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NORD STREAM 2, LA BATTAGLIA CONTINUA

di Rostislav Ishchenko      Il gasdotto Nord Stream 2 è quasi completato. Angela Merkel ha rifiutato di prendere in considerazione le affermazioni di Zelensky sul danno causato all’Ucraina dal gasdotto; Joe Biden, che in precedenza aveva coordinato la posizione americana con quella tedesca, non correrà in soccorso dell’Ucraina. Ma questo non significa affatto che Kiev smetterà di battersi contro il progetto né che il gasdotto non abbia alcun problema. Permettetemi di ricordare che il Nord Stream 1 per la maggior parte del tempo opera a metà della sua capacità. Ostacoli simili verranno messi sotto le ruote del secondo “stream”. Inoltre, gli europei lo fanno da soli, senza alcuna partecipazione dell’Ucraina. C’è una lobby abbastanza potente, nella UE, che sta combattendo contro la crescente dipendenza dell’Europa dal gas russo. E non si tratta dell’Est europeo, dove solo la Polonia e gli Stati baltici si oppongono inequivocabilmente ai “flussi”, ma delle politiche sistemiche della Vecchia Europa (Francia, Germania, Paesi Bassi…) . Per loro, le proteste ucraine, ovviamente, sono di aiuto, ma hanno iniziato a combattere contro il gas russo molto prima che l’Ucraina lo facesse e la loro posizione non era in alcun modo collegata agli interessi di Kiev.

Questa è la parte dei politici europei che sostengono la tradizionale politica occidentale di contenimento della Russia, nella quale vedono una minaccia esistenziale. Questa deterrenza si basa sul partenariato transatlantico USA-UE, che deve essere preservato a tutti i costi. L’attenzione dell’industria europea alle fonti energetiche russe accresce l’interesse dei Paesi europei ad espandere il partenariato economico con la Russia, che inevitabilmente porta nel tempo a un partenariato politico. Lo chiamano una minaccia, pensano che possa portare alla dipendenza politica ed economica dell’UE dalla Russia. Dal loro punto di vista, una tale politica causerà danni irreparabili alle relazioni euro-americane e, in ultima analisi, indebolirà la sicurezza sia dell’Europa che dell’intero Occidente. Questa posizione a noi può sembrare assurda, ma dal punto di vista dei politici occidentali è logica e coerente. Ecco perché stanno combattendo contro il gas russo.

Vorrei sottolineare il concetto: non combattono i “flussi” ma il gas in quanto tale, a prescindere dal modo in cui viene consegnato al mercato europeo. Anche se la Russia pompasse il 100% del suo gas attraverso l’Ucraina, continuerebbero a lottare contro di esso. In effetti, questo gruppo di politici europei ha incoraggiato il comportamento inappropriato dell’Ucraina, che ha scatenato dal nulla le guerre del gas, e ha quindi ha cercato di mettere in discussione la stabilità delle forniture di gas russo e costringere l’industria europea a riorientarsi verso altre fonti di energia. Inizialmente, la posta in gioco era quella di sostituire il gas russo con il gas proveniente dall’Asia Centrale, ma con questo progetto sono sorte difficoltà. In primo luogo, la Cina ha mostrato interesse per il gas dell’Asia Centrale, e così è stato costruito un gasdotto dal Turkmenistan, attraverso l’Uzbekistan e il Kazakistan. Gli acquisti sono stati pari a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno. In secondo luogo, Gazprom ha acquistato il gas in eccesso in Asia centrale.

Terzo, c’è stato un problema di consegna. Il transito attraverso la Russia non era possibile. Tutte le capacità della rete russa erano necessarie a Gazprom. I gasdotti previsti per aggirare la Russia dovevano passare attraverso il nemico americano Iran, o attraverso l’instabile Caucaso. Inoltre, per raggiungere il Caucaso, era necessario posare un gasdotto attraverso il Caspio, e Russia e Iran bloccarono l’accordo sulla divisione del Mar Caspio finché non divenne finalmente chiaro che nessun gasdotto sarebbe stato posato sul fondo. Di conseguenza, di tutti i progetti, è entrato in funzione solo il gasdotto del Caucaso meridionale dall’Azerbaigian alla Turchia, dove è stato collegato al gasdotto Trans-Anatolico con una capacità di 16 miliardi di metri cubi all’anno, che chiaramente non poteva competere con Gazprom.

