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DAGLI USA: BIDEN, ATTENTO CON L’ UCRAINA

di Ted Galen Carpenter       L’amministrazione Biden sta facendo di tutto per assicurare al Governo ucraino che gli Stati Uniti e la NATO sono pronti a spallaggiare Kiev nel confronto crescente con i separatisti sostenuti dalla Russia e con la stessa Russia. Un comunicato stampa della Casa Bianca del 2 aprile ha confermato che nella sua telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Joe Biden “ha ribadito il fermo sostegno degli Stati Uniti alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione russa nel Donbas e in Crimea”. Altri esponenti di alto livello dell’Amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Lloyd Austin e il Segretario di Stato Antony Blinken, hanno fatto lo stesso.

Tale atteggiamento verbale conflittuale sarebbe già abbastanza preoccupante di per sé. In più, si manifesta all’indomani di nuovi scontri armati tra il Governo ucraino e le forze separatiste. Fino a poco tempo fa, un accordo di cessate il fuoco negoziato nel 2020 ha tenuto ragionevolmente bene, ma le tensioni sono ora in forte aumento. In risposta ai nuovi scontri, la Russia ha spostato ulteriori forze al confine con l’Ucraina. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha anche ammonito che se Kiev avesse ricominciato la guerra nella regione del Donbas, quella mossa avrebbe portato alla distruzione dell’Ucraina. Le posizioni si stanno inasprendo anche sotto altri aspetti. Il Governo ucraino ha annunciato che forse già quest’estate si terranno esercitazioni militari congiunte di truppe ucraine e truppe NATO. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha allora avvertito che qualsiasi dispiegamento di truppe NATO in Ucraina costringerebbe la Russia a prendere “misure aggiuntive per garantire la propria sicurezza”.

L’amministrazione Biden corre il rischio di replicare la disastrosa politica già applicata alla Georgia, quando George W. Bush spinse il presidente Mikhail Saakashvili a credere che il suo Paese fosse un alleato prezioso per gli Stati Uniti e che gli Stati Uniti e la NATO sarebbero corsi in soccorso se la Georgia fosse stata coinvolta in un conflitto armato con la Russia. Saakashvili aveva tutte le ragioni per credere di avere il fermo sostegno di Washington. L’amministrazione Bush aveva fornito milioni di dollari in armi a Tbilisi e persino addestrato le truppe georgiane. Bush e altri membri del Governo Usa elogiavano con entusiasmo Saakashvili e la rivoluzione democratica della Georgia. In un discorso del maggio 2005 a Tbilisi, Bush salutò la Georgia come “un faro di libertà”, lodando i sedicenti democratici di quel Paese per aver creato il modello per altre “rivoluzioni colorate”: “Il tuo coraggio ispira riformatori democratici e invia un messaggio che riecheggia in tutto il mondo: la libertà sarà il futuro di ogni nazione e di ogni popolo sulla Terra”. Aggiungendo (erroneamente) che la stessa Georgia stava “costruendo una società democratica in cui i diritti delle minoranze sono rispettati, dove fiorisce una stampa libera, dove viene accettata una vigorosa opposizione e dove l’unità è raggiunta attraverso la pace”.

Bush aveva anche spinto gli alleati della NATO a concedere alla Georgia (e all’Ucraina) l’adesione all’Alleanza. Anche se l’opposizione francese e tedesca aveva rinviato quel progetto, Saakashvili sembrava credere che la NATO avrebbe affrontato militarmente la Russia in qualsiasi resa dei conti tra Mosca e Tbilisi. Così nell’agosto 2008 lanciò un’offensiva per riprendere il controllo di una regione separatista, l’Ossezia meridionale, che era stata sotto la protezione delle forze russe dall’inizio degli anni Novanta. Sfortunatamente, l’offensiva di Saakashvili provocò vittime anche tra i soldati russi. Mosca rispose con una controffensiva su vasta scala che ha presto portò all’occupazione di diverse città georgiane e le truppe russe alla periferia della capitale.

Qualsiasi speranza i georgiani nutrissero di vedere gli enfatici elogi di Bush trasformarsi in una partecipazione militare degli Stati Uniti alla guerra, si rivelò rapidamente infondata. Quando Bush chiamò Saakashvili all’inizio dell’offensiva russa, il Presidente georgiano gli chiese di non abbandonare una democrazia. Bush assicurò l’impegno di Washington per l’integrità territoriale della Georgia, ma si guardò bene dal promettere il sostegno militare. Nonostante tutte le precedenti espressioni di sostegno, gli Stati Uniti e i loro alleati europei non erano disposti a rischiare uno scontro pericoloso e imprevedibile con una potenza nucleare per un’oscura disputa territoriale. Le truppe americane e della NATO rimasero nelle loro caserme e Saakashvili dovette accettare un umiliante accordo di pace che lasciò l’Ossezia meridionale e un’altra regione secessionista sotto il controllo russo.

I parallelismi tra gli eccessivi incoraggiamenti di Washington nei confronti dell’Ucraina e l’errore di Bush nei confronti della Georgia sono inquietanti e allarmanti. Il governo di Vladimir Putin ha dato all’Occidente numerosi avvertimenti nel corso degli anni che il tentativo di fare dell’Ucraina un cliente militare della NATO supera una linea rossa in termini di sicurezza della Russia. L’annessione della Crimea da parte del Cremlino nel 2014 in risposta alla campagna USA-Unione Europea per aiutare i manifestanti a estromettere il Governo ucraino eletto e filo-russo e sostituirlo con un regime filo-occidentale avrebbe dovuto trasmettere quel messaggio con grande chiarezza.

Eppure l’amministrazione Biden sembra intenzionata ad andare avanti. Il suo approccio rischia di produrre due risultati: uno cattivo e uno orrendo. L’esito più probabile è una ripetizione dell’episodio della Georgia, in cui un Paese incoraggiato da Washington a prendere una posizione conflittuale contro la Russia agisce convinto di avere il sostegno degli Stati Uniti, subisce una sconfitta militare decisiva ed è umiliato, mentre i leader statunitensi, che si erano tanto esposti a parole, si astengono dall’andare in guerra.

L’altra ipotesi è anche peggiore. C’è il rischio che l’amministrazione Biden concluda che deve onorare l’impegno preso per la sicurezza dell’Ucraina e adotti effettivamente una risposta militare nei combattimenti tra le forze russe e ucraine. Sarebbe l’ultima follia, dal momento che potrebbe culminare in una guerra nucleare. Ma dato l’intenso livello di ostilità verso Mosca evidente nell’amministrazione e in gran parte dell’élite politica di Washington, è una possibilità che non può essere esclusa.

L’amministrazione Biden ha urgente bisogno di ripensare la sua politica ucraina. Washington sta promettendo sicurezza a Kiev in un modo che nessun americano ragionevole potrebbe approvare.

di Ted Galen Carpenter

Pubblicato da The National Interest

 

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