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NORD STREAM 2, SE LA RUSSIA SE NE VA…

di Fjodor Lukjanov – Quando si tratta di grandi progetti energetici da sviluppare in cooperazione tra la Russia e il resto d’Europa, la componente commerciale dell’impresa viene sempre oscurata dalle preoccupazioni geopolitiche. Nel 1981, l’amministrazione Reagan impose sanzioni all’Unione Sovietica per impedirle di costruire il principale gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhgorod, progettato per trasportare il gas russo verso l’Europa occidentale. Quarant’anni dopo la storia si ripete, poiché sia ​​il Congresso sia la Casa Bianca si sono impegnati a impedire il completamento del gasdotto Nord Stream 2.

Tra le due sponde dell’Atlantico, nel 1981, c’era un contrasto di opinioni su cosa significasse avere relazioni economiche con il Cremlino. Washington temeva che i suoi alleati si sarebbero agganciati alle risorse energetiche sovietiche. Le nazioni dell’Europa occidentale la vedevano diversamente: più l’URSS dipendeva dal mercato europeo per vendere il suo gas naturale, meno sarebbe stata interessata a qualsiasi tipo di espansione “non economica”. Dopo lunghi e difficili colloqui, Reagan finalmente si convinse a revocare il divieto al progetto.

I problemi relativi alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2, però, sono molto più complicati. L’unità atlantica è in crisi e la solidarietà europea sta crollando, poiché gli obiettivi e gli impegni condivisi vengono sempre più spesso sostituiti da interessi strettamente nazionali. Per questo i membri della comunità atlantica trovano sempre più difficile formare legami coesi tra loro. E tutto ciò va ben oltre lo slogan “America First” promosso da Donald Trump.

In origine, il gasdotto Nord Stream 2 è stato progettato pensando agli interessi tedeschi, piuttosto che agli interessi dell’Unione Europea nel suo insieme. Questo approccio ha incontrato l’opposizione di un certo numero di Stati membri della Ue. Ma quando furono firmati gli accordi iniziali, i meccanismi europei di riconciliazione erano più efficaci e le relazioni con gli Usa erano molto meno conflittuali di oggi. Mentre negli anni Settanta e Ottanta c’era una coalizione di potenze interessate a realizzare un nuovo grande progetto, ora c’è un conglomerato di nazioni che sulla carta condividono la stessa politica ma nella realtà la interpretano in modo diverso.

Dopo l’incontro del 2018 con Vladimir Putin a Helsinki, Donald Trump fu molto sincero sulle sue intenzioni: “Venderemo GNL e dovremo competere con il gasdotto, e penso che competeremo con successo, sebbene il Nord Stream 2 abbia un piccolo vantaggio a livello locale”. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti erano un modo per compensare questo “piccolo vantaggio”.

Il Congresso, invece, lavora con un presupposto politico. Alla Russia non può essere permesso di fare cassa vendendo risorse energetiche all’Europa occidentale, con l’ulteriore vantaggio di rendere la Ue ancor più dipendente dal gas russo. In sostanza, l’obiettivo odierno degli Stati Uniti (proprio come quattro decenni fa) è impedire alla Russia di stabilire legami forti con le nazioni europee interessate alle esportazioni russe.

Oggi quell’obiettivo è meno prioritario per Washington di quanto lo fosse allora. Ma paradossalmente, è l’Europa che questa volta potrebbe essere più incline di quarant’anni fa a soddisfare le richieste americane, a causa della frammentazione della Ue. Alcuni membri del blocco europeo potrebbero sostenere gli Stati Uniti proprio per rafforzare la loro posizione nella competizione “interna” alla Ue. Nonostante facciano parte di una potente unione politica ed economica, questi Stati europei hanno, in effetti, meno influenza di quanto non ne avessero sotto l’ombrello del potere americano all’epoca della Guerra Fredda.

La perdita di una chiara struttura relazionale (che ha cominciato a erodersi negli anni Novanta) non ha stimolato l’Europa occidentale a raggiungere una maggiore indipendenza, ma l’ha lasciata confusa e disorientata. La lealtà e l’impegno assoluti nei confronti dell’Occidente collettivo hanno consentito agli Stati della  Ue di difendere i propri interessi quando erano messi sotto pressione, come nel caso degli accordi sul gas del secolo scorso. Ora che l’Occidente collettivo è in crisi, la Germania si trova, da un lato, ad affrontare una crisi di identità politica come il transatlanticista più diligente della classe e, dall’altro, a dover competere con i propri alleati. .