Inoltre: la Russia, sostenendo Bashar al-Assad,ha di fatto seppellito il progetto di un gasdotto dal Qatar attraverso la Siria fino ai porti del Libano e, forse, alla Turchia e oltre in Europa. Le fonti di gas dell’UE (in Norvegia, Paesi Bassi e Gran Bretagna) sono quasi esaurite e la produzione è diminuita. Le forniture dal Nord Africa sono limitate: bastano appena a soddisfare le esigenze dell’Italia e, in parte, della Francia. Il gas di scisto dagli Stati Uniti non è diventato un concorrente a tutti gli effetti del gas russo né nel prezzo né in termini di volumi proposti. In generale, quindi, il tentativo di sostituire la Russia con altri fornitori è fallito. Inoltre, il gas russo è sempre stato il più conveniente in termini di prezzo. Ma la lotta politica non finisce mai con una sconfitta. Il perdente è sempre alla ricerca di un’opportunità di vendetta.

L’UE ha puntato sull’ottenimento di energia da fonti rinnovabili (la cosiddetta energia verde, che formalmente non richiede la combustione di combustibili fossili nel processo di generazione dell’elettricità). È diventato subito chiaro che questo è un lusso costoso e che è impossibile arrivare in tempi stretti a una riduzione dei costi. Ma una tale difficoltà non può fermare chi si batte contro la Russia. Se è impossibile ridurre il costo dell’energia verde, allora è necessario che il prezzo del gas russo sul mercato europeo sia aumentato. Questo, tra l’altro, è vantaggioso anche per i produttori di shale gas americani, poiché rende la loro offerta competitiva.

Per risolvere questo problema usano l’Ucraina, che non rifiuterà mai di sacrificarsi nella lotta contro la Russia per gli interessi dell’Occidente. Nel corso di una serie di controversie legali con Gazprom, Kiev sta cercando una decisione secondo cui i contratti a lungo termine praticati da Gazprom sono iniqui e il prezzo del gas deve essere determinato in base al prezzo del mercato spot. I prezzi spot sono raramente inferiori ai prezzi dei contratti a lungo termine, quindi il gas russo è leggermente aumentato di prezzo. E poi è iniziata la lotta contro Nord Stream 2, che ha causato un rapido aumento dei prezzi del gas sul mercato spot europeo.

Gli esperti russi sono felici. In effetti, è redditizio per Gazprom e per la Russia nel suo insieme vendere meno gas all’UE a un prezzo più alto. Ma i prezzi elevati del gas privano Gazprom di un vantaggio competitivo: in sostanza, può crescere fino a raggiungere una certa quantità di forniture, dopodiché sarà lo stesso se utilizzare il gas per la produzione di energia o sviluppare energia “verde”. Proposito sostenuto dalla Merkel, che vuole abbandonaree completamente il gas come vettore energetico entro venticinque anni. Naturalmente, l’energia costosa riduce la competitività dell’economia europea. L’Europa corre il rischio di ripetere in questo caso la strada dell’Ucraina, che ha sacrificato la sua economia al confronto con la Russia. Ma abbiamo ripetutamente assistito a decisioni economiche politicamente motivate e del tutto inutili delle élite europee.

Ci sono forze in Europa che hanno un approccio più pragmatico, e la loro influenza sta crescendo. Ma finora i dogmi ideologici, secondo i quali la Russia è un male assoluto, prevalgono nella maggior parte dei governi europei, per non parlare degli organi di governo dell’UE, in cui gli ideologi si sono trincerati. Così, oggi la lotta non è per il rifiuto del gas russo, ma per il suo aumento di prezzo. A tale scopo, il mezzo carico di Nord Stream 2 serve allo scopo. In futuro, i russofobi europei indicheranno con calma ai loro cittadini che il gas “nocivo” e l’energia verde “utile” sono quasi identici nel prezzo, il che motiva il loro impegno per l’energia “pulita”. Inoltre, entro venticinque anni si prevede comunque di abbandonare completamente il gas. Quindi il completamento di Nord Stream 2 è solo un traguardo intermedio, una vittoria destinata solo a generare nuove battaglie.

di Rostislav Ishchenko

Pubblicato da Ukraina.ru

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