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KIEV NON E’ KABUL, PERO’…

di Joel Wasserman     Ci sono molte persone alle frontiere della libertà che guardano le orribili immagini dall’Afghanistan e si chiedono quanta fiducia possono avere nella partnership dell’America con il loro Paese. Questa preoccupazione non è irragionevole per gli ucraini: è diventato dolorosamente chiaro che l’Ucraina non è una causa per la quale i principali partner occidentali sono disposti a pagare un costo elevato. A Kiev, però, possono essere fiduciosi: non dovranno affrontare lo stesso orribile destino. C’è una differenza drammatica nella natura del sostegno militare e politico dell’America ai due Paesi e nel fatto che l’Ucraina si difende con il proprio sangue e soprattutto con i propri proiettili. Tuttavia, la distinzione più importante tra Afghanistan e Ucraina è probabilmente che mentre il Governo afghano ha passato decenni a credere che gli Stati Uniti e l’Occidente non avrebbero mai permesso ai talebani di tornare, l’attuale Governo ucraino sembra preparare l’Ucraina alla realtà dei limiti del sostegno occidentale.


Il presidente Volodymyr Zelensky è entrato in carica dovendo affrontare una lunga lista di scoraggianti sfide di politica estera. Nonostante le chiamate di congratulazioni arrivate dall’estero a Kiev, non tutto è andato bene nelle relazioni dell’Ucraina con i suoi quattro alleati chiave. La Gran Bretagna stava uscendo dall’UE e stava rinunciando a far sentire la propria voce nell’Unione. Il presidente francese Emmanuel Macron stava rispondendo all’ostilità dell’amministrazione Trump nei confronti della NATO articolando una visione della sicurezza europea che non si basava sulla fiducia degli americani, ma richiedeva un modus vivendi con la Russia. Si sapeva che Angela Merkel, che era stata fondamentale per tenere insieme il regime di sanzioni dell’UE contro la Russia, stava per uscire di scena. Poi, solo cinque giorni dopo che il suo partito aveva ricevuto uno storico mandato per governare, Zelensky ha ricevuto la famigerata telefonata del presidente Trump dove ha appreso che la Casa Bianca stava subordinando gli aiuti di assistenza militare alla ricerca di materiali compromettenti contro Joe Biden, lo sfidante più probabile di Trump alle elezioni americane del 2020.

Gli ucraini avevano motivi per essere ottimisti su una presidenza Biden. Come persona di punta dell’amministrazione Obama sull’Ucraina, era stato un buon amico per il Paese, la sua società civile e le ambizioni europee della sua gente. Con Trump in carica, il segretario alla Difesa James Mattis e il consigliere per la sicurezza nazionale HR McMaster avevano annullato la decisione dell’amministrazione Obama di non inviare armamenti difensivi letali all’Ucraina. Tuttavia, quel sostegno all’Ucraina non poteva sopravvivere una volta che Mattis e McMaster se ne fossero andati e l’avvocato di Trump, Rudy Giuliani, aveva trovato qualcosa a Kiev che aveva effettivamente attirato l’attenzione del Presidente. Se Trump avesse ottenuto la rielezione, probabilmente avrebbe avuto una rabbia speciale per il tema del suo primo impeachment, motivo per cui le cose potevano solo andare meglio per l’Ucraina con Biden in carica.

Ma sette mesi dopo l’arrivo di Biden alla Casa Bianca, è chiaro che il “ritorno” dell’America non andrà a beneficio dei suoi partner in modo uniforme. Sebbene il presidente Biden abbia ripristinato la priorità delle partnership transatlantiche americane, alcuni di questi partner sono più importanti di altri. Rifiutandosi di bloccare il completamento del gasdotto Nord Stream 2, Biden ha chiarito che la partnership tra Stati Uniti e Germania ha la precedenza su quella tra Stati Uniti e Ucraina. La Germania sarà un partner chiave nel contenere l’influenza cinese in Europa, mentre l’Ucraina no. La Germania, poi, non è disposta a lasciare che gli interessi dell’Ucraina come corridoio di transito per il gas russo prevalgano sul suo desiderio di avere un accesso affidabile al gas russo.

