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IL DRAMMA DI NON CONOSCERE VORONEZH

di Fulvio Scaglione       La performance straordinaria della ministra degli Esteri inglese Liz Truss, che davanti all’omologo russo Lavrov ha mostrato di non sapere che Rostov e Voronezh sono due città russe, è stata oggetto di prese in giro e commenti sarcastici. Ma è un dramma, anzi, è forse “il” dramma vero, il primo che dovremmo affrontare. La realtà è proprio questa: la grande maggioranza di coloro che a vario titolo si occupano della Russia non conosce la Russia. Non parla la lingua, quindi non attinge alle fonti originali e, com’è normale che succeda, si abbevera ai centri di studio (quando va bene) e di propaganda( più spesso) che negli Usa sono numerosi come i funghi. Non viaggia nel Paese. Anche qui, quando va bene gironzola a Mosca o (meno spesso) a San Pietroburgo, frequenta solo l’intelligencija liberale e filo-occidentale che è più che lieta di trovare negli stranieri gli interlocutori che le mancano in patria, dove è isolata dall’alto (cioè da chi comanda) ma anche quasi ignorata dal basso (cioè da chi, nel suo parere, dovrebbe essere governato in modo diverso).Questi intelligenty sono persone colte, generose (si pensi al lavoro splendido fatto negli anni da quelli di Memorial’), quasi sempre più che rispettabili, spesso portatrici di idee ragionevoli e condivisibili. Purtroppo, non rappresentano, nemmeno da lontano, i sentimenti della maggioranza dei russi.

Queste cose, e altre simili, non si possono dire. La corporazione dell’informazione ribella e ti mette comprensibilmente all’indice. E poi sembrano bestemmie. Ricordo benissimo il “caso Politkovskaya”. In Occidente un personaggio stimatissimo (giustamente), ascoltatissimo, considerato una voce decisiva nel panorama russo. In Russia, una giornalista che, come accertò un sondaggio del Levada Center, solo il 16% dei russi aveva sentito nominare. Non è giusto, non è bello ma è così. Ed è un dramma culturale e intellettuale fingere che non sia così.

Quanti di coloro che scrivono di Russia sono stati nella vita a Voronezh o a Rostov? Quanti hanno visto Shakhta e le sue miniere allagate e abbandonate, un tempo fucina del consenso di Eltsin? O una delle basi missilistiche della Carelia, che negli anni Novanta erano custodite da pattuglie di soldati ubriachi e adesso… Qualcuno ha mai visitato Novosibirsk, la terza città più grande della Russia? Dice niente Kaliningrad, patria di Kant, porzione di territorio russo completamente circondata da Paesi Nato? Vladivostok? Eppure Elena Bonner, moglie del premio Nobel Sakharov, avvertiva: “Rossiya v glubinakh”, la Russia è nelle sue profondità, nella provincia. Aleksandr Solzhenitsyn, altro premio Nobel, quando tornò in Russia dall’esilio americano nel 1994, non sbarcò direttamente a Mosca o a San Pietroburgo ma volle prima attraversare in treno tutte quelle “profondità”. Io c’ero, quel giorno, alla stazione di Kazan’, e sul binario di intellettuali ne vidi pochi. Tante donne semplici con i fiori, tante uomini con la faccia indurita dal lavoro, persone che non aspettavano un letterato ma uno che, come milioni di altri russi, era stato nel Gulag. Solzhenitsyn aveva “riconosciuto” le profondità della Russia, e le profondità riconoscevano lui. Non capire questi meccanismi è un dramma nostro, perché è proprio in base a essi che Vladimir Putin ha costruito il proprio potere, come farà chiunque dovesse prima o poi succedergli.

Siamo tutti Liz Truss, dunque. O quasi tutti. Perché di persone che conoscono la Russia ce ne sono, e nemmeno poche. Ma il frastuono della propaganda da un lato li sovrasta e dall’altro li intimidisce: difficile nuotare contro corrente, soprattutto se con certi temi e con la comunicazione ci lavori. Ieri ho letto un articolo sulla crisi tra Russia e Ucraina scritto da un corrispondente dagli Usa e così concepito: i servizi segreti americani (ottima fonte, no? Certo incline a dire la verità ai giornalisti, i servizi segreti sono famosi per questo) hanno intercettato le comunicazioni tra generali russi (ma non erano solo i russi ad avere gli hacker?), che dicono di voler preparare una provocazione finto-ucraina per avere una scusa per lanciare l’invasione. Però, continua l’articolo, potrebbero essere anche discorsi fatti ad arte per sviare gli americani, e quindi forse non è vero niente. Però è certo che l’intercettazione c’è stata, Biden l’ha rinfacciata a Putin il quale è stato colto in castagna e ha rimandato l’invasione. che quindi potrebbe esserci, non esserci, avvenire domani, dopodomani o mai. Proprio come avevamo detto. La chiamano informazione.

Fulvio Scaglione

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One Comment

  1. Daniele C. Daniele C. 13 Febbraio 2022

    Un’analisi veramente eccellente! Complimenti davvero. Prima di parlare di Russia bisognerebbe conoscerla veramente, e Lei, caro Fulvio, la conosce ottimamente. Grazie per questi articoli illuminanti: punto di riferimento in mezzo a tanta nebbia. Con profonda stima.
    Daniele Cantù

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