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Isolamento, un culto pericoloso

di Fulvio Scaglione     Di nuovo il culto dell’isolamento? Nel giro di pochissimi giorni, fonti autorevoli (dallo stesso ministro Lavrov in giù) del ministero degli Esteri russo ci hanno fatto sapere che i rapporti con la Nato sono azzerati e quelli con l’Unione Europea anche, mentre le relazioni con il Regno Unito (ambasciatore Andrej Klin dixit) sono “politicamente morte”. Di quelle con gli Usa, ovviamente, non stiamo nemmeno a parlare. Mentre il ministro Sergey Lavrov, inaugurando la visita di tre giorni in Cina, ha recuperato il tema della dedollarizzazione che, con il nuovo Governo, nominato poco più di un anno fa, sembrava essere stato rimosso dall’agenda politica russa.

Non è difficile capire le ragioni di questo atteggiamento. Sono difensive (fate, fate pure, non riuscirete a piegarci) e offensive (abbiamo amici potenti e modi per reagire) allo stesso tempo.  E sono la risposta a un’offensiva ormai pluridecennale a guida americana che non ha spostato di un millimetro le convinzioni del Cremlino, anzi, le ha rafforzate, ma che intanto ha colpito duramente gli interessi strategici della Russia. Pensiamo al caso dell’Ucraina: certo, Mosca si è ripresa la Crimea e tiene a bada gli avversari nel Donbass. Ma è molto meno di quanto aveva prima, quando poteva controllare gli sviluppi ucraini attraverso un Governo amico e quasi cliente come quello di Viktor Yanukovich. Pare, quindi, che di isolamento la Russia ne abbia fin troppo anche così e che non ci sia bisogno di esaltarlo. E che l’abbraccio con la Cina, per certi versi fruttuoso e per altri forzoso, non sia la panacea di tutti i mali.

In più, l’isolamento della Russia è un danno per tutti. Per i russi, ovviamente. Per l’Europa, privata di una sponda che sarebbe importante per non fare il vaso di coccio nello scontro tra i vasi di ferro Usa e Cina. Per la stabilità internazionale, visto che la Russia è ormai un’autorevole protagonista in Medio Oriente e lo sta diventando in Africa. E lo è anche per gli Usa, cui importa soprattutto di controllare l’Europa ma che non possono troppo rallegrarsi di un asse economico, con buone probabilità di diventare anche politico e militare, tra Mosca e Pechino. La vicenda dei vaccini anti-Covid, con i Paesi arrivati per primi ad averli emarginati per ragioni politiche, anche al prezzo di moltissime vite di europei e americani contagiati dal virus, avrebbe dovuto insegnarci molto. Di isolamento si muore.

Fulvio Scaglione

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