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Fulvio Scaglione

Posts published by “Fulvio Scaglione”

"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.

NETANYAHU E PUTIN, IL PATTO

Sia chiaro, pareri solidi e certezze sono merce rara, e sarebbe tanto bello averne, con quel che succede dall’Ucraina a Gaza. Eppure, ci stiamo facendo l’idea che se in Medio Oriente non è ancora venuto giù tutto sia perché sta tenendo il patto tra Russia e Israele, e in particolare tra Vladimir Putin e Benjamin “Bibi” Netanyahu. Strano? No, per niente. Almeno per chi prova a guardare oltre le stentoree dichiarazioni di principio, che vano bene per i giornali ma nella politica internazionale contano fino alla dichiarazione successiva e di tenore opposto.

DA GAZA ALL’UCRAINA: TATTICHE, STRATEGIE, POLITICHE

di Andrea Muratore – Iniziamo questa analisi con un mea culpa: l’articolo, promesso a Lettera da Mosca a tragedia del 7 ottobre ancora “calda”, doveva inizialmente vertere esclusivamente sulle similitudini tra le tattiche impegnate da Hamas nell’assalto da Gaza a Israele nel Sabato nero e le incursioni mordi e fuggi dei commando ucraini che hanno prodotto apprezzabili risultati contro le forze russe nelle aree occupate del Paese. Una tattica “anfibia” con un uso coordinato di più armi, dalla saturazione delle difese missilistiche all’utilizzo asimmetrico dei droni, passando per gli assalti localizzati a centri di comando che ha permesso i successi locali su cui si è innestata l’infiltrazione dei jihadisti e il conseguente massacro.

A VOLTE RITORNANO… IN RUSSIA

Nel settembre del 2022, l’epoca della mobilitazione riportò nelle file dell’esercito russo almeno 300 mila persone. Molto più numerosi furono coloro che, per dissenso politico oppure per non rischiare di andare al fronte, decisero di lasciare la Russia. e si trattava quasi sempre di un segmento giovane e professionalmente preparato della popolazione.Le valutazione sono state molte e diverse. Il Financial Times, per esempio, cita i dati raccolti dal sito di opposizione Re:Russia che, analizzando Paese per Paese i visti e i transiti, calcolò che gli emigrati erano da 820 a 920 mila. Altri, come Forbes, hanno avanzato la cifra di 700 mila. Il canale The Bell, sempre molto critico nei confronti delle politiche putiniane, ha parlato di 500 mila persone nel 2022. Altre fonti hanno spaziato da 500 mila a 1,1 milione di emigrati. Ora, però, è proprio il Financial Times a lanciare un altro “allarme”: circa il 15% di coloro che erano partiti, cioè circa 120mila persone, sono rientrati. Insomma: a volte ritornano. Anche nella Russia di Putin.

INTELLIGENCE, I SEI “BUCHI” DI ISRAELE

da Il sussidiario.netdi Giuseppe Gagliano – È da circa due settimane che i principali analisti internazionali si chiedono cosa non abbia funzionato nell’ambito dell’intelligence israeliana. Ebbene, possiamo arrivare ad alcune conclusioni ampiamente dimostrabili almeno fino a questo momento. In primo luogo l’intelligence israeliana era certamente in possesso di indicatori di avvertimento relativi all’attacco e questi indicatori sono stati valutati in modo errato. Nello specifico la divisione di intelligence delle Forze di difesa israeliane (IDF), nota come intelligence militare israeliana (IMI), e l’Agenzia per la sicurezza israeliana (ISA), monitorano Hamas da anni. Sappiamo che queste due agenzie hanno condotto una valutazione della situazione circa due settimane prima dell’attacco del 7 ottobre. La valutazione formulava una conclusione molto chiara e cioè che Hamas non aveva alcun interesse ad attaccare Israele a breve termine. Questa previsione è stata comunicata al primo ministro israeliano e al ministro della Difesa.

SCHROEDER, UN PIANO PER LA PACE IN UCRAINA

“Ecco perché i negoziati di pace tra Ucraina e Russia sono falliti”. L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, in un’intervista al Berliner Zeitung, ha raccontato come, secondo lui, gli Stati Uniti hanno ostacolato il negoziato di pace tra Mosca e Kiev, come l’anno scorso si è trovato a fare da mediatore tra Russia e Ucraina e come si potrebbe trovare ora una via d’uscita dalla crisi.

AVDEEVKA E DNIPRO, LA GUERRA DELLE OFFENSIVE

di Pietro Pinter – Nel Sud dell’Ucraina sta iniziando la stagione delle piogge, presto la rasputitsa – la trasformazione del terreno in fango tipica della regione – renderà impraticabili manovre su larga scala nel paesaggio prevalentemente agricolo che caratterizza le zone dello Zhaporozhye, dove la fallita offensiva estiva ucraina ha concentrato le sue forze. Sarà ancora possibile ottenere successi tattici, ma gli obiettivi strategici andranno posticipati all’inverno o alla tarda primavera. Questo non significa, però, che nel resto dell’Ucraina si smetterà di combattere durante l’autunno. Con la deintensificazione dell’offensiva ucraina, la Russia ha lanciato una sua controffensiva dagli obiettivi piuttosto modesti: migliorare marginalmente le posizioni dalla giuntura tra Donetsk e Zhaporozhye al confine russo con l’oblast’ di Kharkov e assediare Avdeevka.

