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Posts tagged as “trump”

KIEV NON E’ KABUL, PERO’…

di Joel Wasserman     Ci sono molte persone alle frontiere della libertà che guardano le orribili immagini dall’Afghanistan e si chiedono quanta fiducia possono avere nella partnership dell’America con il loro Paese. Questa preoccupazione non è irragionevole per gli ucraini: è diventato dolorosamente chiaro che l’Ucraina non è una causa per la quale i principali partner occidentali sono disposti a pagare un costo elevato. A Kiev, però, possono essere fiduciosi: non dovranno affrontare lo stesso orribile destino. C’è una differenza drammatica nella natura del sostegno militare e politico dell’America ai due Paesi e nel fatto che l’Ucraina si difende con il proprio sangue e soprattutto con i propri proiettili. Tuttavia, la distinzione più importante tra Afghanistan e Ucraina è probabilmente che mentre il Governo afghano ha passato decenni a credere che gli Stati Uniti e l’Occidente non avrebbero mai permesso ai talebani di tornare, l’attuale Governo ucraino sembra preparare l’Ucraina alla realtà dei limiti del sostegno occidentale.

SANZIONI, QUELLE DI BIDEN NON MORDONO

di Ivan Tkacëv    Il 18 marzo 2021 sono entrate in vigore nuove sanzioni americane a causa dell’avvelenamento del leader dell’opposizione Aleksey Navalny con l’uso, come credono i Governi occidentali, della sostanza militare Novichok, bandita a livello internazionale. Le sanzioni di varie agenzie, tra cui il Dipartimento di Stato e il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, sono state annunciate il 2 marzo per entrare in vigore dopo quindici giorni, come di norma. Il ministero degli Esteri russo ha definito le azioni degli Stati Uniti un tentativo di interferire negli affari interni, usando come pretesto “la deliberata provocazione di un presunto avvelenamento di Navalny con una sorta di stanza chimica militare”.

LA RUSSIA HA TROPPI PROBLEMI PER OCCUPARSI DI BIDEN

di Fyodor Lukyanov – Il “sì” di Joe Biden alla domanda di un intervistatore sul fatto che Vladimir Putin sia un assassino suona oltraggioso anche sullo sfondo dei pessimi rapporti tra Washington e Mosca, che sono in caduta libera da molto tempo. Quella risposta è stata accolta con un’ampia gamma di reazioni in Russia. Alcuni dicono che il presidente americano non è del tutto in grado di capire le domande che gli vengono poste, mentre altri suggeriscono che sia stato Biden a dichiarare guerra a Putin.

ATLANTIC COUNCIL: BIDEN SVEGLIA, BASTA SANZIONI

di Emma Ashford e Matthew Burrows    Il 17 gennaio, appena tre giorni prima dell’insediamento del presidente Joe Biden, Aleksei Navalny è tornato a Mosca dalla Germania, dove stava ricevendo cure mediche a seguito di un fallito tentativo di omicidio da parte del Cremlino. Entro una settimana dal suo ritorno, il noto dissidente è stato arrestato, processato e mandato in prigione. L’amministrazione Biden ha promesso sia di sostenere i diritti umani sia di impegnarsi con gli avversari per promuovere gli interessi americani. Ha mantenuto la prima di queste promesse il 2 marzo, quando ha emesso nuove sanzioni contro società e individui russi legati all’avvelenamento di Navalny.

USA, CHE COSA AVETE DA OFFRIRE ALLA RUSSIA?

di Vladimir Badmaev     Per molto tempo, l’egemonia mondiale della Gran Bretagna si è basata su una potente flotta e sul principio di “divide et impera” esercitato sui suoi avversari sul Continente. Ma, ovviamente, l’economia rimaneva la sua arma principale. Dopo che il Regno Unito si era trasformato nel laboratorio e nella bottega del mondo, per qualunque altro Paese litigare con Londra era diventato un affare costoso e dalle conseguenze assai sgradevoli. Nel Ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di Paese egemone e di principale potenza economica del pianeta. E i metodi usati dagli Usa per preservare il dominio globale sono stati gli stessi un tempo usati dall’ex padrona dei mari: perché cambiare ciò che funziona? Ma il tempo passa e oggi, inaspettatamente, è la Cina la grande officina del mondo, anche se Washington continua a considerarsi la potenza egemone. Proprio nella fase in cui il mondo occidentale ha deciso di sbarazzarsi della propria industria per avviare la cosiddetta transizione verso una sorta di società dell’informazione postindustriale. Ma gli eventi degli ultimi anni hanno dimostrato che è impossibile mangiare informazioni e che le automobili non escono dai computer.

