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Posts published in “Politica”

AVAKOV IL POTENTE SE NE VA

di Olga Rudenko e Oleg Sukhov      Il 13 luglio il ministro dell’Interno Arsen Avakov ha presentato una lettera di dimissioni. Ora deve essere approvata dal parlamento. La lettera di dimissioni è stata pubblicata sul sito del ministero dell’Interno. Avakov è rimasto al potere dal febbraio 2014. Ha servito sotto due presidenti e quattro primi ministri, comandando un esercito di 200 mila uomini delle forze dell’ordine. Spesso è stato descritto come il “secondo in comando” dell’Ucraina dopo il presidente Volodymyr Zelensky.

SICUREZZA, PER LA RUSSIA VUOL DIRE…

di Giuseppe Gagliano     Il 3 luglio il presidente Vladimir Putin ha firmato una nuova strategia di sicurezza nazionale per la Russia. Quest’ultima versione si basa sulle idee contenute nella strategia precedente, firmata  il 31 dicembre 2015. Nel documento, frutto del lavoro del Consiglio di Sicurezza, in 44 pagine vengono chiaramente delineati gli interessi nazionali e le priorità strategiche della Federazione Russa.

LA TERZA ETA’ DEL SISTEMA PUTIN

di Amedeo Maddaluno     Di solito la nostra stampa liquida quanto avviene dalle parti di Mosca con arrogante semplicismo: la Russia appartiene a Putin (egli stesso a propria volta dipinto come una sorta di Pinochet senza uniforme) e non c’è altro da dire. Chi si occupa di Europa Orientale sente la mancanza dei vecchi cremlinologi di un tempo, giornalisti e studiosi abituati a viaggiare o risiedere nel Paese – e magari a conoscerne la lingua, la storia, la cultura e il sistema, il che può essere di un certo aiuto quando si vuole parlare di una qualsiasi area geografica situata oltre Tarvisio.

SUDAN, ARRIVA LA MARINA RUSSA

di Giuseppe Gagliano    Il primo ministro della Federazione Russa, Mikhail Mishustin, ha firmato venerdì 25 giugno il decreto che consente la realizzazione dell’importantissima infrastruttura navale russa in Sudan. Questo accordo naturalmente è stato possibile anche grazie all’intensificazione della sinergia in ambito militare tra Mosca e Khartum. Sotto il profilo strategico, consentirà alla Russia di realizzare un centro logistico nelle prossimità di Port Sudan di fronte al Mar Rosso, cioè le darà la possibilità di dispiegare unità militari. Così la marina militare russa potrà avere la prima base navale in Africa. Sotto il profilo finanziario le esportazioni russe in Sudan non potranno che rafforzarsi. Infatti la Russia avrà la possibilità di servirsi delle infrastrutture aeroportuali del Sudan per agevolare le proprie esportazioni e importazioni prive di dazi doganali. Complessivamente questo accordo rafforza la presenza russa in Africa che, unita a quella cinese, contribuirà a contrastare fortemente sia quella francese sia quella americana.

ALESSANDRO III, ECCO PERCHE’ PIACE A PUTIN

di Marco Bordoni – Un paio di settimane fa, nell’incantevole scenario della reggia di Gatchina, nei sobborghi pietroburghesi, Putin ha inaugurato un monumento ad Alessandro III. Nell’elegante palazzo progettato per Grigorj Orlov da Antonio Rinaldi, lo zar cosiddetto “pacificatore” trascorse gran parte del proprio regno. Non è il primo omaggio di Putin ad Alessandro: nel 2017 aveva tagliato il nastro di una statua simile, piazzata in Crimea, nel palazzo di Levadia, e ne aveva elencato i successi: “Autorità internazionale della Russia rafforzata con la fermezza non con le concessioni, rapida crescita economica di pari passo con un riarmo che ha rafforzato l’esercito e la marina, fioritura di cultura e arte, grazie al richiamo alle tradizioni”.

