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CENTRALE DI OSTROVETS, LE PAURE DELL’UCRAINA

La centrale nucleare di Ostrovets, costruita in Bielorussia e finanziata dalla Russia, è vista nel Baltico, in Polonia e in Ucraina come un segno dell’espansionismo economico e militare del Cremlino. Ecco perché.

Nell’agosto del 2020, dopo dodici anni di lavori, sono iniziate le operazioni di avvio del primo reattore della centrale nucleare di Ostrovets. Ciò significa che la centrale diventerà operativa dal punto di vista commerciale nel primo trimestre del 2021. Da quel momento, la Bielorussia si trasformerà da importatore di elettricità in esportatore. Tutto questo, però, è solo virtuale, perché nessuno è disposto ad acquistare elettricità bielorussa. La Polonia e gli Stati baltici hanno espresso un rifiuto categorico. L’Ucraina ha capacità produttive che sono pienamente in grado di soddisfare la domanda sul mercato interno ed estero.

La Federazione Russa si aspettava una simile reazione del mercato. Nonostante tutto, ha continuato a finanziare il progetto della centrale al 90% e garantisce alla alla Bielorussia l’accesso a prestiti fino a 10 miliardi di dollari. Qual è, dunque, l’interesse di Mosca? Inoltre, come farà la Bielorussia a pagare i debiti? La risposta a queste domande si trova nei veri obiettivi della Federazione Russa. Consideriamo tre opzioni.

Prima ipotesi: difesa. Oggi, Rosatom (l’ente di Stato russo per la produzione di energia nucleare, n.d.T.) sta costruendo centrali nucleari in Bielorussia, Finlandia e Ungheria. Inoltre, le autorità russe sperano di costruire nuovi reattori nella Repubblica Ceca. La geografia dei progetti nucleari assomiglia ai confini dell’ex blocco orientale durante la Guerra Fredda. Questo fatto suggerisce che la Federazione Russa sta usando l’energia per aumentare la dipendenza politica dei Paesi dell’Europa centrale e creare una linea difensiva. La strategia di Mosca sarà probabilmente la seguente. Una centrale nucleare è un’infrastruttura critica nonché una fonte di potenziale contaminazione radioattiva. Pertanto, è possibile escludere la conduzione di azioni militari su larga scala posizionando i reattori a una certa distanza.

Seconda ipotesi: attacco. Il posizionamento di centrali nucleari nei Paesi europei consente anche alla Federazione Russa di predisporre uno spazio utile per un potenziale scontro con le forze della NATO. Ad esempio, il corridoio di Suwalki. La sua larghezza è di 100 chilometri. Napoleone Bonaparte nel 1812 usò questa direttrice per il suo attacco contro Smolensk. Il comandante tedesco Hindenburg nel 1914 approfittò di quest’area per attaccare l’impero russo. Le truppe fasciste nel 1939 occuparono il territorio attraverso questa regione secondo il patto Molotov-Ribbentrop.

Forse il Cremlino pensa che un intervento da parte della Polonia in soccorso di questa regione sarebbe complicato a fronte di un rapido movimento di carri armati e truppe meccanizzate. In tali condizioni, le truppe russe potrebbero sperare di ottenere la superiorità. Lo scopo di una simile operazione militare potrebbe essere l’apertura di un corridoio terrestre verso la regione di Kaliningrad, l’annessione dei Paesi baltici, l’accesso alle risorse minerarie. Bisogna anche notare che ci sono riserve importanti di titanio e vanadio nelle vicinanze della città di Suwalki. Le leghe di questi metalli sono utilizzate nell’energia nucleare e nell’industria spaziale.

Dopo l’occupazione russa del Donbass ucraino e della Crimea, l’accesso ai giacimenti di gas di scisto e di idrocarburi nel Mar Nero e nel Mare di d’Azov è andato perso. Ciò è stato preceduto dagli eventi del 2012-2013, quando il Governo, allora fedele alla Russia, ha finanziato attivamente i lavori per lo sviluppo di giacimenti di gas e nuove infrastrutture in Crimea. Inoltre, l’occupazione a lungo termine del Donbas ucraino sarebbe stata impossibile senza fonti alternative di approvvigionamento di gas dalla Russia.

Pertanto, la costruzione di una centrale nucleare bielorussa è per la Russia un investimento strategico. Nella ricostruzione di una Urss in nuovo formato, potrebbe essere necessario per fornire energia elettrica a Kaliningrad, alla Bielorussia, così come agli Stati del Baltico. Ulteriori quantità di energia sarebbero inoltre necessarie per sostenere le forze armate della Federazione Russa. Questa ipotesi merita uno studio analitico separato.

Terza ipotesi: influenza geopolitica. Fu Stalin a suggerire di utilizzare le risorse energetiche per risolvere i problemi geopolitici, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tale strumento politico d’influenza, nonostante una grave carenza sul mercato interno sovietico, fu testato nel 1948 con la fornitura di petrolio e prodotti petroliferi alla Finlandia e alla Bulgaria. In cambio diquella fornitura di risorse energetiche, la Finlandia si impegnò a non aderire alla NATO e a diventare uno Stato non allineato.

Dal primo giorno della sua fondazione, la Federazione Russa ha costruito la sua politica estera e interna sul principio dell’unico discendente dell’URSS. Mosca ripete costantemente due narrazioni storiche. La prima è che l’Unione Sovietica ha sconfitto in modo indipendente il regime fascista tedesco. La seconda, che l’URSS ha sostenuto i Paesi dell’Europa centrale e orientale, in particolare con l’approvvigionamento di risorse energetiche.

Ciò significa che l’attuale amministrazione del Cremlino ha stabilito una rotta strategica per ripristinare l’influenza globale di Mosca secondo i piani sovietici. Pertanto, la Federazione Russa sta attivamente agendo sul fronte energetico, costruendo centrali nucleari, nuovi gasdotti, infrastrutture GNL, sviluppando la regione artica, finanziando conflitti armati per eliminare i concorrenti e facendo pressioni anche attraverso le élite corrotte di altri Paesi per ottenere condizioni convenienti per la vendita di elettricità russa, petrolio e altre risorse.

In effetti, la lotta per il ruolo dell’URSS nella storia è diventata la principale forza trainante della geopolitica aggressiva della Federazione Russa e la condizione necessaria per la sua esistenza futura. In particolare, l’importanza storica dell’Unione Sovietica serve al Cremlino anche per rafforzare la cooperazione strategica con la Cina, dove l’ideologia comunista è il fondamento di tutti i processi statali.

Per riassumere, Mosca sta considerando tutti e tre gli scenari: difesa, attacchi e ripristino dell’influenza geopolitica. Pertanto, i paesi dell’Unione europea devono sviluppare la cooperazione con la NATO, per mantenere l’unità e i valori democratici.

di Maksim Bielawski per BiznesAlert.com

Maksim Bielawski è un ricercatore e collaboratore del Razumkov Centre di Kiev (Ucraina)

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