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Biden e Putin, tutto torna al suo posto. Anche la Cina

Alla fin fine, la grande politica internazionale è una cosa semplice. È complicata nelle tattiche, nelle manovre, nei trucchi. Lo è molto meno nelle strategie. Alla vigilia del summit tra Joe Biden e Vladimir Putin questa realtà si è affermata con lampante chiarezza. La strategia degli Stati Uniti è quella tipica di tutti gli imperi: divide et impera. La nuova amministrazione prima ha molto lavorato per dividere l’Europa dalla Russia, tentando fino all’ultimo di minare anche il ridotto della Germania e della sua ostinazione nel mantenere con Mosca l’accordo sul gasdotto Nord Stream 2. Poi, dopo aver dichiarato in ogni dove che la Russia era come sempre l’impero del male assoluto (Possiamo dire che Putin è un assassino? Sì sì), è passata a cercare di dividerla della Cina, che è il vero avversario strategico degli Usa, dicendo quanto sarebbe bello avere un buon rapporto con Putin (“Un avversario degno”) e i suoi hacker-sicari-torturatori. Non a caso Biden si presenta a Ginevra con un dono ben augurale: la dichiarazione che l’Ucraina non è pronta a entrare nella Nato. Il che, detto di passaggio, dimostra (se ve ne fosse stato bisogno) che nella strategia americana Kiev è una pedina da giocare secondo necessità. Molto più di quanto lo sia la Bielorussia per la Russia. Il che rende plasticamente  la differenza di potere reale tra i due Paesi.

VISTO DA MOSCA: AMICI DELLA CINA, NON ALLEATI

di Vladimir Vinokurov    Nella comunità internazionale degli esperti di geopolitica è molto cresciuto l’interesse per il riavvicinamento tra Cina e Russia. La discussione è iniziata con il ministero della Difesa giapponese, che ha pubblicato il suo Libro Bianco della Difesa nell’estate del 2020. In esso si dice che i ministeri degli Esteri di entrambi i Paesi rifiutano l’idea di una “alleanza militare”. Ma anche che, visto il rafforzamento dell’interazione tra i due Stati, è necessario monitorare lo sviluppo della cooperazione russo-cinese. Nel marzo del 2021, il segretario di Stato americano Anthony Blinken, in una riunione dei ministri degli esteri della NATO, ha chiesto una partnership “nell’area delle nostre preoccupazioni su Russia e Cina”. Poco dopo l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Josep Borrell ha accusato Mosca e Pechino di usare un linguaggio molto simile quando parlano dell’Occidente e degli Stati Uniti. A loro volta gli analisti dell’Atlantic Council, in un recente rapporto, The China Plan: A Transatlantic Blueprint for Strategic Competition, notano che le relazioni militari tra Cina e Russia potrebbero rappresentare un grave problema per la NATO. Finora gli esperti hanno escluso la possibilità di un’alleanza militare ufficiale. Ma entrambi i Paesi, a loro avviso, non sono contrari a speculare su una simile prospettiva.

STATI UNITI CONTRO CINA. LA RUSSIA, INTANTO…

La pandemia di Coronavirus ha offerto alla Russia terreno propizio per riavvicinare gli Stati Uniti. Mosca e Washington si sono cambiati assistenza medica, hanno raggiunto un accordo sul petrolio e hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per commemorare la loro partnership durante la Seconda Guerra Mondiale. Mentre una nuova guerra fredda sembra emergere tra gli Stati Uniti e la Cina, è forse in atto una resurrezione della diplomazia triangolare cara a Henry Kissinger?

PERCHE’ A BIDEN IL CREMLINO PIACE NEMICO

di Andrej Kortunov – Nelle analisi di politica estera degli americani, Russia e Cina sono da tempo diventate le principali minacce geopolitiche per gli Stati Uniti. Spesso non viene fatta alcuna distinzione tra i due Paesi. Sono elencati magari insieme con Iran, Corea del Nord, Siria, Venezuela e altre fonti di preoccupazione per Washington. Nel complesso, le linee strategiche del “doppio contenimento” sono le stesse sia per Mosca sia per Pechino. Ci sono tuttavia politici ed esperti più acuti che provano a mettere in rilievo non solo le somiglianze ma anche le differenze tra i due avversari strategici dell’America. Anche Joe Biden si è pronunciato e ha detto che la Russia è oggi il principale nemico degli Stati Uniti, mentre la Cina è il principale concorrente.

VISTO DA MOSCA: SE IL CATTIVO È LA CINA

Nelle elezioni presidenziali americane del 2016, la Russia fu scelta come capro espiatorio per giustificare la sconfitta subita dal candidato del Partito Democratico. Mosca fu accusata di aver interferito nell’esito del voto attraverso la diffusione di false informazioni. Dopo le elezioni fu anche avviata un’indagine giudiziaria che peraltro si concluse senza portare prove della manipolazioneNonostante ciò, nel 2017 e nel 2018 gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche contro entità russe. Ciò ha portato all’ulteriore inasprimento di rapporti già minati dalla crisi ucraina nel 2014. Come atto di rappresaglia per la presunta ingerenza di Mosca, il Congresso degli Stati Uniti ha varato nuove sanzioni economiche. La Russia era così diventata il cattivo per eccellenza, quello da rimproverare per qualunque disgrazia, che fosse l’avvelenamento dell’ex spia Sergei Skripal nel 2018 o i presunti bombardamenti russi sui civili innocenti nella parte Est di Aleppo. La Russia era colpevole di tutto, anche quando mancavano le prove.