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Posts tagged as “Cremlino”

WAGNER, PARAMILITARI UN TEMPO PREZIOSI. ORA…

di Giuseppe Gagliano     Nella strategia russa, la proiezione dei mercenari all’estero sembra derivare principalmente da un calcolo a breve termine, più che da un investimento politico a lungo termine. Il tema è arrivato sulla scena internazionale nel 2014, durante la crisi ucraina, quando gli uomini del gruppo Wagner sono comparsi in gran numero accanto ai separatisti nella regione di Lugansk. Se inizialmente erano assimilati agli uomini del GRU, il servizio di intelligence militare russo, questi paramilitari si sono distinti in diverse azioni in Crimea e Donbass contro i lealisti ucraini. La loro mobilitazione fa parte della strategia di Mosca per rafforzare la propria influenza politica e strategica evitando di apparire apertamente in prima linea. Queste forze “volontarie” irregolari  riducono il numero e la visibilità sul terreno dei soldati professionisti dell’esercito russo. Inoltre, il confine poroso tra il settore pubblico e i gruppi privati ​​facilita il trasferimento di personale addestrato e rapidamente schierabile.

OPPOSIZIONE? LA ORGANIZZA IL CREMLINO

di Giuseppe Gagliano    In Russia un’ondata di repressione si abbatte sulla cosiddetta opposizione non di sistema, termine che designa tutte le organizzazioni che non sono ufficialmente riconosciute come partiti politici e che, di conseguenza, sono tenute fuori dalla competizione elettorale. Alcuni media emblematici dei circoli del dissenso liberale e democratico, molto impegnati contro Vladimir Putin – come la rivista studentesca Doxa o, ancora più emblematico, il canale di notizie online Meduza – si trovano nel mirino della giustizia, sotto l’influenza della legislazione contro l’estremismo (la legge federale volta a “combattere le attività estremiste”, adottata nel 2002, è stata modificata e rafforzata nel 2008 e nel 2015) o quella che disciplina l’attività delle organizzazioni che ricevono finanziamenti esteri. Questa legge, adottata nel 2012 (rafforzata nel 2020 sul modello della legge americana FARA, Foreign Agents Registration Act, 1938), richiede alle ONG che ricevono finanziamenti dall’estero di registrarsi soprattutto su Internet, a rischio di essere soggette a restrizioni della propria attività o di essere multati.

Giù le mani da Olga Misik, per il bene della Russia

Il caso di Olga Misik, 19 anni, condannata a due anni e un mese di “restrizione della libertà personale” per atti di vandalismo, è passato sotto relativo silenzio. Ovvio, lei non ha la potenza di fuoco di Navalny, non riesce a mobilitare i benintenzionati e i malintenzionati russi e occidentali. Eppure, secondo me, il “caso Misik” è molto, molto più interessante e grave del caso Navalny. E provo a dire perché.

NAVALNY E LA SVOLTA DEL CREMLINO

di Giovanni Pigni   L’ora più buia  sembra giunta per Aleksey Navalny e i suoi sostenitori. La Procura di Mosca vuole bollare come “estremista” l’organizzazione del principale dissidente russo, di recente condannato a due anni e otto mesi di carcere. Secondo l’accusa, “nascondendosi dietro slogan liberali”, il movimento mirerebbe a “destabilizzare la situazione sociale e politica del Paese”. Per le organizzazioni estremiste sono previste condanne penali non solo per organizzatori e membri, ma anche per i finanziatori e per chi diffonde materiale online. In sostanza, in caso di sentenza sfavorevole, il movimento di Navalny verrebbe messo fuorilegge: un colpo durissimo, se non fatale, per l’opposizione non sistemica – termine che indica i movimenti al di fuori dell’establishment politico leale al Cremlino – di cui Navalny è diventato di fatto il leader.

I CITTADINI RUSSI, LO STATO E NOI

di Fulvio Scaglione   Lettera da Mosca negli ultimi tempi ha più volte ospitato analisi sul momento della Russia e sul possibile contrasto tra la stabilità macroeconomica perseguita dal Cremlino e la possibilità di ridare slancio all’economia russa e avviarla a un più rapido e deciso sviluppo. Potete leggere un paio di esempi qui e qui. Sono ragionamenti legittimi, soprattutto se applicati a un Paese in cui il reddito reale dei cittadini è calato di oltre il 10% negli ultimi sette anni. Un Paese ricchissimo di materie prime che ormai è ufficialmente in stagnazione.

