Secondo Rosstat, la popolazione di Mosca è diminuita di 42.000 persone nel 2020. Per la prima volta dal 1992, dunque, quando il calo era stato di meno di duemila persone, la capitale russa ha visto diminuire in modo significativo i propri abitanti. Il calo del 2020, infatti, è stato il più netto degli ultimi trent’anni. Gli esperti danno la colpa alla pandemia e fanno notare che il coronavirus ha aumentato il numero dei morti e ha ridotto la volontà dei russi di altre località di trasferirsi a Mosca.
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"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.
Circola un po’ di stupore per la tenacia con cui la Germania difende il progetto del gasdotto Nord Stream 2. Riuscendo, in quel modo, a fare due dispetti nello stesso tempo. Uno alla Russia, che dalla Merkel viene di continuo attaccata sull’Ucraina e sui diritti civili (vedi alla voce Navalny, curato in quella Germania che è stata molto decisa nel denunciare l’avvelenamento da Noviciok). E l’altro agli Usa, che da Trump a Biden non cessano di manifestare il proprio scontento per l’avanzamento del gasdotto, ormai pronto al 90%.
di Aleksander Baunov Per molti anni si è pensato che se gli Stati Uniti si fossero allontanati dalla loro alleanza con l’Europa, ciò avrebbe portato l’Europa a riavvicinarsi alla Russia. Sembrava uno scenario puramente ipotetico. Poi Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti e la teoria è stata messa alla prova. Il nazionalismo di Trump, il suo scetticismo sull’euro e la NATO, il suo sostegno alla Brexit e il ritiro unilaterale da accordi che invece erano apprezzati dai Paesi Ue – come quello di Parigi sul cambiamento climatico e quello sul nucleare iraniano – crearono rapidamente una frattura tra Europa e Stati Uniti. La pandemia e il comportamento di Trump durante le elezioni presidenziali del 2020 hanno solo peggiorato le cose. Per la prima volta in oltre mezzo secolo, l’Europa è stata costretta a prendere le distanze dalla leadership degli Stati Uniti.
Jon Matze, amministratore delegato e co-fondatore del servizio di instant messaging Parler, è stato licenziato dal consiglio di amministrazione, a sua volta presieduto da Rebekah Mercer, imprenditrice molto vicina al Partito repubblicano. La motivazione ufficiale è quella tipica in questi casi: divergenze sullo sviluppo del prodotto. Pare però che il contrasto più serio sia avvenuto sul modo di moderare i contenuti. Ricordiamo che Parler, diventato il rifugio della destra trumpiana dopo che il Presidente era stato “espulso” dai social network tradizionali, era stato poi boicottato da Amazon (che aveva disabilitato i server che lo ospitavano) come da Apple e Google, che avevano eliminato la app del social network dai loro store. A Parler, inoltre, veniva rimproverato di essere servito da strumento organizzativo a molti dei gruppi che, il 6 gennaio scorso, avevano dato l’assalto al Campidoglio di Washington.
Il ministero dello Sviluppo Informatico, diretto dal ministro Maksut Shadaev, ha proposto di rendere possibile la registrazione di informazioni relative alle chiamate da e per i cellulari, il loro costo e la loro durata, nonché sulla posizione dei telefoni cellulari stessi, superando le norme sulla segretezza delle comunicazioni. Il Ministero sta discutendo un apposito progetto di legge con gli operatori del settore e con gli altri dicasteri interessati. Secondo tale progetto, il ministero dell’Interno, l’FSB e l’UST potrebbero chiedere agli operatori telefonici e ottenere tali informazioni anche senza l’autorizzazione del giudice. Ma se l’idea del Ministero fosse accolta, i dati in tal modo ottenuti non potrebbero essere contestati né espunti dai procedimenti giudiziari. Nel frattempo, lo stesso ministero dello Sviluppo Informatico ha preparato gli emendamenti alla Legge sulle Comunicazioni che, appunto, consentirebbero al ministero degli Affari Interni, all’FSB e all’UST di ottenere i dati sulle telefonate anche senza una decisione del tribunale.
di Fulvio Scaglione Lettera da Mosca negli ultimi tempi si è occupata due volte di Sputnik V, il discusso (in Occidente) vaccino russo anti-Covid. Si veda qui e qui. L’intento degli interventi non era di stabilire se il vaccino russo funzionasse o meno: non siamo scienziati e non ci permetteremmo mai un simile abuso. Si voleva invece sottolineare che Sputnik V era stato fin dall’inizio dismesso e giudicato inaffidabile non tanto per ragioni medico-scientifiche ma piuttosto per ragioni geopolitiche. Era stato considerato un bluff propagandistico nazionalistico di Vladimir Putin, nulla più. Se alla base ci fossero state ragioni diverse, ci si sarebbe almeno premurati di prendere contatto con Mosca per saperne di più, per capire. Primo, perché i laboratori russi (ancor più quelli militari) non vanno presi sotto gamba. Secondo, perché se per combinazione il vaccino russo fosse stato promettente, c’era modo di salvare qualche (forse tante) vite in più.
https://youtu.be/-fBAMyLx5-U