PERCHE’ IL COVID NON RIAVVICINA RUSSIA E UE

di Aleksander Baunov    Per molti anni si è pensato che se gli Stati Uniti si fossero allontanati dalla loro alleanza con l’Europa, ciò avrebbe portato l’Europa a riavvicinarsi alla Russia. Sembrava uno scenario puramente ipotetico. Poi Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti e la teoria è stata messa alla prova. Il nazionalismo di Trump, il suo scetticismo sull’euro e la NATO, il suo sostegno alla Brexit e il ritiro unilaterale da accordi che invece erano apprezzati dai Paesi Ue – come quello di Parigi sul cambiamento climatico e quello sul nucleare iraniano – crearono rapidamente una frattura tra Europa e Stati Uniti. La pandemia e il comportamento di Trump durante le elezioni presidenziali del 2020 hanno solo peggiorato le cose. Per la prima volta in oltre mezzo secolo, l’Europa è stata costretta a prendere le distanze dalla leadership degli Stati Uniti.

PARLER, LA CHAT DI TRUMP PARLA RUSSO

Jon Matze, amministratore delegato e co-fondatore del servizio di instant messaging Parler, è stato licenziato dal consiglio di amministrazione, a sua volta presieduto da Rebekah Mercer, imprenditrice molto vicina al Partito repubblicano. La motivazione ufficiale è quella tipica in questi casi: divergenze sullo sviluppo del prodotto. Pare però che il contrasto più serio sia avvenuto sul modo di moderare i contenuti. Ricordiamo che Parler, diventato il rifugio della destra trumpiana dopo che il Presidente era stato “espulso” dai social network tradizionali, era stato poi boicottato da Amazon (che aveva disabilitato i server che lo ospitavano) come da Apple e Google, che avevano eliminato la app del social network dai loro store. A Parler, inoltre, veniva rimproverato di essere servito da strumento organizzativo a molti dei gruppi che, il 6 gennaio scorso, avevano dato l’assalto al Campidoglio di Washington.

GAS RUSSO, DIVERSIFICARE CONVIENE ALL’EUROPA?

di Fulvio Scaglione – E così Joe Biden ha invitato Svetlana Tikhanovskaja, la dissidente bielorussa che dall’esilio in Lituania si è autoproclamata vincitrice delle elezioni presidenziali e unica rappresentante del proprio Paese, alla cerimonia con cui, il 20 gennaio, farà l’ingresso alla Casa Bianca da Presidente. La cosa ha importanza soprattutto per ciò che fa presagire. Ovvero, una rinnovata pressione sulla Russia all’interno del cosiddetto “vicino estero”, quello che il Cremlino vorrebbe conservare come spazio riservato di influenza. Non è che la presidenza Trump, tra sanzioni crescenti e operazioni Nato ai confini, sia stata tenera con il Cremlino. Ma è facile prevedere che l’agenda clintobamiana di Biden punterà molto su diritti civili e democrazia per mettere in difficoltà la Russia, già descritta come “la più grande minaccia” alla sicurezza degli Stati Uniti. Altrettanto facile è prevedere l’altro pedale che la nuova amministrazione americana si troverà a pigiare, con l’aiuto di un consistente pacchetto di Stati della Ue: il gas russo, le forniture energetiche dalla Russia all’Europa.

NORD STREAM 2, SE LA RUSSIA SE NE VA…

di Fjodor Lukjanov – Quando si tratta di grandi progetti energetici da sviluppare in cooperazione tra la Russia e il resto d’Europa, la componente commerciale dell’impresa viene sempre oscurata dalle preoccupazioni geopolitiche. Nel 1981, l’amministrazione Reagan impose sanzioni all’Unione Sovietica per impedirle di costruire il principale gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhgorod, progettato per trasportare il gas russo verso l’Europa occidentale. Quarant’anni dopo la storia si ripete, poiché sia ​​il Congresso sia la Casa Bianca si sono impegnati a impedire il completamento del gasdotto Nord Stream 2.