di Fulvio Scaglione La performance straordinaria della ministra degli Esteri inglese Liz Truss, che davanti all’omologo russo Lavrov ha mostrato di non sapere che Rostov e Voronezh sono due città russe, è stata oggetto di prese in giro e commenti sarcastici. Ma è un dramma, anzi, è forse “il” dramma vero, il primo che dovremmo affrontare. La realtà è proprio questa: la grande maggioranza di coloro che a vario titolo si occupano della Russia non conosce la Russia. Non parla la lingua, quindi non attinge alle fonti originali e, com’è normale che succeda, si abbevera ai centri di studio (quando va bene) e di propaganda( più spesso) che negli Usa sono numerosi come i funghi. Non viaggia nel Paese. Anche qui, quando va bene gironzola a Mosca o (meno spesso) a San Pietroburgo, frequenta solo l’intelligencija liberale e filo-occidentale che è più che lieta di trovare negli stranieri gli interlocutori che le mancano in patria, dove è isolata dall’alto (cioè da chi comanda) ma anche quasi ignorata dal basso (cioè da chi, nel suo parere, dovrebbe essere governato in modo diverso).Questi intelligenty sono persone colte, generose (si pensi al lavoro splendido fatto negli anni da quelli di Memorial’), quasi sempre più che rispettabili, spesso portatrici di idee ragionevoli e condivisibili. Purtroppo, non rappresentano, nemmeno da lontano, i sentimenti della maggioranza dei russi.
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di Roberto Favazzo Le tensioni tra l’Ucraina, la Russia e quindi l’Unione Europea potrebbero profondamente ledere gli interessi francesi in Russia, a cominciare da quelli petroliferi, cui il presidente Macron non è certo indifferente. Ci riferiamo al colosso francese TotalEnergies, che sta realizzando il mega-progetto sul gas Arctic Lng 2 in Russia in collaborazione con Novatek, di proprietà degli oligarchi Leonid Mikhelson e Gennady Timchenko. Considerato un caro amico di Vladimir Putin, Timchenko è stato a lungo nel mirino di Washington. Era stato, infatti, inserito il 20 marzo 2014 nella “lista degli oligarchi”. Ma Timchenko è soprattutto condirettore della Camera di commercio e industria franco-russa (Cci Francia-Russia) insieme al Ceo di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, che è anche membro – come quest’ultimo – del Trianon Dialogue, l’organo consultivo franco-russo voluto da Emmanuel Macron e Vladimir Putin.
https://youtu.be/3KwppPW29zA
C’è uno strano gioco delle parti, nella crisi ucraina che è in corso dal 2014 ma è stata scoperta, sembra, tutta d’un colpo nelle ultime settimane. La Russia chiede agli Usa e alla Nato cose palesemente impossibili da ottenere, per esempio che a Ucraina e Georgia sia comunque negato l’ingresso nella Nato. Ma quale alleanza (non solo quella Atlantica) sbarrerebbe le porte a nuovi potenziali aderenti? E quale potenza, non solo gli Usa che peraltro della Nato sono i signori, discriminerebbe tra alleati, dicendo tu e tu sì, tu e tu no? Il sospetto è che al Cremlino abbiano in mente altro e, come ha scritto Fyodor Lukyanov in un articolo che abbiamo rilanciato, il gioco di Mosca consista proprio nel farsi dire un bel no, per procedere con altre misure o per chiedere altro.
di Roberto Favazzo Aleksander Bikantov, 61 anni, è destinato a diventare il nuovo ambasciatore russo a Bangui. Si prevede che a gennaio arriverà nella capitale della Repubblica centrafricana. Se questo diplomatico è noto ai giornalisti è perché dal 2014 è stato vicedirettore del servizio di comunicazione del ministero degli Esteri russo. È quindi più un profilo di comunicatore che di specialista in Africa quello scelto dal capo della diplomazia russa, Sergey Lavrov, in un momento in cui l’attivismo russo nel Paese e la presenza del Gruppo Wagner sono oggetto di forti critiche internazionali. Alexander Bikantov succederà a Vladimir Titorenko, il cui modus operandi è stato giudicato “poco diplomatico” e che è tornato a Mosca quest’estate. Titorenko ha commesso diversi errori di natura comunicativa e politica arrivando addirittura a prendere posizione a favore dell’opposizione centrafricana.
