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Posts published in “Politica”

MARKIV E ROCCHELLI, ANATOMIA DI UN DELITTO

di Marco Bordoni

All’inizio, negli epici giorni di Piazza Maidan, e poi per tutta la durata della sporca guerra nel Donbass, la narrazione dei fatti ucraini fu, per la stampa italiana (fatte salve rarissime eccezioni) un compito di diligente ricopiatura della linea prestabilita di stretta osservanza atlantica. Le responsabilità russe (vere e presunte) venivano poste in grande evidenza, mentre i fatti di cronaca che lasciavano intravvedere i contorni di una realtà più complessa erano o ignorati, o riferiti in maniera contorta e fumosa. Il lettore poteva benissimo capire che le vittime di Odessa si fossero date fuoco da sole o che le bombe che cadevano sulle città del Donbass fossero un fenomeno meteorologico (si sa: si dice il peccato, ma non il peccatore).

IL GRANDE GIOCO SUL PICCOLO KARABAKH

di Marco Bordoni

Vista dall’Italia, la guerra armeno-azera sembra un affare abbastanza semplice. C’è il perfido sultano, nostalgico della gloria che fu, che stende i suoi tentacoli da Tripoli al Golfo Persico. Ci sono le orde infedeli che assaltano la ridotta cristiana fino a sommergerla. Il corollario è chiaro:  come può Putin, paladino cristiano della terza Roma, assistere impassibile? Come può tollerare l’ insolenza del Turco?

DALL’ARMENIA ALLA BIELORUSSIA, LA FINE DELL’URSS NON FINISCE MAI

di Fulvio Scaglione

La guerra tra Azerbaigian e Armenia per il controllo del Nagorno Karabakh gode di poca attenzione dalle nostre parti. Ed è un errore, perché dietro questo conflitto si nascondono temi che stiamo rimuovendo e che, al contrario, dovremmo affrontare. Chi volesse andare alle origini del conflitto dovrebbe risalire almeno al 1921, quando per volere del già potente Stalin la provincia, allora popolata al 98% da armeni, venne assegnata alla giurisdizione della Repubblica dell’Azerbaigian. Uno dei tanti assurdi compiuti in nome del “divide et impera” così caro al futuro dittatore.

LA BIELORUSSIA ABBANDONATA DA TUTTI

di Fulvio Scaglione
Per la sesta domenica consecutiva le strade di Minsk, capitale della Bielorussia, hanno assistito alle manifestazioni pacifiche degli oppositori e all’intervento, spesso brutale, delle forze di sicurezza che il presidente Lukashenko lancia contro i cortei che inalberano la bandiera bianco-rosso-bianca. Le letture che in Occidente si danno di questa crisi sono quasi sempre inutilmente arzigogolate. E lo sono sia quelle di chi segue le proteste con simpatia sia quelle di chi, invece, le osteggia. Non è vero che la crisi della Bielorussia ricorda quella della Polonia degli anni Ottanta o quella dell’Ucraina dell’Euromaidan del 2014. Per una ragione molto semplice: non c’è, nelle proteste di Minsk, quel marcato tono anti-sovietico o anti-russo che ha caratterizzato gli eventi di Danzica e di Kiev.

QUEL CHE LUKASHENKO CI DICE DI PUTIN

di Marco Bordoni

Non sarebbe giusto giudicare Lukashenko per quel che appare oggi: un guitto, un cavallo spompato, un dinosauro, senza riconoscere i suoi meriti di ieri, facilmente reperibili a un clik di distanza, sul sito della Banca Mondiale:  tasso di povertà crollato dal 41% del 2000 al 5% di oggi, aspettativa di vita passata da 68 a 74 anni, reddito pro capite passato da 1.000 a 14.000 dollari l’anno, indice Gini (quello che misura l’ ineguaglianza sociale) fra i più bassi d’ Europa. Il tutto guidando non una superpotenza che galleggia su di un mare di petrolio e di gas (capaci tutti, vero Vova?), ma un’ anfora di coccio che può sostenere una bilancia commerciale da incubo con il poco che ha: trattori e chimica lasciate in eredità dall’ Urss e una montagna di patate.

