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Posts tagged as “gas”

IN ASIA CENTRALE NOSTALGIA DI MOSCA

di Lindsey Kennedy e Nathan Paul Southern       Sul treno notturno da Tashkent a Nukus in Uzbekistan (Asia Centrale), un ufficiale dell’esercito uzbeko ubriaco vuole sapere da dove veniamo. “Inghilterra” viene accolta con un’alzata di spalle vacua. Sentendo “Scotland”, però, il suo viso si illumina. “Scozia!” esclama, mimando la cornamusa. “Cuore impavido!” In un mix di russo fluido, inglese stentato e mimo, esprime un sentimento che rileviamo ancora e ancora, in tutto il Paese: la Scozia è per il Regno Unito come l’Uzbekistan è per la Russia, solo che nel caso dell’Uzbekistan l’indipendenza è stata conquistata. Quindi, senza apparente senso di ironia, l’ufficiale tira fuori il suo telefono e ci mostra il suo passato del presidente russo Vladimir Putin. Fa un pollice in su. “Putin, io amo”.

MACHISMO PUTINIANO E INFORMAZIONE DI QUALITA’

I riti del giornalismo tendenzioso riescono, a volte, a essere persino esilaranti. L’ultimo caso è l’articolo di un prestigioso quotidiano nazionale dedicato al machismo di Vladimir Putin. Vi sono pochi dubbi che Vova si presenti ai russi con l’immagine del maschio Alfa. Bisognerebbe forse anche spiegare, trattandosi di Russia e non di Spagna, che più che il macho qui entra in scena il muzhik, il mitico russo vero, integro, quello che esce dalle profondità della Grande Madre e ne incarna lo spirito di resilienza, il rapporto con la natura e i valori più profondi. Putin lo usa per propaganda? Ma certo cari, ovvio. Ma, appunto, il machismo non c’entra, è una patetica strizzata d’occhio ai nostri più triti luoghi comuni, giornalismo splatter.

LA UE VUOLE PIU’ GAS? MOSCA NON CE L’HA

di Marsel Salikhov (Presidente dell’Istituto per l’Energia e la Finanza)      Dopo aver raggiunto il record assoluto di 1.900 dollari per mille metri cubi all’inizio di ottobre, i prezzi dei futures sul gas sul mercato europeo sono scesi abbastanza rapidamente a circa mille dollari. Tuttavia, questo è ancora un livello molto alto. Il gas in Europa è ora significativamente più costoso del diesel e del propano, le alternative più costose in alcuni settori. La crisi del gas ha causato un’ondata di discussioni nello stile di “chi è la colpa” e “cosa fare”. Alcuni politici ed esperti europei tendono a vedere nella mano di Mosca la causa principale dell’attuale crisi. Allo stesso tempo, le principali speranze di un’ulteriore diminuzione dei prezzi sono associate a un aumento delle forniture da parte della Russia.

Crisi del gas e crisi del pensiero

Ci sono in giro molti sciocchi che pensano di compensare la sostanziale ignoranza della Russia facendo professione quotidiana di antiputinismo e praticando una russofobia da epoca vittoriana. Funziona. Conferisce dignità, procura collaborazioni. E poi ci sono quelli come Mark Galeotti, antiputinano feroce ma competente e intelligente. Uno che conosce le cose e pensa con la propria testa. Non proverò nemmeno, quindi, ad aggiungere qualcosa al suo articolo, che pubblichiamo qui accanto e che spiega perfettamente perché la Russia non c’entra nulla con la crisi del gas che ha colpito l’Europa. Russia che, anzi, è vicina a livelli record di fornitura. Sul tema, peraltro, Lettera da Mosca era intervenuta anche in passato (qui e qui ma non solo) e ci fa piacere che anche osservatori così attenti la pensino come noi.

RUSSIA, GAS E STUPIDARIO OCCIDENTALE

di Mark Galeotti      Quel cattivone Vladimir Putin è tornato con i suoi trucchi. Questa volta non usa come arma gli hooligan del calcio o i vaccini contro il Covid ma a quanto pare il gas. Dal consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan al segretario alla Difesa britannico Ben Wallace, i politici fanno a gara per incolpare la Russia dell’attuale crisi globale del gas. Il guaio è che non solo questa è cattiva analisi ma è anche cattiva politica.

GAS, IL PREZZO CORRE. ECCO PERCHE’