CLASSE MEDIA, SCONTENTA MA ANCORA FEDELE

di Jake Cordell    Dopo anni di rapida espansione durante il primo mandato presidenziale di Vladimir Putin, la classe media russa si è contratta a partire dal suo ritorno in carica nel 2012. Il duro confronto con l’Occidente dopo l’annessione della Crimea, le conseguenti sanzioni e l’attenzione del Cremlino alla stabilità macroeconomica a scapito dello sviluppo hanno consolidato una stagnazione che ha colpito duramente i ceti medi. Secondo recenti ricerche, la classe media russa si è ridotta del 20% durante la crisi economica degli anni successivi.

Russi conformisti o saggi? Parliamone

Lettera da Mosca resta fedele ai suoi intenti, primo fra tutti quello di pubblicare materiali non banali sulla Russia, a prescindere dall’orientamento ideologico e dalla provenienza. Per provare a capire prima di giudicare. E per uscire da quella brutta sceneggiatura hollywoodiana, genere “Ti spiezzo in due”, che è nella maggior parte dei casi l’informazione corrente sulla Russia. Per questo abbiamo pubblicato i due interessanti articoli ( qui e qui) di Andrey Kolesnikov, prestigioso osservatore della società e della politica russa. In essi l’autore spiega perché il consenso per Navalny non cresce, anzi, pare addirittura calare. E perché la maggioranza (più o meno silenziosa) dei russi continua a stare dalla parte di Vladimir Putin e del Cremlino.

PERCHÈ IL RUSSO MEDIO NON SEGUE NAVALNY (1)

di Andrey Kolesnikov      Secondo un recente sondaggio, l’avvelenamento, il ritorno in Russia e la successiva prigionia hanno solo aumentato la sfiducia e la disapprovazione del pubblico russo nei confronti di Aleksey Navalny, come dimostra un recente sondaggio. La spiegazione non potrebbe essere più banale: in questo caso l’ambasciatore porta pena. Con le sue indagini sugli alti funzionari e il film sul “palazzo di Putin”, Navalny ha presentato nuove prove della corruzione e del fallimento morale della leadership del Paese. Ma la maggioranza silenziosa, il russo medio, non vuole sapere e preferisce rimuovere le informazioni negative e compromettenti sul proprio Paese.

RETE GIU’ IN RUSSIA: SOLO UN GUASTO?

Nella giornata di ieri (per la precisione, fino alle 14,45 ora locale) la Rete russa ha vissuto un down di proporzioni inedite. Il 92% degli utenti di Rostelekom, il maggiore prevede Internet di Russia, ha denunciato difficoltà di funzionamento. Per ore sono stati irraggiungibili i siti della Presidenza, del Governo, del Primo Ministro, del Comitato Investigativo, di Rockomnadzor (l’Agenzia federale per i diritti del consumatore e la protezione del malato), della Procura generale di Russia, della Duma (camera bassa del Parlamento), del ministero dell’Industria e del Commercio, del Consiglio di Sicurezza e del ministero dello Sviluppo Economico. Sono rimasti bloccati gli Internet banking di Alfa Bank, Qiwi, BTB e delle Poste russe. Altre aziende e istituzioni (per esempio l’agenzia Tass o il motore di ricerca Yandex, il più frequentato del Paese) hanno patito grosse difficoltà.  Così a lungo, e soprattutto in modo così mirato ai centri decisionali, la Rete russa non era mai stata a terra. Identico problema in molte regioni: Rete fuori uso per i siti del Governo locale, della magistratura e delle forze dell’ordine di Celyabinsk, Kusk e Murmansk, difficoltà in molti altri centri.

ATLANTIC COUNCIL: BIDEN SVEGLIA, BASTA SANZIONI

di Emma Ashford e Matthew Burrows    Il 17 gennaio, appena tre giorni prima dell’insediamento del presidente Joe Biden, Aleksei Navalny è tornato a Mosca dalla Germania, dove stava ricevendo cure mediche a seguito di un fallito tentativo di omicidio da parte del Cremlino. Entro una settimana dal suo ritorno, il noto dissidente è stato arrestato, processato e mandato in prigione. L’amministrazione Biden ha promesso sia di sostenere i diritti umani sia di impegnarsi con gli avversari per promuovere gli interessi americani. Ha mantenuto la prima di queste promesse il 2 marzo, quando ha emesso nuove sanzioni contro società e individui russi legati all’avvelenamento di Navalny.