ARMENIA, IL VOTO SULLE FERITE DELLA GUERRA

di Maurizio Vezzosi da Erevan (Armenia) – Arrivata alle elezioni politiche, l’Armenia si trova a fare i conti con una situazione assai complessa: la piccola Repubblica ex sovietica è andata al voto in un clima di forte risentimento nei confronti della propria classe politica e al tempo stesso di disillusione. La sconfitta nella guerra dello scorso autunno con il vicino Azerbaijan ha lasciato ferite profonde a livello sociale, politico ed economico. L’affermazione azera nella regione del Karabakh ha provocato la perdita del controllo di centrali idroelettriche e di vaste aree di territorio agricolo particolarmente fertile, oltre che importanti sotto un profilo simbolico e culturale.

OPPOSIZIONE? LA ORGANIZZA IL CREMLINO

di Giuseppe Gagliano    In Russia un’ondata di repressione si abbatte sulla cosiddetta opposizione non di sistema, termine che designa tutte le organizzazioni che non sono ufficialmente riconosciute come partiti politici e che, di conseguenza, sono tenute fuori dalla competizione elettorale. Alcuni media emblematici dei circoli del dissenso liberale e democratico, molto impegnati contro Vladimir Putin – come la rivista studentesca Doxa o, ancora più emblematico, il canale di notizie online Meduza – si trovano nel mirino della giustizia, sotto l’influenza della legislazione contro l’estremismo (la legge federale volta a “combattere le attività estremiste”, adottata nel 2002, è stata modificata e rafforzata nel 2008 e nel 2015) o quella che disciplina l’attività delle organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri. Questa legge, adottata nel 2012 (rafforzata nel 2020 sul modello della legge americana FARA, Foreign Agents Registration Act, 1938), richiede alle ONG che ricevono finanziamenti dall’estero di registrarsi soprattutto su Internet, a rischio di essere soggette a restrizioni della propria attività o di essere multati.

ARTICO, LA NUOVA E LA VECCHIA RUSSIA

DIROTTAMENTI: IL MIO È PIU’ BELLO DEL TUO

di Maurizio Vezzosi    L’arresto di Roman Protasevich compiuto dalla Bielorussia è certamente un atto di forza, ma non dissimile da operazioni analoghe – anche più clamorose – tentate o compiute da altri Paesi nel passato recente. Se parliamo di dirottamenti, nel 2016 l’Ucraina compì un atto molto simile con un aereo di linea bielorusso (Belavia) a bordo del quale viaggiava l’oppositore di origine armena Armen Martyrosian. Altri dirottamenti nel 2014 e nel 2017 Polonia, Moldavia, Romania e Bulgaria misero in atto due operazioni simili per costringere all’atterraggio l’aereo su cui volava il direttore di Roscosmos Dmitry Rogozin (figura sanzionata dagli Stati Uniti), di fatto con le stesse modalità.

UE E RUSSIA, EPPUR SI PARLANO

di Ivan Timofeev     Si dà ormai per scontato che le relazioni tra la Russia e la Ue siano in uno stato deplorevole da almeno sette anni. Le ragioni del deterioramento emergono con frequente regolarità, formando un fantasioso salvadanaio di risorse tossiche: la crisi ucraina, il caso Skripal, gli incidenti informatici e ora il caso Navalny, insieme a disaccordi su democrazia e diritti umani. Il Parlamento europeo chiede periodicamente che vengano prese misure più dure nei confronti di Mosca. Tra le misure proposte vi sono le sanzioni contro la “cerchia ristretta” del Presidente russo, il blocco del Nord Stream 2, il coordinamento delle politiche di contenimento con gli Stati Uniti, la promozione della democrazia e la cooperazione con le cosiddette “forze democratiche” all’interno della Russia. Le nostre relazioni sono periodicamente scosse da esplosioni di retorica accusatoria e minacce di porre fine al dialogo o ridurlo al minimo. Tuttavia, questo non è avvenuto. Si è scoperto che le relazioni tra Russia e UE hanno una struttura solida e funzionale, caratterizzata da diversi elementi importanti.