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Fulvio Scaglione

Posts published by “Fulvio Scaglione”

"Lettera da Mosca" vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro, giornalisti, esperti, studiosi o conoscitori della Russia, che sono stanchi della russofobia imperante come della russofilia ingenua e grossolana che si trova in Rete. Graditissimi i pareri diversi purché argomentati e fondati. Coordina il sito Fulvio Scaglione.

RUSSIA 9/5: I GIOVANI E I LORO VALORI

di Luigi De Biase     A pochi giorni dalle celebrazioni del 9 Maggio, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha deciso di fornire il suo contributo alla dottrina nazionale del patriottismo parlando a lungo con l’agenzia di stampa Ria Novosti. In quella occasione ha cercato di chiarire l’opinione sua e di buona parte dell’establishment politico su un punto importante per la vita quotidiana di milioni di concittadini: il rapporto fra i russi e l’Occidente. Chi ritiene fondamentale assumere i valori degli Stati Uniti, ha detto Lavrov, dovrebbe tenere a mente prima di tutto la storica formula del presidente americano Kennedy secondo cui non bisogna pensare a quel che il Paese può fare per l’individuo, ma piuttosto a quel che l’individuo può fare per il Paese.

RUSSIA 9/5: LE CIFRE DELLA TRAGEDIA

I combattimenti della Grande Guerra Patriottica, destinati a durare 1.418 giorni, cominciarono il 22 giugno alle 4 del mattino. L’URSS era stata attaccata da un esercito tedesco ben addestrato ed enorme: 190 divisioni, più di 4 mila carri armati, 47 mila cannoni e mortai, 4.500 aerei, 200 navi, più di 5 milioni di uomini. Il primo colpo all’alba fu sferrato dagli aerei tedeschi. Centinaia di bombardieri tedeschi invasero lo spazio aereo sovietico. Furono colpiti per primi gli aeroporti, le concentrazioni di truppe nei distretti di confine, i nodi ferroviari, le linee di comunicazione e gli impianti industriali, nonché le grandi città. Il primissimo giorno dei combattimenti, i nazisti distrussero 1.200 aerei sovietici, oltre 800 dei quali negli aeroporti. Ecco le altre cifre.

RUSSIA 9/5: KHALDEY E L’OCCHIO DELLA GUERRA

Nel 1993, quand’ero corrispondente da Mosca, ebbi la fortuna di intervistare Evgenyj Ananyevic Khaldey, il fotografo che scattò una delle più celebri immagini della storia contemporanea: quella che correda questo articolo, la fotografia dei soldati russi che piantano la bandiera sovietica sul tetto del Reichstag. Khaldey viveva in un minuscolo appartamento di periferia. Il letto in un angolo, sotto il letto un cumulo di splendide fotografie del tempo della guerra. Aveva allora 76 anni, sarebbe morto quattro anni dopo.

RUSSIA 9/5: IL SIGNIFICATO DI UNA FESTA

di Marco Bordoni    Oggi i Russi celebrano la loro festa civile più importante, che ricorda la vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale. Dalle nostre parti se ne parla poco. Forse vedrete un servizietto in TV con qualche immagine della spettacolare parata, chiosata dal solito commento velenoso:  Putin spende e spande per sogni di grandeur mentre la gente fa la fame. Oppure troverete sui social il commento estasiato di qualche fan all’amatriciana, innamorato dell’uomo forte che arringa le truppe in marcia a bandiere spiegate.

NAVALNY E LA SVOLTA DEL CREMLINO

di Giovanni Pigni   L’ora più buia  sembra giunta per Aleksey Navalny e i suoi sostenitori. La Procura di Mosca vuole bollare come “estremista” l’organizzazione del principale dissidente russo, di recente condannato a due anni e otto mesi di carcere. Secondo l’accusa, “nascondendosi dietro slogan liberali”, il movimento mirerebbe a “destabilizzare la situazione sociale e politica del Paese”. Per le organizzazioni estremiste sono previste condanne penali non solo per organizzatori e membri, ma anche per i finanziatori e per chi diffonde materiale online. In sostanza, in caso di sentenza sfavorevole, il movimento di Navalny verrebbe messo fuorilegge: un colpo durissimo, se non fatale, per l’opposizione non sistemica – termine che indica i movimenti al di fuori dell’establishment politico leale al Cremlino – di cui Navalny è diventato di fatto il leader.

I CITTADINI RUSSI, LO STATO E NOI

di Fulvio Scaglione   Lettera da Mosca negli ultimi tempi ha più volte ospitato analisi sul momento della Russia e sul possibile contrasto tra la stabilità macroeconomica perseguita dal Cremlino e la possibilità di ridare slancio all’economia russa e avviarla a un più rapido e deciso sviluppo. Potete leggere un paio di esempi qui e qui. Sono ragionamenti legittimi, soprattutto se applicati a un Paese in cui il reddito reale dei cittadini è calato di oltre il 10% negli ultimi sette anni. Un Paese ricchissimo di materie prime che ormai è ufficialmente in stagnazione.

CLASSE MEDIA, SCONTENTA MA ANCORA FEDELE

di Jake Cordell    Dopo anni di rapida espansione durante il primo mandato presidenziale di Vladimir Putin, la classe media russa si è contratta a partire dal suo ritorno in carica nel 2012. Il duro confronto con l’Occidente dopo l’annessione della Crimea, le conseguenti sanzioni e l’attenzione del Cremlino alla stabilità macroeconomica a scapito dello sviluppo hanno consolidato una stagnazione che ha colpito duramente i ceti medi. Secondo recenti ricerche, la classe media russa si è ridotta del 20% durante la crisi economica degli anni successivi.