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MOSCA, QUANTO FIDARSI DEI TALEBANI?

di Kirill Krivosheev      Gli eventi che si stanno svolgendo in Afghanistan somigliano poco ai piani fatti prima del ritiro degli Stati Uniti. Il Governo afghano guidato dal presidente Ashraf Ghani inizialmente avrebbe dovuto resistere per altri sei mesi. Dopo che i talebani hanno iniziato a conquistare una dopo l’altra le città del Paese, almeno tre mesi. Queste erano le previsioni che si facevano non solo a Washington, ma anche a Mosca. Pochi giorni prima che i talebani entrassero a Kabul, l’inviato presidenziale russo in Afghanistan, Zamir Kabulov, insisteva sul fatto che l’occupazione della città di Kandahar non indicava che i talebani avrebbero potuto prendere il controllo della capitale in tempi brevi.

Alla fine di luglio, quasi tutte le aree rurali erano sotto il controllo dei talebani e a loro restavano da catturare diverse grandi città: Kabul, Herat, Kandahar e Mazar-e Sharif. Tutte le previsioni sono saltate quando il contingente dell’esercito afghano, addestrato per combattere i talebani fino alla fine, ha semplicemente abbandonato Mazar-e Sharif ed è scappato verso il confine con l’Uzbekistan. Un quadro che ricordava fin troppo il ritiro delle truppe sovietiche sullo stesso ponte, da Hairaton in Afghanistan a Termez in Uzbekistan, nel 1989. Il 15 agosto, il mondo ha assistito alle scene degli afghani disperati aggrappati agli aerei che trasportavano i diplomatici stranieri fuori da Kabul. Nel frattempo, i talebani avevano circondato Kabul e dettato al Governo afghano le condizioni per una “transizione pacifica del potere”. Le autorità hanno prontamente acconsentito e il presidente Ghani è fuggito verso una destinazione sconosciuta.

Nel frattempo, Abdullah Abdullah, capo dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale e di fatto il secondo in comando del Paese, è volato a Doha con i rappresentanti dei talebani per i colloqui sulla formazione di un nuovo Governo. I talebani hanno accettato i colloqui, pur essendo a un passo dalla vittoria, per conquistare Kabul senza spargimenti di sangue: molto probabilmente, volevano evitare che troppe scene di violenza venissero trasmesse dai media di tutto il mondo. Hanno poi preso altre misure per smentire la loro triste reputazione. Hanno offerto garanzie di sicurezza a tutte le ambasciate straniere (arrivando a mettere sotto scorta armata l’ambasciata russa), vietato ai loro combattenti il ​​saccheggio, promesso l’amnistia a tutti coloro che avevano combattuto contro di loro, dicendo che non avrebbero impedito a nessuno di lasciare l’Afghanistan.

È difficile fare previsioni sul futuro dell’Afghanistan in questo momento: non c’è nessuna autorità nel Paese tranne i talebani. Ma è significativo che molti rappresentanti di spicco dell’élite afghana si stiano affrettando a integrarsi nel nuovo sistema politico. L’ex presidente Hamid Karzai, il capo dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale Abdullah e il leader del Partito islamico Gulbuddin Hekmatyar hanno formato un consiglio incaricato di sovrintendere alla transizione del potere. Non c’è nessun rispetto tra questi uomini per il deposto presidente Ghani, e tutti loro hanno già incontrato i talebani in più di un’occasione, anche a Mosca. Ora sperano che i talebani si serviranno dei loro servizi per far apparire il loro Governo più civile e per accelerare il riconoscimento internazionale.

Mosca aveva sempre avuto un rapporto complicato con Ghani, quindi la sua partenza non è stata un colpo per il Cremlino. Al contrario, il personale dell’ambasciata russa a Kabul ha detto ai giornalisti che il Presidente afghano era fuggito “su automobili piene di soldi”, mentre Kabulov ha chiarito che per Mosca era sempre stato più facile negoziare con i talebani che con il Governo afghano. Per la Russia, la formazione di un Governo ad interim con altri partecipanti agli incontri di Mosca sarebbe uno dei migliori risultati possibili. Permetterebbe a Mosca di non riconoscere direttamente l’autorità dei talebani, che ha ufficialmente designato come organizzazione terroristica, senza però bruciare i ponti con il movimento islamista. Dimostrerebbe anche che gli sforzi diplomatici della Russia alla vigilia del ritiro degli Stati Uniti sono stati molto efficaci.

La Russia non è l’unico Paese a non essere turbato dagli eventi che si stanno svolgendo in Afghanistan. Altri vicini regionali – Cina, Iran e Uzbekistan – hanno stabilito contatti con i talebani molto tempo fa, e i loro diplomatici stanno ancora lavorando nel Paese in questo momento, anche nelle città che sono passate sotto il controllo dei talebani prima di Kabul. Una portavoce del ministero degli Esteri cinese ha dichiarato il 16 agosto che i talebani hanno ripetutamente affermato di voler sviluppare un buon rapporto con la Cina e sperano che Pechino prenda parte alla ricostruzione e allo sviluppo della nazione. I talebani hanno anche aggiunto che non consentiranno a nessuna forza di usare l’Afghanistan per danneggiare la Cina.

Russia, Cina, Iran e Uzbekistan potrebbero aver scommesso sull’arrivo al potere dei talebani, ma la loro attuale fiducia nel gruppo militante islamico potrebbe essere di breve durata. Nulla di lontanamente simile al “governo inclusivo” promesso dai talebani pare all’orizzonte,  mentre il traffico di droga e l’estremismo religioso sembrano destinati a crescere. Ma ciò non vuol dire che tutti gli sforzi degli Stati Uniti e della NATO per creare uno Stato relativamente stabile in Afghanistan siano andati in pezzi nel giro di una sola settimana. E i loro avversari globali possono permettersi di esultare in questo momento, perché anche il problema più ovvio, quello dei rifugiati, non è ancora del tutto evidente: i confini terrestri dell’Afghanistan sono controllati dai talebani e, per ora, la gente non ha il coraggio di tentare la fortuna ai posti di blocco.

di Kirill Krivosheev

Pubblicato da Carnegie Moscow Center

 

 

One Comment

  1. carlo geneletti carlo geneletti 4 Settembre 2021

    perchè droga e estremismo dovrebbero crescere? I Talibani non hanno nessuna simpatia per ISIS, anzi, l’hanno combattuto. L’accordo con la Cina, grazie al quale l’Afghanistan spera di ottenere risorse per sviluppare il paese, è predicato sul controllo che i talibani devono esercitare proprio sull’estremismo islamico. Perciò credo invece che, se l’occidente e la Cina sono disposti a dare una mano al nuovo governo, questo si impegnerà sui due fronti.

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