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Posts tagged as “guerra”

RUSSIA, LE FORME DELLA GUERRA

di Pietro Pinter     “WOLLT IHR DEN TOTALEN KRIEG?”. Queste parole furono pronunciate dal ministro della  Propaganda del Reich, Joseph Goebbels, nel celeberrimo discorso dello Sportpalast. Siamo nel 1943, e ormai da un anno le sorti della seconda guerra mondiale stanno volgendo a  sfavore delle potenze dell’Asse. I sovietici hanno contrattaccato a Stalingrado, mettendo fine  all’offensiva tedesca che sembrava inarrestabile. Nel pacifico, gli USA si sono ripresi dalle batoste iniziali sconfiggendo la flotta imperiale giapponese alle Midway, per poi riconquistare  faticosamente Guadalcanal. In Nord Africa, con l’Operazione Torch, viene preso il controllo dei  possedimenti africani della Francia di Vichy. Ci si prepara allo sbarco nel continente che avverrà di  lì a pochi mesi. Per la prima volta, con quel discorso, i vertici del Terzo Reich ammettono davanti al popolo tedesco la realtà delle cose, e lo fanno per chiedere un cambio di passo, un maggiore impegno da parte dei tedeschi nel sostenere la causa bellica. Chiedono loro la guerra totale (e la avranno). 

REFERENDUM, L’ARMA TOTALE DEL CREMLINO

Chi temeva che dal discorso di Vladimir Putin uscisse una dichiarazione ufficiale di guerra all’Ucraina, ora deve preoccuparsi ancora di più. Non per la mobilitazione parziale annunciata dal Presidente e quantificata in 300 mila uomini (“Con concreta esperienza militare e secondo le specializzazioni richieste dai comandi delle forze armate”) dal ministro della Difesa Shoigu, ma per la decisione di cui questa mobilitazione è solo la conseguenza. Ovvero, la decisione di far svolgere nella Repubblica di Donetsk, in quella di Lugansk e nei territori “liberati” delle regioni di Kherson e Zaporozhye i referendum per l’annessione alla Russia.

QUALCUNO PIU’ A DESTRA DI PUTIN

Della sanguinosa sconfitta che le truppe russe hanno subito sul campo di battaglia nella regione di Khar’kiv non sono ancora chiare le dimensioni (l’avanzata ucraina procede, i russi per ora non sono riusciti a stabilizzare il fronte) ma la sostanza sì: era la prima vera grande battaglia campale e i russi l’hanno persa. Ed è già certo l’effetto: la clamorosa delegittimazione di un’intera classe dirigente, in un processo che dal basso risale fino al Cremlino e investe lo stesso Vladimir Putin.

GUERRA IN RETE, VINCE L’UCRAINA

Non c’è mai voluto molto per farsi dare, con disprezzo, del “putiniano”. A me è bastato scrivere, in anni passati, che Vladimir Putin godeva in patria di un consenso reale (oltre, ovviamente, a quello costruito dal sistema), cosa che era lapalissiana già allora ma che col tempo è apparsa evidente. E che la Russia, nel confronto con l’Occidente e con gli Usa in particolare, aveva dei torti ma non tutti i torti. Ovviamente con il 24 febbraio tutto è cambiato. Ma l’ossessione per i putiniani, per la propaganda del Cremlino, per l’azione di quinte, seste e settime colonne della causa russa no. Anzi, è cresciuta in misura esponenziale. La cosa non cessa di stupirmi. Tutta la stampa nazionale e internazionale è compattamente schierata con l’Ucraina. Idem per le Tv, statali o private. La Rete: sono su Twitter e cerco di seguire il più possibile, ma la proporzione dei tweet che visualizzo è di uno a dieci almeno. Uno filorusso per dieci filoucraini.

SE PUTIN CI GUARDA NEGLI OCCHI

di Marco Bordoni     “Russia, dove stai volando, dà una risposta! Non dà risposta.” diceva a suo tempo Gogol. Non è proprio così. La risposta la dà eccome. Certo, non è una risposta che ci piace, quella di Putin. Ma il fatto che non siamo disponibili a considerarla seriamente non la rende meno chiara. Capire le intenzioni dei Russi è facile. Basta ascoltarli ed osservarli con attenzione. “Sappiamo che la disintegrazione del nostro stato è una possibilità e ne stiamo discutendo apertamente”, dice Sergej Karaganov, presidente del Consiglio di Difesa e Politica estera russo, e prosegue: “gli obiettivi [dei nostri avversari] sono cambiati: prima erano la deterrenza e il contenimento, ora il collasso della Federazione”. Il primo dato è, quindi, che le elite russe sono consapevoli della natura esistenziale dello scontro in atto.

