Press "Enter" to skip to content

IL COMPLOTTO CHE NON FUNZIONA MAI

Mi sto occupando di Ucraina per un prossimo articolo. E in un lungo rapporto di uno dei più noti e autorevoli think tank di Kiev incontro questo paragrafo: “…l’aggressione della Russia al continente europeo è una minaccia a lungo termine per l’UE, un aggravante dei problemi interni dell’UE. Il Cremlino sta esercitando un’ampia influenza ibrida sull’UE con lo scopo di causare la disintegrazione dell’UE e riformattare il sistema politico europeo secondo il suo piano. Gli intenti di Mosca sono: destabilizzare la situazione interna nei paesi della UE, discreditare le istituzioni UE, erodere i valori europei fondamentali, disorientare l’opinione pubblica, formare influenti lobby filo-russe all’interno della classe politica europea, sostenere i movimenti estremisti radicali”. Niente di strano, è il ritornello sul complotto che instancabilmente ripetono anche da noi molti politici, giornalisti, intellettuali o presunti tali. Teoria diffusa, insomma. Ma fino a che punto sostenibile?

Che la Russia maneggi per implementare le proprie strategie politiche mi pare evidente e anche logico. Non è ciò che fanno tutti i Paesi più potenti? Fu Victoria Nuland a spiegarci quanti miliardi gli Usa avevano investito in Ucraina per promuovere i movimenti filo-occidentali fino all’esito dell’EuroMaidan, la stessa Nuland (ora vice-segretario di Stato) che un paio di settimane fa è andata serenamente a Mosca per consultarsi con il vice-ministro degli Esteri Ryabkov. Lo fa la Russia, lo fa la Cina, lo fanno gli Usa, e così via. Può anche darsi che la Russia intrighi con i suoi hacker, ma avrei qualche problema a credere che gli hacker nascano tutti in Russia. Edward Snowden ci insegna che qualche hacker cresce anche altrove.

Ma al di là di queste banalità, è proprio la base della teoria del complotto che non può convincere.  Basta guardarsi intorno. Destabilizzare la Ue, causarne la disintegrazione? Formare lobby filtrasse all’interno della classe politica europea? Vediamo.

  1. Il Paese che oggi mette più a rischio la compattezza dell’Unione Europea è anche probabilmente il più russofobo del pianeta e si chiama Polonia. La stessa Polonia che all’epoca di Trump era disposta a pagare pur di avere delle basi militari Usa nel proprio territorio. Se la Ue cercasse di prendere provvedimenti radicali nei confronti della Polonia, tipo espulsione, si scontrerebbe con almeno altri due Paesi che voterebbero contro. Il primo è la Repubblica Ceca, più che mai atlantista e ostile alla Russia. Il secondo è l’Ungheria, Paese tutt’altro che russofobo (vedi accordi sull’energia, gas e nucleare) ma anche tutt’altro che ostile alla Nato, di cui è Paese membro dal 1997. Quindi come si può dire che sia il complotto russo a mettere a rischio la compattezza dell’Unione?
  2. A torto o a ragione, ognuno la veda come vuole. Ma è indubbio che quella attuale, nella Ue, sia la classe dirigente più ostile alla Russia nella storia dell’Unione. C’entra l’Ucraina, ovviamente. Comunque sia, i fatti dicono che dopo il 2014 l’atteggiamento della Ue nei confronti di Mosca (pur con tutti i trucchi e gli accorgimenti della realpolitik) è diventato particolarmente duro. Vi pare possibile che la Russia continui ad applicare contro la Ue una strategia politica così perdente? Un complotto che ottiene esattamente il risultato opposto a quello che, a detta di coloro che la pensano come il centro studi di Kiev, il Cremlino vorrebbe ottenere? Aggiungiamo un’altra considerazione. È stata proprio la Germania, ovvero il Paese che con la Russia ha siglato e poi difeso il progetto del gasdotto Nord Stream 2, a farsi suo tempo primo promotore delle sanzioni contro la Russia.
  3. Quanto ai “movimenti estremisti radicali” che la Russia sosterrebbe in Europa, sempre per corrodere dall’interno la Ue… Bisognerebbe capire che cosa si intenda con la definizione “estremisti radicali”. Ma se si pensa ai cosiddetti “sovranisti”, allora possiamo dire che tali movimenti, nell’Europa occidentale, contano da poco a pochissimo. Nel Regno Unito Boris Johnson è un fiero avversario della Russia. In Francia la Le Pen dà modesto fastidio a Macron. Della Germania abbiamo già detto. In Italia vediamo in questi giorni il calo di consensi e i travagli della Lega. Delle istituzioni Ue abbiamo già detto. Di nuovo: perché dovremmo preoccuparci così tanto di un complotto, quello attribuito al Cremlino, che palesemente non funziona?
  4. In questi anni, semmai, abbiamo assistito al processo esattamente contrario. I sedici anni di Governo Merkel sono stati una lunga e accorta marcia di ri-avvicinamento agli Usa, dopo i contrasti e gli strappi del 2003 a proposito dell’Iraq (la Germania di Schroeder votò contro gli Usa, con Russia e Cina, persino al Consiglio di Sicurezza Onu). In Italia la pressione atlantista è tale che un banalissimo accordo tra Italia e Cina siglato dal Governo Conte per la vendita di qualche agrume fu considerato un cedimento della sovranità italiana al pericolo giallo e al momento dell’insediamento Mario Draghi come prima cosa disse che l’ancoraggio italiano alla Ue e alla Nato era un cardine della sua politica. La Francia di Macron borbotta ma alla fine si allinea. Il Regno Unito di Johnson è più filo-Usa che mai. Per non parlare, di nuovo, degli ex-Paesi dell’Est europeo, assolutamente ostili alla Russia e sempre più “pesanti” negli equilibri interni alla Ue.

Come si vede, quindi, non si tratta di difendere aprioristicamente la politica della Russia, né di immaginarla più bella, buona e disinteressata di quel che sia. Si tratta solo di non bere tutte le pozioni che ci vengono servite. E di ricordare che di venditori di fumo c’e grande abbondanza, ovunque.

Fulvio Scaglione

 

 

 

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.