di Vladimir Vinokurov Nella comunità internazionale degli esperti di geopolitica è molto cresciuto l’interesse per il riavvicinamento tra Cina e Russia. La discussione è iniziata con il ministero della Difesa giapponese, che ha pubblicato il suo Libro Bianco della Difesa nell’estate del 2020. In esso si dice che i ministeri degli Esteri di entrambi i Paesi rifiutano l’idea di una “alleanza militare”. Ma anche che, visto il rafforzamento dell’interazione tra i due Stati, è necessario monitorare lo sviluppo della cooperazione russo-cinese. Nel marzo del 2021, il segretario di Stato americano Anthony Blinken, in una riunione dei ministri degli esteri della NATO, ha chiesto una partnership “nell’area delle nostre preoccupazioni su Russia e Cina”. Poco dopo l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Josep Borrell ha accusato Mosca e Pechino di usare un linguaggio molto simile quando parlano dell’Occidente e degli Stati Uniti. A loro volta gli analisti dell’Atlantic Council, in un recente rapporto, The China Plan: A Transatlantic Blueprint for Strategic Competition, notano che le relazioni militari tra Cina e Russia potrebbero rappresentare un grave problema per la NATO. Finora gli esperti hanno escluso la possibilità di un’alleanza militare ufficiale. Ma entrambi i Paesi, a loro avviso, non sono contrari a speculare su una simile prospettiva.
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di Anastasia Lotareva (2 fine) Tra i segni specifici della possessione demoniaca, viene menzionato solo il “timore delle cose sante”, cioè una reazione dolorosa al contatto fisico con la croce, l’acqua santa, le reliquie e così via. Gli autori del documento parlano anche di “inammissibilità della partecipazione al rito di esorcismo di persone con idee distorte sulla vita spirituale, che raffigurano una falsa possessione demoniaca”. Tuttavia non chiariscono in base a quali segni gli esorcisti possano distinguere la falsa possessione demoniaca da quella reale . Il teologo Andrei Shishkov, che ha lavorato dal 2015 al 2020 come segretario della Commissione per la Teologia e l’Educazione teologica, afferma che la ragione della comparsa di questo documento è “una tendenza a regolare tutto” tipica dello stile del patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia. “L’episcopato vuole controllare tutte queste pratiche”, spiega Shishkov. “Da molti anni operano in Russia molti confessori carismatici che diventano spesso incontrollabili come, per esempio, lo scomunicato Sergyj (Romanov), che continuò a fare esorcismi, alla luce del sole, anche dopo la diocesi gli aveva vietato la pratica del sacerdozio. Intorno a questi confessori si sta formando una potente comunità fortemente ideologizzata”.
di Elizaveta Bazanova Da più di dieci anni, ormai, l’economia russa è in stagnazione: il tasso di crescita medio non supera l’1% all’anno, il divario dai Paesi sviluppati aumenta, i Paesi in via di sviluppo la stanno superando. Anche nell’epoca dello zastoy, cioè gli anni Ottanta del secolo scorso, l’economia della Russia cresceva più velocemente, circa l’1,6% l’anno. Scegliendo la “stabilità”, un modello di crescita redistributivo e l’isolazionismo, la Russia va incontro a grandi rischi, avvertono gli economisti nel rapporto Stagnation-2: Implications, Risks and Alternatives for the Russian Economy della Liberal Mission Foundation e offrono le loro opzioni per superare un decennio di stagnazione. Ma, “a quanto pare, le autorità non hanno una reale richiesta di accelerare la crescita economica, se per richiesta non intendiamo il vago desiderio di avere qualcosa ma la disponibilità a “pagare” per averlo”, scrive Yevsey Gurvich, capo del gruppo di esperti: le autorità non sono pronte ad assumersi rischi, “e la massima priorità è la minimizzazione dei rischi macroeconomici come potenziale fonte di destabilizzazione generale”.
di Fulvio Scaglione A pensar male si fa peccato ecc. ecc. Comunque sia, quando i nostri servizi segreti pescarono il capitano di fregata Walter Biot che passava carte riservate o segrete ai due ufficiali russi accrediti presso l’Ambasciata di Roma, molti si chiesero perché a quel caso di spionaggio fosse dato tutto il risalto mediatico che ricordiamo. Nomi dei protagonisti subito passati ai giornali, familiari intervistati come in qualunque caso di cronaca nera o di corna da periodici gossippari, miriadi di esperti a spiegare come di colpo l’Italia fosse al centro delle trame russe, accorati e ben orchestrati anatemi su Dimitrij Ostroukhov e Aleksey Nemudrov, i due diplomatici russi pescati con le mani nella marmellata e giustamente espulsi. Queste faccende, di solito, vengono spicciate per vie riservate, senza troppa pubblicità. Con Biot e soci tutto il contrario. Perché?