IL RAPPORTO AMNESTY E I TRE PORCELLINI

Il rapporto di Amnesty International che ha fatto tanto infuriare i trinariciuti nostrani alla fin fine è un quasi banale esercizio di giornalismo, quel giornalismo che così tanto manca alla narrazione della guerra nata dall’invasione russa dell’Ucraina. A differenza di quanto sostiene il presidente Zelensky, nel Rapporto non c’è alcun tentativo di “spostare le responsabilità” né di mettere sullo stesso piano in contendenti. Nel Rapporto, per esempio, si parla esplicitamente dell’uso di bombe a grappolo (vietate dal diritto internazionale) da parte della Russia, ed è solo un esempio.

ZELENSKY, ADDIO AL CERCHIO MAGICO

“Ho decido di rimuovere dall’incarico il procuratore generale (Iryna Venediktova, n.d.r.) e il capo del servizio di sicurezza SBU (Igor Bakanov, n.d.r.) dell’Ucraina. Fino a oggi sono stati registrati 651 procedimenti penali per alto tradimento a carico di collaboratori della Procura degli organismi d’indagine e di altre forze dell’ordine. In 198 casi le persone interessate sono state raggiunte da un avviso di garanzia. In particolare, 60 collaboratori della Procura e dell’SBU sono rimasti nei territori occupati e lavorano contro il nostro Stato”. Quindi è questa, nelle parole dello stesso presidente Zelensky, la colpa che la Venediktova e Bakanov devono scontare. I due sono ora nel limbo, tra l’accusa di incapacità e quella di complicità in tradimento.

LITUANIA E ZELENSKY DECIDONO TUTTO? ANCHE NO

Nel frenetico scambio di lettere tra la Commissione Europea e il Governo della Lituania, l’ultima proposta pare sia questa: la Ue farebbe un’eccezione alle sanzioni e permetterebbe alla Russia di continuare a rifornire l’exclave di Kaliningrad attraverso i 90 chilometri di territorio lituano tra la Bielorussia e, appunto, Kaliningrad, a patto che la Russia non aumenti il volume delle merci attualmente trasportate verso l’exclave. L’idea è che evitare, in questo modo, che il porto di Kaliningrad diventi lo strumento del Cremlino per importare ed esportare e alleviare il peso della guerra economica decretata da Usa e Ue. Il timore è invece che la Russia a un certo punto si stufi e, d’accordo con la Bielorussia, occupi il cosiddetto “corridoio di Suwalki”, interrompendo il confine di terra dei Paesi Baltici con il resto d’Europa e mettendo la Nato, nell’ipotesi più estrema, nella condizione di scegliere (per dirla brutalmente) se affrontare una guerra mondiale per difendere la Lituania (6 milioni di abitanti).

PERCHE’ L’UCRAINA STA PERDENDO LA GUERRA

di Stefano Orsi      Negli otto anni che hanno preceduto la “operazione militare speciale” della Russia in Ucraina, le potenze occidentali, soprattutto USA e Regno Unito per il tramite  di Polonia e Repubbliche Baltiche, hanno finanziato la ricostruzione dell’esercito ucraino, che aveva dato pessima prova di sé nella guerra con le Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Il processo di formazione del nerbo di un esercito e la preparazione di sottufficiali e ufficiali è stato guidato da gruppi della NATO nell’Ovest del Paese, presso le basi della regione di Leopoli, dove facevano presenza fissa formatori e addestratori occidentali. I fondi necessari per la ricostruzione dell’apparato militare sono stati trovati tramite la UE, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e con erogazioni dirette da parte degli USA. Per ammissione del segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, le forniture militari erano iniziate ben prima dell’escalation militare di fine febbraio.

 

LISTE DI PUTINIANI E VERI PROBLEMI

Chiedo scusa a tutti quelli coinvolti ma le varie e ormai famose “liste dei putiniani”, al netto delle miserie giornalistiche, sono una vera fregnaccia. Ci sono, per quanto riguarda l’informazione e la propaganda, problemi ben più seri di cui occuparsi. Faccio una premessa personale: ho scritto spesso, fino alla vigilia dell’invasione russa in Ucraina, che non ci sarebbe stata alcuna guerra. Era l’epoca in cui moltissimi, me appunto incluso, pensavano (io ancora lo penso) che una guerra sarebbe stata (anche) contro gli interessi della Russia e che per questo un leader razionale e cinico come Vladimir Putin non l’avrebbe intrapresa.  Lo scrivevo in settimane in cui a dirlo e ripeterlo, oltre a tantissimi ucraini e russi, c’erano anche osservatori più o meno insigni e, per fare solo un paio di nomi, leader politici come Macron (“Non ci sarà alcuna escalation militare”, disse il presidente francese dopo la visita a Mosca) e Volodymyr Zelensky. Previsione sbagliatissima, come si vede.