ZELEN’SKYJ IL COMICO FA SUL SERIO

Quando decise di correre per la presidenza, dicevano che era solo un attore che voleva speculare sulla propria fama televisiva. Quando, al primo turno, fu il più votato dei candidati, che era la bizzarra sorpresa in un Paese bizzarro che, dopo tutto, aveva dato i natali a Gogol’ e a Bulgakov. Quando divenne Presidente con una maggioranza schiacciante dei voti, che era una marionetta degli oligarchi. Quando il suo partito, fondato in fretta e furia qualche mese dopo, conquistò una maggioranza altrettanto schiacciante dei seggi parlamentari, nessuno ebbe più il coraggio di parlare. Tutti avevano finalmente capito che Volodimir Zelens’ky non era una meteora ma un fenomeno. Un personaggio destinato a lasciare il segno nell’ancor breve (solo 28 anni) ma assai travagliata storia dell’Ucraina indipendente.

SI VOTA IN RUSSIA: POTERE O CREDIBILITA’

Tra lo scambio di prigionieri con l’Ucraina e le elezioni amministrative, la Russia di Vladimir Putin ha vissuto momenti importanti, anche in proiezione futura. In comune le due vicende hanno questo: la “fatica” che rappresenta una Russia messa al bando dal mondo occidentale. Fatica per entrambe le parti. L’Occidente sente con sempre maggiore consapevolezza quanto possa costare, in termini di impegno geopolitico, il lusso di spingere la Russia fuori dal concerto internazionale: la crisi ucraina, il Medio Oriente e l’intesa economica e militare di Mosca con Pechino sono solo alcuni degli esempi possibili. Non a caso sia il presidente francese Macron sia quello americano Trump, prima dell’ultimo G7, hanno fatto trapelare l’idea di riammettere la Russia (uscita dopo i fatti di Ucraina) e tornare al G8.  

PUTIN A ROMA, MAMMA LI RUSSI!

Mamma li Putin! Il Presidente della Federazione russa arriva in Italia per una visita lampo di dieci ore e subito si scatena l’immaginario di circostanza. Roma blindata, passa il dittatore, sarà venuto a chiederci di ritirare le sanzioni contro la Russia decise dagli Usa e dalla Ue… Nemmeno fosse arrivato il Saladino con le sue truppe cammellate.

RUSSIA E UCRAINA, LE CRISI PARALLELE (2)

(2. continua)

La nomina di Mikhail Mishustin a primo ministro è un esempio perfetto. Ingegnere informatico, Mishustin ha cominciato la propria carriera a Mosca, nei primi anni Novanta, nel Club Internazionale del Computer, organizzazione che cercava di mettere in contatto le aziende tecnologiche occidentali con gli esperti e i funzionari statali russi. Mishustin coltivava rapporti con i manager di colossi come Intel, Hewlett-Packard, IBM, Motorola, Apple, e nel 1997 ebbe anche occasione di incontrare Bill Gates durante un forum organizzato a Mosca dal Club di cui era intanto diventato vice-presidente. Poi, come si sa, l’ingresso nell’apparato fiscale e la scalata fino al vertice, posizione consolidata con i risultati: Mishustin ha informatizzato il sistema e l’ha trasformato, da quel baraccone corrotto che era, in una struttura moderna e funzionante. Tra il 2014 e il 2018 la riscossione dell’Iva è cresciuta del 64%.

RUSSIA E UCRAINA, LA CRISI PARALLELE (1)

Gli utenti del World Factbook della Cia, rispettabilissima fonte di dati e statistiche, hanno di certo notato che i servizi segreti americani definiscono la Russia “Asia Centrale” mentre l’Ucraina senza esitazioni viene chiamata “Europa”. Un piccolo assurdo geografico che cancella la Russia europea fino agli Urali, ovvero il 40% del territorio della Federazione dove peraltro vive il 60% dei 142 milioni di cittadini russi. Ma soprattutto un’agnizione e un ripudio, un giudizio politico per ammettere ed escludere. È buffo. E se non fosse il minuscolo ma inconfondibile segno di un dramma politico e culturale farebbe persino tenerezza, questo improvviso rigurgito di guerra fredda.