Se Zelensky e i suoi, a Kiev, fossero fiduciosi nel sostegno occidentale, farebbero di tutto per mettere i loro partner della NATO e dell’UE in imbarazzo sulle prospettive di adesione dell’Ucraina. Ma sanno che la risposta è un “no” immutabile e che non faranno cambiare idea a nessuno nemmeno su Nord Stream 2. Piuttosto, cercano concessioni marginali, come maggiori aiuti militari ed economici o punizioni più credibili contro la Russia se questa decidesse di utilizzare l’accesso al gas come arma contro l’Ucraina. E forse stanno persino ottenendo qualche risultato. L’amministrazione Biden non è stata del tutto apatica nei confronti di Kiev e ha mostrato sin dall’inizio una propensione alla realpolitik. All’inizio di febbraio, gli Stati Uniti hanno approvato la decisione di Zelensky di bloccare i tre canali televisivi controllati da Viktor Medvedchuk, considerato il principale alleato di Vladimir Putin nella politica ucraina. Ciò ha chiaramente segnalato che gli Stati Uniti hanno classificato le preoccupazioni dell’Ucraina sulla sua sicurezza al di sopra della sua democrazia. Inoltre, lo stesso presidente Biden è stato disposto a litigare con il presidente Putin per i movimenti di truppe russe lungo il confine con l’Ucraina (organizzato, forse, proprio per attirare l’attenzione degli americani). Tuttavia, è anche importante ricordare che gli Stati Uniti non hanno dovuto sacrificare nulla di prezioso per questi passaggi.

In effetti, la decisione di Zelensky di perseguire i mezzi di comunicazione di Medvedchuk – oltre a esercitare pressioni sulle forze dell’ordine perché accusassero di tradimento Medvedchuk e dil suo partner nel presunto crimine, Taras Kozak – mostra che il leader ucraino è disposto a usare tutta la sua autorità nell’arena della competizione politica ucraina, come invece il suo predecessore Petro Poroshenko non era disposto a fare. La stessa cosa si può vedere nelle recenti repressioni dell’organizzazione di estrema destra Azov e delle figure nella sua orbita. Tuttavia, non tutti i concorrenti politici di Zelensky vengono attaccati in questo momento. Il controllo delle forze dell’ordine su Poroshenko all’inizio di quest’anno si è in gran parte attenuato e Zelensky sembra non fare molto per inimicarsi l’oligarca Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco dell’Ucraina e capo del secondo clan politico filo-russo nella politica ucraina.

La ricchezza di Akhmetov è principalmente legata ai beni all’interno dell’Ucraina, il che significa che le sue fortune sono legate più a Kiev che a Mosca. Il suo potere principale in Ucraina deriva dall’essere un magnate industriale piuttosto che un caporegime di Vladimir Putin. Inoltre, Akhmetov ha interessi acquisiti nel panorama politico e mediatico ucraino, il che lo rende un personaggio con cui l’establishment orientato all’Europa può e deve fare affari. Escludere gli elementi che minacciano l’establishment europeista e mantenere la competizione politica dell’Ucraina con elementi all’interno di quell’establishment (o quelli non troppo minacciosi all’esterno) è il tipo di cosa che si potrebbe fare per mantenere la nave ucraina in grado di galleggiare da sola nel futuro. Forse questa lettura delle foglie di tè è troppo speculativa. Ma spero che stiamo vedendo il risultato della pianificazione strategica del team di Zelensky. È questo tipo di arte di governo che terrà in piedi l’Ucraina in un futuro in cui l’Occidente non è più disposto a fare troppi sacrifici.

di Joel Wasserman (consulente editoriale per InterNewsUkraine)

Pubblicato da Ukraine World

 

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