Se Berlino cercasse di emanciparsi dall’influenza americana, il Nord Stream 2 potrebbe diventare una pietra miliare. Dovendo affrontare sia i suoi problemi interni sia le questioni della Ue, però, la Germania non è pronta a uscire dalla zona di comfort. In effetti, teme di perdere il suo ruolo nell’Alleanza Atlantica, che è stato un pilastro del suo peso politico per molti decenni.

Gli Stati Uniti avranno presto un presidente democratico, che ha già annunciato il ripristino delle relazioni con l’Unione Europea come una delle sue priorità. Berlino probabilmente presenterà a Washington gli stessi argomenti a favore del progetto Nord Stream 2 di cui parlava Trump: non si tratta di politica, si tratta di affari. Non mina la sicurezza energetica, la rafforza. Ci si aspetterebbe che, guidata da uno spirito di fiducia tra alleati, la Casa Bianca di Biden ascolterà le nazioni dell’Europa occidentale, proprio come fece Reagan quarant’anni fa, e accetterà il loro ragionamento.

Ma i democratici al Congresso sono sempre stati duri con la Russia, e hanno promosso alcune delle sanzioni più pesanti. A differenza di molti repubblicani, hanno sposato con molta tenacia gli argomenti contro il Nord Stream 2 sollevati dai Paesi dell’Europa dell’Est e dell’Ucraina. E in ogni caso, la difesa degli interessi economici dell’America resta una priorità bipartisan. In altre parole, chi entrerà alla Casa Bianca il prossimo gennaio capirà che permettere l’apertura di un’altra via per le forniture di gas russo alla Germania non è nell’interesse degli Usa.

Se gli Stati Uniti continueranno a criminalizzare qualsiasi cooperazione con il progetto Nord Stream 2, il Governo tedesco non riuscirà a costringere le aziende a procedere a proprio rischio e pericolo. Come nel caso dell’accordo sul nucleare iraniano: l’Unione Europea non si è ritirata dall’accordo ma non può implementarlo a causa delle sanzioni americane. Di conseguenza, la Germania si trova in una situazione imbarazzante: cedere agli Usa significherebbe ammettere una condizione di subordinazione, ma provare a ribellarsi potrebbe rivelare una totale impotenza politica. Per Berlino è una posizione scomoda. Qualunque sia l’esito di questo scontro di interessi, il destino di Nord Stream 2 sarà un indicatore della direzione in cui l’Unione Europea sceglierà di svilupparsi.

Ma per quanto riguarda la Russia? Non molto tempo fa, al culmine dello scandalo per il presunto avvelenamento di Aleksey Navalnyj, uno dei massimi esperti russi nelle relazioni internazionali, Timofey Bordachev, scrisse: “È tempo che la Russia agisca, e la risposta logica al modo in cui l’Occidente si comporta sarebbe di annullare tutti i nuovi progetti di cooperazione energetica con la Germania, incluso il gasdotto Nord Stream 2 tuttora incompiuto, e ritirarsi da tutte le istituzioni e le strutture che servono gli interessi degli Stati Uniti e dell’Europa”.

Tale commento ha sorpreso per molti osservatori, poiché la narrativa dominante in Occidente è che la Russia ha bisogno del progetto più della Germania e che la Russia quindi non può accampare pretese. Il fatto è, tuttavia, che in passato il sistema dei gasdotti era un fattore di stabilità strategica, aspetto non meno importante della componente commerciale. Ora, il suo effetto è l’opposto. Inoltre i mercati stanno cambiando e la Ue è stata molto esplicita sulla necessità di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi. Forse il vecchio modello di vendita del gas naturale in Europa appartiene al passato e la Russia dovrebbe riorientarsi verso altri mercati e nuovi partner.

Fyodor Lukjanov

Pubblicato in Russia in Global Affairs

Fyodor Lukjanov, uno degli analisti più autorevoli del panorama russo, è direttore di Russia in Global Affairs.

 

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