di Marco Bordoni È iniziato tutto ai primi di marzo, quando in rete sono apparsi video che ritraevano convogli militari dell’Ucraina (ad esempio qui,…
di Stefano Orsi Con l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Joe Biden, l’orologio della storia è tornato indietro di quattro anni. Siamo allo stesso punto in cui ci saremmo trovati con Hillary Clinton come Presidente e nei medesimi teatri bellici. Solo che con l’elezione di Donald Trump, la Russia ha avuto quattro anni per prepararsi alle intenzioni manifeste degli USA: arrivare inevitabilmente e a ogni costo a un conflitto per riportare la Russia al loro modello ideale, uno Stato diviso e frammentato senza alcuna valida guida, come loro avevano progettato negli anni Novanta di Boris Eltsin. Trump non è stato un Presidente incline alla guerra, Biden invece lo è e lo era anche come vice di un altro guerrafondaio, Barack Obama. Dal mese di dicembre quindi abbiamo assistito ai preparativi della Russia, di tutti i suoi sistemi difensivi e offensivi, su tutto il territorio del Paese. Sapevano bene che cosa sarebbe arrivato assieme al “Sonnacchioso Joe”.
di Giuseppe Gagliano L’Agenzia di stampa russa Tass ha sottolineato alcuni dati di grande rilievo relativi alle importazioni europee di gas russo e, in particolar modo, relativi alla multinazionale russa Gazprom. In primo luogo, nel primo trimestre del 2021 l’Europa ha importato 65 miliardi di metri cubi di gas, un dato questo altissimo rispetto al passato, dovuto all’abbassamento delle temperature di gran parte dei Paesi europei. Infatti, proprio a seguito del fenomeno meteorologico, la multinazionale russa ha implementato le forniture di gas al 32% per la Germania, al 77% per la Francia e per il nostro Paese fino al 100% a dimostrazione di quanto sia rilevante per l’Italia il legame con la Russia in un settore così delicato e strategico qual è quello energetico.
Ieri, su Facebook, ho pubblicato questo post: “Credo di intuirne le ragioni vere, quelle poco esibite. Ma la strategia di “Putin è un assassino” o “Erdogan è un dittatore” pare buona soprattutto per i gonzi. A che serve? Dubito che Erdogan e Putin stiano svegli la notte a chiedersi perché Draghi e Biden non gli vogliano bene. Poi, certo, a Putin dai dell’assassino ma ti ritrovi a sperare che non invada l’Ucraina, a Erdogan dai del dittatore e speri che non ci prenda un’altra volta a calci in bocca in Libia. Conviene? Infine. Dici che Putin è un assassino ma ti abbracci con George Bush Jr., che mentì al mondo per invadere l’Iraq e far morire centinaia di migliaia di persone. Dai del dittatore a Erdogan e nelle stesse ore consegni (in cambio di quattrini sonanti e diritti di sfruttamento dei giacimenti del gas) una seconda fregata al presidente egiziano Al-Sisi, che non pare più tenero del Rais di Ankara. Farai così anche con Xi Jinping e con Mohammed bin-Salman? O davvero siamo ancora lì con la storiella che il nostro puzzone va bene e contribuisce al sol dell’avvenire mentre quello altrui fa schifo? Che noi difendiamo i valori? Arridatece la Realpolitik, quella cinica e terra terra, faccio questo perché mi conviene. Perché quest’altra Politik non è meno Real ma molto più ipocrita”.
Lettera da Mosca resta fedele ai suoi intenti, primo fra tutti quello di pubblicare materiali non banali sulla Russia, a prescindere dall’orientamento ideologico e dalla provenienza. Per provare a capire prima di giudicare. E per uscire da quella brutta sceneggiatura hollywoodiana, genere “Ti spiezzo in due”, che è nella maggior parte dei casi l’informazione corrente sulla Russia. Per questo abbiamo pubblicato i due interessanti articoli ( qui e qui) di Andrey Kolesnikov, prestigioso osservatore della società e della politica russa. In essi l’autore spiega perché il consenso per Navalny non cresce, anzi, pare addirittura calare. E perché la maggioranza (più o meno silenziosa) dei russi continua a stare dalla parte di Vladimir Putin e del Cremlino.
di Ted Galen Carpenter L’amministrazione Biden sta facendo di tutto per assicurare al Governo ucraino che gli Stati Uniti e la NATO sono pronti a spallaggiare Kiev nel confronto crescente con i separatisti sostenuti dalla Russia e con la stessa Russia. Un comunicato stampa della Casa Bianca del 2 aprile ha confermato che nella sua telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Joe Biden “ha ribadito il fermo sostegno degli Stati Uniti alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione russa nel Donbas e in Crimea”. Altri esponenti di alto livello dell’Amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Lloyd Austin e il Segretario di Stato Antony Blinken, hanno fatto lo stesso.