HA STATO PUTIN, ANCHE A GAZA

Per un paio di giorni i soliti noti hanno cercato di convincere i loro lettori che dietro l’attacco omicida di Hamas da Gaza contro i civili e i soldati di Israele ci fosse la mano della Russia. Prima sono andati giù piatti piatti, senza vergogna. Poi sono arrivate le smentite (per esempio quella dell’ambasciatore di Israele in Russia, Alexandr Ben Avi, che ha definito quell’interpretazione “una totale sciocchezza”) e allora hanno cominciato a svicolare: eh ma forse i droni, eh ma forse il Gruppo Wagner approvava… Infine hanno riattaccato a parlare di una possibile “nuova crisi energetica” che faceva sorridere Putin dopo che lo stesso aveva perso la prima guerra dell’energia, quella con cui gli europei si sono sganciati dalle forniture russe. Vecchia canzone spompata. È vero, non compriamo più gas dalla Russia. Lo compriamo altrove ma pagandolo tre volte tanto, subendo l’impennata dell’inflazione e un generale calo dello sviluppo economico.   La zona euro è ufficialmente in recessione e l’economia della locomotiva d’Europa, la Germania, è una pallida imitazione di ciò che era prima della grande vittoria energetica su Putin.

Quindi sarà anche vero che avevamo sviluppato una “dipendenza” energetica dalla Russia. Però dalla dipendenza ci siamo liberati, mentre una fonte più affidabile ed economica della Russia non l’abbiamo trovata. E intanto la prode Europa, dovendo dipendere dall’Azerbaigian del dittatore Ilham Aliev, non può nemmeno spendere una parola per l’Armenia per non restare al freddo. Mentre la Cina e l’India e gli altri Paesi che comprano gas e petrolio russo a prezzi di saldo ci mangiano in testa. Abbiamo fatto questa scelta politica, ok. Ma chiamarla vittoria pare un po’ troppo.

HAMAS E I SUOI SEGRETI MILITARI

da Il Sussidiario.netdi Giuseppe Gagliano – L’operazione di Hamas al-Aqsa Flood, iniziata il 7 ottobre, ha segnato il primo conflitto su larga scala all’interno dei confini di Israele dalla guerra arabo-israeliana del 1948. Tuttavia, a differenza della coalizione di eserciti arabi che affrontò 75 anni fa, Israele ora ha di fronte un’alleanza di gruppi sub-statali. Guidata dall’ala militare di Hamas, le Brigate al-Qassam, questa alleanza comprende la Jihad islamica palestinese, sostenuta dalla Siria e dall’Iran, e una serie di gruppi laici, come le Brigate dei Martiri al-Aqsa allineate al Fatah, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (DFLP).

FSB, IL MISTERO BESEDA

A soli 37 anni, Kyrylo Budanov è uno degli uomini più potenti dell’Ucraina. Almeno da quando, nell’agosto del 2020, il presidente Zelensky l’ha messo alla testa della Direzione dell’intelligence del ministero della Difesa. Non parla molto, Budanov, ma quando lo fa dice sempre cose interessanti. Una delle sue ultime dichiarazioni è arrivata in risposta alla domanda su quale, tra gli ufficiali russi, ritenesse il più pericoloso per l’Ucraina. In modo piuttosto sorprendente, Budanov ha fatto il nome del generale Sergej Beseda: “Ci ha sempre dato problemi, resta una persona per noi difficile”.

NUCLEARE, LA RUSSIA E LA BOMBA “PICCOLA” (3)

da SWP (Stiftung Wissenschaft und Politiik)di Lydia Wachs – Di conseguenza, l’elemento nucleare ha tre funzioni principali: deterrenza attraverso la minaccia di escalation, uso effettivamente limitato per gestire l’escalation e ritorsione o guerra massiccia in caso di escalation. Esiste inoltre un legame molto più stretto tra le capacità non nucleari e quelle nucleari rispetto all’Occidente. Ciò è evidente anche in termini organizzativi: ad esempio, le forze russe non sono strutturate in forze nucleari strategiche o non strategiche. Piuttosto, la Russia distingue funzionalmente tra forze generali (sily obshchego naznacheniya), che dovrebbero ottenere effetti direttamente nel teatro delle operazioni militari, e forze di deterrenza strategica (strategicheskiye sily sderzhivaniya), che vanno dalle armi strategiche convenzionali alle armi nucleari strategiche. A causa di questa maggiore integrazione delle capacità convenzionali e nucleari, alcuni esperti occidentali sostengono che, rispetto all’approccio degli stati NATO, la soglia nucleare della Russia è molto più sfumata.