Chi ama la Russia, anche questa Russia. Chi la vorrebbe al posto che merita, ovvero parte dell’Europa e attore importante nel mondo. Chi ha realmente a cuore le sue sorti. Chiunque non sia preda dei furori ideologici e conservi un minimo di buon senso riconoscerà una cosa: la chiusura di Memorial, decretata ieri dalla Corte Suprema russa, è un’ingiustizia clamorosa. Peggio, è un errore colossale. Tanto più perché avviene in un clima già segnato dalla continua serie di arresti di collaboratori di Aleksey Navalny (a sua volta in carcere a Vladimir), dalla chiusura di altre Ong (Ovd-Info, pochi giorni fa), dal continuo inserimento nella lista degli “agenti stranieri” di organizzazioni e agenzie di stampa varie. Ieri Aleksandr Bastrykin, capo del Comitato investigativo federale, ha detto che l’Occidente conduce una “guerra ibrida” ai danni della Russia, producendo film e videogiochi che vogliono indurre la gioventù russa a disprezzare la patria. Sappiamo bene quale formidabile macchina da propaganda sia Hollywood, ma è normale che il primo investigatore di Russia si abbandoni a una tale inutile e malinconica lamentazione?
di Andrei Kolesnikov Una delle domande più frequenti nelle ultime settimane, nonostante un leggero allentamento delle tensioni sulla scia della videochiamata tra Joe Biden e Vladimir Putin, è stata: la Russia attaccherà l’Ucraina? Ma come risponderebbero i cittadini russi a una guerra con la vicina Ucraina? La nostra ricerca del 2015 (I russi vogliono la guerra?) – aveva mostrato che c’è poco entusiasmo per una guerra “reale” su larga scala tra i membri della moderna società urbana russa (le operazioni militari del Paese in Siria e nell’Ucraina orientale negli ultimi anni non sono state viste come vere guerre). L’azione militare nel Donbas nel 2014, avvenuta sullo sfondo della presa trionfale della Crimea, è stata vista molto positivamente dal pubblico russo. Non appena però è apparso chiaro che il Donbas era un’operazione diversa dalla Crimea (molto più sanguinosa e distruttiva), l’opinione pubblica si è messa sulla difensiva: “La Russia non c’entra niente, la colpa è degli Stati Uniti e dell’Ucraina per tutte le perdite di vite umane, e in ogni caso non è in corso una vera guerra”.
di Giuseppe Gagliano Come sappiamo, i durissimi contrasti tra l’UE e la Russia in merito al gruppo Wagner hanno indotto l’Unione Europea a…
In un mondo ideale, dopo quanto ha scritto qui Marco Bordoni, sulla presunta invasione russa dell’Ucraina non bisognerebbe spendere nemmeno un’altra parola. E invece tocca farlo, perché nel rumore generale resti almeno la piccola traccia di un possibile ragionamento. La domanda fondamentale è: perché la Russia dovrebbe invadere l’Ucraina, un Paese di 45 milioni di persone, vasto due volte l’Italia, sempre più animato da giusto orgoglio nazionale e mediocre fanatismo nazionalista, ormai pure bene armato visto che tutti fanno a gara a coprirlo di aiuti (ultimo il Regno Unito, che ha appena destinato un altro miliardo di sterline agli aiuti a Kiev)?
di Marco Bordoni Conviene, alla Russia, invadere l’ Ucraina? Se lo sono chiesti recentemente Ivan Timofeev, direttore del think tank Club Valdaj, e Gav Don, un analista dell’ Università di Edimburgo con trascorsi nell’ esercito di Sua Maestà. Entrambi hanno concluso che no: a conti fatti, per Putin i rischi di un’avventura militare superano di gran lunga i benefici. “Un’invasione dell’Ucraina”, scrive Gav Don “costituirebbe una gigantesca scommessa da parte di Mosca, una scommessa con investimento sconosciuto, premio sconosciuto e rischi sconosciuti. Dal momento che Putin non gioca d’azzardo, mi sembra molto probabile che un’invasione non sia in realtà il piano russo, e che non lo sia mai stato”. “I costi di una possibile guerra contro Kiev”, sostiene Ivan Timofeev, “superano di gran lunga i benefici. La guerra è carica di rischi significativi per l’economia, la stabilità politica e la politica estera russa. Non risolve i principali problemi di sicurezza, mentre ne crea molti di nuovi”.









