare le armi atomiche tattiche.

È l’esito drammatico di una crisi in cui tutti i protagonisti hanno giocato al “tanto peggio tanto meglio”. Gli Usa hanno fomentato per lunghi anni il conflitto, come hanno fatto in ogni parte del mondo (dal Caucaso al Medio Oriente) in cui i loro interessi non fossero sufficientemente garantiti. La UE, e in primo luogo Francia e Germania che erano i garanti agli Accordi di Minsk, ha assistito ignava all’incancrenirsi del conflitto nel Donbass, che è diventato di colpo Europa solo dopo l’invasione russa. Il Cremlino si è tuffato in una guerra da cui la Russia, anche se affermasse la propria autorità su una parte consistente dell’Ucraina, non può trarre reali vantaggi. L’Ucraina non ha mai avuto una seria intenzione di affrontare e risolvere il problema del Donbass senza ricorrere all’uso della forza.

Il risultato è questo. Una minaccia di guerra atomica in un mondo già minacciato da una delle crisi economiche più profonde di sempre. In giro, nessuno. Nessuno che abbia un’idea solida di come uscire da questo vicolo cieco. E, quel che è peggio, nessuno che sembri intenzionato a provarci.

Fulvio Scaglione

 

 

 

 

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One Comment

  1. Giovanni Uguccioni Giovanni Uguccioni 22 Settembre 2022

    Giuste osservazioni.Spero che il nuovo governo abbia la forza di far tornare l’Italia negoziatore di pace senza schierarsi ma cercando di capire le ragioni delle parti per cercare una soluzione

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