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TELEVISIONI, IL BERSAGLIO DI ZELENSKY

di Dan Peleschuk   Da quando è entrato in carica nel 2019, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato spesso accusato di essere una marionetta schiava degli interessi degli oligarchi, un populista che non vuole o non può sa contrastare l’influenza russa che lacera il suo Paese. Quindi il suo recente giro di vite sui media filo-russi è stato una sorpresa per tutti. Il 2 febbraio, con pochi tratti di penna, Zelenskyj ha firmato i decreti che hanno bloccato tre televisioni filo-russe in Ucraina. La mossa era stata proposta dal Consiglio ucraino per la sicurezza e la difesa nazionale. Zelensky ha proseguito l’epurazione mediatica con un tweet in cui diceva che “l’informazione oggi è un’arma potente come i carri armati o i missili”.

Questa è una realtà che gli ucraini stanno sperimentando in prima persona, mentre il conflitto  con la Russia entra nel suo ottavo anno. Nell’Ucraina orientale, dove le truppe governative sono in guerra con i ribelli sostenuti dalla Russia, gli scontri si sono quasi del tutto interrotti dal luglio 2020. Le violazioni del cessate il fuoco sono poche e rare. Ma il conflitto russo-ucraino non è certo concluso. Si è trasformato in una guerra ibrida che Mosca e i suoi vassalli, del resto, già combattono da tempo.

L’obiettivo di tale guerra è duplice: demonizzare l’Occidente e destabilizzare l’Ucraina, almeno quanto basta per garantire che la sua immagine, in patria e all’estero, rimanga quella di un Paese nel caos. Per gli ucraini filo-occidentali, che hanno a lungo visto il loro Paese combattere sia contro la corruzione sia contro l’interferenza russa, le sanzioni di Zelenskyj sono comunque arrivate in ritardo. “Questa è stata la misura più importante che l’Ucraina avrebbe potuto prendere”, ha detto Sergiy Solodkyy, un ricercatore di Kiev che studia la guerra ibrida russa. Altri invece hanno espresso preoccupazione per i precedenti interventi di Zelensky sulla libertà dei media e delle televisioni e, con maggiore ragione trattandosi di una democrazia in via di sviluppo, per queste sanzioni che colpiscono un cittadino ucraino.

Le sanzioni in questione colpiscono infatti Taras Kozak, un politico ucraino, membro del partito di opposizione filo-russo Opposition Platform — For Life (OPZZh). Gli asset di Kozak, comprese le società che possiedono le televisioni bandite da Zelenskyj (112 Ucraina, NewsOne e ZIK) – sono stati collegati a Viktor Medvedchuk, un magnate con stretti legami con il presidente russo Vladimir Putin. Funzionari ucraini affermano che le televisioni sanzionate sono finanziate dal commercio illegale del carbone estratto nell’Ucraina orientale occupata dai ribelli. Per Kiev, ciò costituisce complicità con il terrorismo.

Medvedchuk, che gli Stati Uniti hanno sanzionato nel 2014 per aver alimentato il separatismo in Ucraina, è emerso in questi anni come l’uomo di punta di Putin in Ucraina. Attualmente presiede il consiglio politico dell’OPZZh e ha usato quella posizione per mobilitare l’elettorato, in prevalenza russofono, del partito. L’ultimo stratagemma di Medvedchuk ha coinvolto il vaccino russo Sputnik V: ha criticato il Governo ucraino per essersi rifiutato di acquistarlo. Sulle sue televisioni, i sostenitori dell’integrazione occidentale dell’Ucraina sono giudicati lacchè di George Soros o schiavi dei principali partner esterni del Paese, come il Fondo Monetario Internazionale, che ha fornito prestiti all’Ucraina in cambio di riforme politiche ed economiche.

Volodymyr Yermolenko, capo analista di Internews Ucraina, una Ong che si occupa de media, pensa che tali discorsi abbiano effetto presso molti ucraini delusi dal ruolo del loro Paese, usato come pedina geopolitica e moneta di scambio perenne tra Oriente e Occidente. “L’Ucraina è un Paese con livelli piuttosto bassi di fiducia e soddisfazione, e questo … viene sfruttato per ampliare il senso di disperazione delle persone”, ha detto. Medvedchuk non è l’unico cattivo attore nel mondo dei media ucraini, che  è dominato da televisioni con cui gli oligarchi cercano di promuovere i propri interessi. Medvedchuk non fa eccezione alla regola. Lui, però, si è distinto per la virulenza dei messaggi, che i funzionari ucraini considerano particolarmente pericolosi dato il conflitto tra Kiev e Mosca. In effetti, la propaganda di Medvedchuk trova terreno fertile tra i suoi elettori, insediati soprattutto nell’Ucraina meridionale e orientale, solidali con la Russia più di qualsiasi altro gruppo demografico nel Paese.

di Dan Peleschuk

Pubblicato da Foreign Policy

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