di Andrey Fiodorov      Il prezzo del gas cresce a vista d’occhio. Il prezzo di mercoledì 15 settembre, per la prima volta nella storia, ha sfondato la soglia degli 880 dollari alla borsa ICE di Londra. Alla fine della scorsa settimana, il superamento della soglia dei 700 dollari sembrava qualcosa di straordinario, ma ora anche i 1000 dollari non sembrano più essere il limite. Se si guarda alla dinamica delle variazioni dei prezzi, rispetto a luglio 2021, la sua crescita è stata del 70% e rispetto a settembre 2020 addirittura del 370%. In precedenza, in seguito alla liberalizzazione del mercato europeo del gas, i contratti a lungo termine per il transito del gas sono stati sostituiti dalla prenotazione all’asta delle forniture, il che ha garantito ai fornitori di gas la flessibilità necessaria per eseguire il pompaggio in base a condizioni di mercato a breve termine. In particolare, Gazprom ha costantemente rifiutato di prenotare capacità di transito aggiuntive per le forniture attraverso l’Ucraina e dalla fine di agosto ha smesso di pompare gas negli impianti di stoccaggio sotterranei tedeschi Rehden e Katharina. Nello stesso tempo, l’aumento della domanda di gas naturale liquefatto in Asia, in particolare in Cina, ha portato a una diminuzione del 12% della fornitura di gas liquefatto agli impianti di stoccaggio dei terminali di ricezione in Europa a luglio rispetto a giugno e del 22% sull’intero anno. Di conseguenza, c’è stata una carenza di forniture di gas, che ha portato al 67% di occupazione degli impianti di stoccaggio del gas sotterranei in Europa, che è la più bassa negli ultimi cinque anni, quando il valore medio annuo era dell’80%.

NORD STREAM 2, LA BATTAGLIA CONTINUA

di Rostislav Ishchenko      Il gasdotto Nord Stream 2 è quasi completato. Angela Merkel ha rifiutato di prendere in considerazione le affermazioni di Zelensky sul danno causato all’Ucraina dal gasdotto; Joe Biden, che in precedenza aveva coordinato la posizione americana con quella tedesca, non correrà in soccorso dell’Ucraina. Ma questo non significa affatto che Kiev smetterà di battersi contro il progetto né che il gasdotto non abbia alcun problema. Permettetemi di ricordare che il Nord Stream 1 per la maggior parte del tempo opera a metà della sua capacità. Ostacoli simili verranno messi sotto le ruote del secondo “stream”. Inoltre, gli europei lo fanno da soli, senza alcuna partecipazione dell’Ucraina. C’è una lobby abbastanza potente, nella UE, che sta combattendo contro la crescente dipendenza dell’Europa dal gas russo. E non si tratta dell’Est europeo, dove solo la Polonia e gli Stati baltici si oppongono inequivocabilmente ai “flussi”, ma delle politiche sistemiche della Vecchia Europa (Francia, Germania, Paesi Bassi…) . Per loro, le proteste ucraine, ovviamente, sono di aiuto, ma hanno iniziato a combattere contro il gas russo molto prima che l’Ucraina lo facesse e la loro posizione non era in alcun modo collegata agli interessi di Kiev.

Nord Stream 2, perché vincono tutti

E dunque il gasdotto Nord Stream 2 si farà. A determinate condizioni ma si farà. I politici e i giornali ucraini gridano al tradimento, Joe Biden e Angela Merkel da grandi amici diventano mentitori e vigliacchi. Musi lunghi anche nei Paesi Baltici, in Polonia, nella Repubblica Ceca. Verrebbe da dire: è la politica, bellezza! O davvero gli ucraini credevano che gli Usa avessero investito tanto, nel 2014, per suscitare e far trionfare Maidan solo perché innamorati della nazione ucraina e dei suoi ideali? Eppure era chiaro da tempo che il vento aveva almeno in parte cambiato direzione. Dall’incontro con il famoso “assassino” Putin, Biden ha silenziato la grancassa sugli hacker russi, ha dismesso le prospettive di un rapido ingresso dell’Ucraina nella Nato e, ora, ha dato luce verde al completamento del gasdotto. Nulla di strano: se vuole regolare i conti con la Cina ha più bisogno della Russia (che sia freddina, se non proprio neutrale) che dell’Ucraina. D’altra parte, come dicono molti osservatori russi: soddisfatta o no di Biden, dove volete che vada l’Ucraina? E perché far entrare l’Ucraina nella Nato se in ogni caso fa comunque tutto ciò che la Nato chiede?

SICUREZZA, PER LA RUSSIA VUOL DIRE…

di Giuseppe Gagliano     Il 3 luglio il presidente Vladimir Putin ha firmato una nuova strategia di sicurezza nazionale per la Russia. Quest’ultima versione si basa sulle idee contenute nella strategia precedente, firmata  il 31 dicembre 2015. Nel documento, frutto del lavoro del Consiglio di Sicurezza, in 44 pagine vengono chiaramente delineati gli interessi nazionali e le priorità strategiche della Federazione Russa.

Lukashenko, un bidone per Putin

Dalle parti di Lettera da Mosca non ci sono grandi entusiasmi per Aleksandr Lukashenko, un gran furbone con qualche merito (per esempio aver evitato al suo Paese gli sconvolgimenti sociali che altre ex Repubbliche sovietiche invece hanno subito per anni e anni) ma molti demeriti. E soprattutto non c’è entusiasmo per la decisione presa dal Cremlino di salvarlo a tutti i costi. Chi ci segue lo ha notato, leggendo qui ma volendo anche qui. La vicenda del volo Ryanair tra Atene e Vilnius e l’allucinante arresto del giornalista Roman Protasevic (tra i fondatori del canale Telegram Nexta, uno dei più attivi e grintosi nell’opposizione a Lukashenko), ammanettato a Minsk appena l’aereo è stato obbligato a scendere all’aeroporto della capitale bielorussa, aumenta le perplessità e, in un certo senso, le certifica. Con Lukashenko, Vladimir Putin ha preso un bel bidone, ecco la verità.