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ZELENSKY, ADDIO AL CERCHIO MAGICO

“Ho decido di rimuovere dall’incarico il procuratore generale (Iryna Venediktova, n.d.r.) e il capo del servizio di sicurezza SBU (Igor Bakanov, n.d.r.) dell’Ucraina. Fino a oggi sono stati registrati 651 procedimenti penali per alto tradimento a carico di collaboratori della Procura degli organismi d’indagine e di altre forze dell’ordine. In 198 casi le persone interessate sono state raggiunte da un avviso di garanzia. In particolare, 60 collaboratori della Procura e dell’SBU sono rimasti nei territori occupati e lavorano contro il nostro Stato”. Quindi è questa, nelle parole dello stesso presidente Zelensky, la colpa che la Venediktova e Bakanov devono scontare. I due sono ora nel limbo, tra l’accusa di incapacità e quella di complicità in tradimento.

È il tipico “sistema Zelensky”. Il Presidente l’ha più volte usato in passato. Prima contro Viktor Medvedchuk, il leader del partito filorusso Piattaforma di opposizione – Per la vita, il più consistente in Parlamento dopo il partito presidenziale Servo del Popolo: accusa di tradimento, arresti, proprietà sequestrate e processo rimandato a chissà quando. Poi contro l’ultranazionalista Pietro Poroshenko, ex Presidente lui stesso: accusa di tradimento, procedimento aperto e mai chiuso. Nel mezzo, il sistema è stato esercitato anche contro l’oligarca Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco d’Ucraina. Alla fine dell’anno scorso Zelensky ha denunciato un fantomatico e mai chiarito tentativo di colpo di Stato. In alcune intercettazioni telefoniche, disse, si faceva anche il nome di Akhmetov come potenziale finanziatore del golpe. Prove chiare ed evidenti nessuna, ma intanto l’oligarca riceveva il messaggio: o con me o…

In tutti quei casi Zelensky aveva la Venediktova e Bakanov al fianco. Forse li aveva, perché ora corre voce che la Venediktova paghi anche il dissenso nei confronti dell’indagine contro Poroshenko. Chissà. Certo è che ora Zelensky, come Kronos, ha cominciato a divorare i propri figli, o meglio la generazione di quarantenni rampanti arrivata di colpo al vertice dello Stato al seguito della sua vittoria. La Venediktova era stata la responsabile legale della sua campagna elettorale. Bakanov, l’amico di sempre, fin dai tempi della scuola nella natia Krivij Rih, e poi nell’avventura dello studio televisivo Kvartal 95 di cui è stato anche direttore. Entrambi parte di quel cerchio magico zelenskiano che comprende anche Serhiy Shefir (primo consigliere e soprattutto grande amico e confidente di Zelensky. I due sono insieme fin dagli anni Novanta, quando insieme fondarono Kvartal 95, lo studio di produzione Tv che è alla base della straordinaria carriera, personale e pubblica, dell’attuale Presidente) e il capo dell’amministrazione presidenziale Andryi Yermak (ex avvocato specializzato in questioni di diritto d’autore, che conobbe Zelensky in ambito cinematografico e televisivo).

Shefir, Yermak e Bakanov diressero la campagna elettorale che nel 2019 portò Zelensky alla presidenza. Shefir e Bakanov, come rivelato dai Pandora Papers, aiutarono Zelensky a costruire la rete di quattordici società off shore in cui l’attore e regista di successo mise al riparo i lauti guadagni dell’attività nello spettacolo.

Ora il cerchio magico si spezza. Succede. Può succedere, in un Paese che già prima della guerra tirava avanti con gli aiuti internazionali e che da mesi cerca di sopravvivere a all’invasione della Russia. Al di là delle rese dei conti e degli intrighi di potere, però, a fare impressione è l’immagine dell’Ucraina che esce dalle parole e dalle azioni di Zelensky: un Paese pieno di “traditori”, ai massimi livelli dello Stato come tra i comuni cittadini, un Governo impegnato in una guerra contro il nemico esterno quanto in una guerra contro un presunto (o reale?) nemico interno. Ed è paradossale notarlo dopo mesi in cui da ogni parte, in Occidente, si è atteso e pronosticato un “tradimento” che sgombrasse Vladimir Putin dal Cremlino.

È facile prevedere che la slavina del cerchio magico di Zelensky possa non fermarsi qui. Intanto la carica di procuratore generale è andata a Oleksiy Simonenko, già vice della Venediktova. Bene. Lo stesso Simonenko è nella lista nera del sito Mirotvorez, quello che elenca migliaia di “nemici dell’Ucraina”. Mirotvorez lo accusa di aver voluto minare il sistema giudiziario ucraino e di aver fabbricato accuse false contro persone innocenti. Comincia bene.

Fulvio Scaglione

 

 

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