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STATI UNITI CONTRO CINA. LA RUSSIA, INTANTO…

La pandemia di Coronavirus ha offerto alla Russia terreno propizio per riavvicinare gli Stati Uniti. Mosca e Washington si sono cambiati assistenza medica, hanno raggiunto un accordo sul petrolio e hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per commemorare la loro partnership durante la Seconda Guerra Mondiale. Mentre una nuova guerra fredda sembra emergere tra gli Stati Uniti e la Cina, è forse in atto una resurrezione della diplomazia triangolare cara a Henry Kissinger?

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Russia e Stati Uniti hanno cercato più volte di ripristinare le loro relazioni, ma senza alcuna risultato. L’impegno dell’amministrazione Clinton con la nuova Russia democratica è stato interrotto dall’espansione verso Est della NATO e dall’intervento militare in Kosovo. Sebbene Vladimir Putin abbia offerto collaborazione alla guerra al terrorismo di George W. Bush, la guerra in Iraq, le “rivoluzioni colorate” nello spazio post-sovietico e la guerra in Georgia hanno messo a dura prova le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Anche il “reset” di Barack Obama non è durato a lungo poiché le crisi in Libia, Ucraina e Siria si sono trasformate in uno scontro geopolitico tra Russia e Stati Uniti.

Questi ripetuti fallimenti illustrano bene il confronto sistemico tra i due paesi. La Russia e gli Stati Uniti hanno concezioni diverse dell’ordine mondiale del dopo Guerra Fredda. Gli Stati Uniti rimangono l’unica superpotenza, ma la Russia si percepisce come un partner alla pari con l’Occidente, non come il perdente nella Guerra Fredda. La Russia si considera una grande potenza globale e l’egemone nello spazio post-sovietico, quindi si oppone all’unilateralismo degli Stati Uniti e all’espansione della loro influenza nell’Europa orientale. Dal canto loro, gli Stati Uniti si rifiutano di riconoscere la sfera di influenza della Russia.

Nonostante il desiderio del presidente Donald Trump di migliorare le relazioni con Putin, le relazioni tra Russia e Stati Uniti si sono inesorabilmente deteriorate a causa delle sanzioni e degli scontri diplomatici. Il Congresso Usa ha preso posizione contro la Russia e ha minato gli sforzi di Trump per migliorare le relazioni bilaterali. La prospettiva di un vero “reset” resta improbabile. Il recente impegno di Mosca con Washington ha un obiettivo limitato, cioè prolungare il Nuovo Trattato START, che è nell’interesse sia americano che russo. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha insistito sulla partecipazione della Cina a un accordo trilaterale sul controllo degli armamenti.

Nel frattempo, la crisi del COVID-19 ha causato attriti tra Cina e Russia, anche se è improbabile che ciò minerà la loro partnership. Le misure discriminatorie contro il Coronavirus della Russia e la chiusura del confine con la Cina dimostrano l’esistenza di una certa sfiducia tra i due Paesi. Tuttavia, la Russia ha bisogno della Cina per il suo sviluppo economico e tecnologico. L’economia cinese ha sofferto relativamente meno per la pandemia ed è supportata da un ambizioso pacchetto di stimoli, quindi diventerà un motore chiave della ripresa economica della Russia dopo la crisi. Le economie russa e cinese sono complementari e il commercio tra i due Paesi è aumentato del 3,4% nel primo trimestre di quest’anno grazie alla crisi del prezzo del petrolio.

La Russia, inoltre, vorrebbe incentivare la produzione nazionale di tecnologia, perché a causa delle sanzioni il suo accesso ai fornitori occidentali è limitato. Nello stesso tempo, però, ha aumentato le importazioni di apparecchiature ad alta tecnologia dal mondo non occidentale. Nello specifico, i prodotti cinesi, che offrono affidabilità a un prezzo ragionevole, hanno soppiantato sia quelli di fabbricazione russa sia quelli prima offerti dalle aziende occidentali. Di conseguenza, la russa MTS ha firmato un accordo con Huawei per costruire la sua infrastruttura 5G. L’abbraccio della Russia a un sistema di sorveglianza di massa con riconoscimento facciale rafforzerà anche la sua cooperazione con la cinese Hikvision.

Ancora più importante, la partnership Russia-Cina è guidata da fattori sistemici, vale a dire dalla comune resistenza all’egemonia americana. Sia la Cina sia la Russia si oppongono all’ordine mondiale incentrato sull’Occidente. Con le sanzioni alla Russia e la guerra commerciale con la Cina, poi, gli Stati Uniti hanno ulteriormente avvicinato i due Paesi. E mentre il COVID-19 sottolineava il pragmatismo delle relazioni tra Russia e Cina, Putin e Xi Jinping hanno molto lavorato per ridurre le tensioni sul terreno.

Nella prospettiva di un nuovo ordine bipolare dopo il Coronavirus, la Russia sarà probabilmente indotta a fare squadra con la Cina contro gli Stati Uniti. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina sono aumentate con l’arrivo del Coronavirus e Washington considera la Cina come il suo principale rivale. Ed è difficile credere che la Russia cambierà radicalmente la sua politica estera nei confronti degli Stati Uniti, poiché la divergenza è ormai così profonda da non poter essere risolta facilmente. Washington ha anche poco da offrire alla Russia per spingerla ad allontanarsi dalla Cina. Le relazioni tra Russia e Stati Uniti rimarranno tese, se non gelide. È quindi probabile che la Russia, nella nuova Guerra Fredda, farà blocco con la Cina come partner di seconda fila.

Gli esperti russi insistono sul fatto che la Cina ha bisogno della Russia per affrontare le questioni internazionali, e che quindi dovrà tener conto degli interessi russi. Ma è inevitabile che, data la sua crescente dipendenza dalla Cina, la Russia si dovrà limitare al ruolo del secondo violino,  sia pure giocato con astuzia. C’è un terzo scenario, in cui la Russia funge da elemento di equilibrio per prevenire qualsiasi egemonia globale, cinese o americana. Ma se Vladimir Putin vuole riportare la Russia al rango dipotenza globale indipendente, Mosca deve intensificare gli sforzi per sviluppare relazioni con altre potenze regionali, tra cui l’Unione Europea, il Giappone e l’India.

di Frank Ka Ho Wong

Pubblicato in The Diplomat

Frank Ka-Ho Wong è ricercatore presso la Education University di Hong Kong. È uno specialista delle relazioni tra Russia e Cina e della politica russa per l’Asia.

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