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LA NATO DIRA’ NO E IL CREMLINO LO SA

di Fyodor Lukyanov     La scorsa settimana la Russia ha presentato all’amministrazione Usa due documenti – bozze di accordi di sicurezza con gli Stati Uniti e la NATO – che, nel tono e nello stile, assomigliano più degli ultimatum che a dei trattati. Agli Stati Uniti vengno fatte le seguenti richieste dirette: “Gli Stati Uniti d’America si impegnano a prevenire un’ulteriore espansione verso Est dell’Alleanza Atlantica e a negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Gli Stati Uniti d’America non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che non siano già membri dell’Alleanza Atlantica né utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari o svilupperanno con essi una cooperazione militare bilaterale”. L’accordo che la Russia propone di firmare con la NATO include obblighi secondo cui l’Alleanza esclude un’ulteriore espansione, compresa l’adesione dell’Ucraina, così come di altri Stati, e rifiuta di condurre “qualsiasi attività militare sul territorio dell’Ucraina, così come in altri stati di Europa orientale, Transcaucasia e Asia centrale”.

Altrove, il documento chiede di porre fine alle attività che potrebbero essere percepite come una minaccia alla sicurezza. “Le parti si asterranno dal dispiegare le proprie forze armate e armamenti, anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze o coalizioni militari, nelle aree in cui tale dispiegamento potrebbe essere percepito dall’altra parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale, con l’eccezione di tale spiegamento all’interno dei territori nazionali delle parti”.

In altre parole, la NATO non può svolgere attività militare vicino ai confini della Russia sebbene la Russia, sul suo territorio vicino ai confini della NATO, abbia il diritto di fare ciò che ritiene opportuno. Tutto ciò ribadisce ciò che Mosca da tempo, e in modo ancor più attivo nelle ultime settimane, indica come propria richiesta. La vera domanda è perché i leader russi abbiano deciso di presentare un documento del genere sapendo benissimo che le loro controparti occidentali lo avrebbero rifiutato e si sarebbero rifiutate anche solo di discuterne le disposizioni.

Per gli Stati Uniti e la NATO, accettare significherebbe fare il passo politicamente inaccettabile di capitolare a Mosca. Inoltre, perché l’Occidente dovrebbe improvvisamente avviare una revisione così rivoluzionaria del sistema di sicurezza europeo del dopo Guerra Fredda? In poche parole, non c’è abbastanza minaccia per prendere in considerazione misure così drastiche. Mosca, presumibilmente, lo capisce, indicando che potrebbe avere in mente un obiettivo diverso: ottenere un rifiuto in modo da poter dire: “Abbiamo fatto un’offerta, quindi non siamo da biasimare per quello che faremo dopo”. In altre parole, il Cremlino sta creando un pretesto con cui può rivedere liberamente il sistema di relazioni esistente, un passo per il quale sembra che sia giunto il momento.

Se questo è il caso, possiamo aspettarci che Mosca adotti misure che dimostrino la determinazione della Russia a cambiare unilateralmente lo status quo. E poiché la portata delle proposte non consente semplicemente di accettare un rifiuto dell’Occidente e di rinviare le richieste al prossimo round di colloqui diplomatici – il che minerebbero la credibilità delle richieste – la cosa interessante ora sarà vedere quali azioni intraprenderà il Cremlino se dovesse ricevere la risposta negativa dall’Occidente che apparentemente ha cercato fin dall’inizio.

di Fyodor Lukyanov

Pubblicato da The Moscow Times

 

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