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VISTO DA MOSCA: LA UE SENZA GAS RUSSO

di Dmitrij Dakuciaev e Nikolay Makeev       La Ue ha un piano per sostituire il gas russo, ma in caso di cessazione delle forniture saranno necessarie misure di emergenza, ha affermato il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton. IL Commissario ha anche elencato le alternative alle forniture di Mosca e ha fornito calcoli dei volumi di gas che possono essere sostituiti. Tuttavia, secondo i nostri esperti, questi conti non tornano: nella realtà di oggi, il gas russo è praticamente indispensabile ai Paesi del Vecchio Continente.

In caso di cessazione completa delle forniture russe, la Ue dovrà reperire 155 miliardi di metri cubi di gas, ha detto Breton. Secondo i suoi calcoli, 50 miliardi di metri cubi possono essere sostituiti dalle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL), altri 10 miliardi possono arrivare da forniture supplementari di gasdotti già esistenti. I biocarburanti e le energie alternative possono fornire altri 25 miliardi, infine una banale riduzione dei consumi dovrebbe far risparmiare circa 10 miliardi di metri cubi. Non occorre essere dei grandi matematici per notare che restano scoperti ben 60 miliardi di metri cubi. Comprendendo questo, Breton aggiunge un paio di cifre in più. Secondo lui, nel caso in cui le forniture dalla Russia si fermino per lungo tempo, si prenderanno misure estreme: un uso più intenso del carbone, che farebbe risparmiare 20 miliardi di metri cubi di gas, e centrali nucleari (circa 13 miliardi in più ). Tuttavia, anche con l’aggiunta di queste “misure estreme”, la cifra finale di 155 miliardi resta ancora irraggiungibile: mancano ancora 27 miliardi di metri cubi.

“Molte industrie che utilizzano il gas, come le acciaierie, potrebbero utilizzare olio combustibile. Ciò consentirebbe di risparmiare 10 miliardi di metri cubi di gas. I Paesi Ue dovrebbero anche avviare l’approvvigionamento e lo stoccaggio congiunti”. È abbastanza assurdo che un alto funzionario europeo arrivi vicino a chiedere di riscaldare la vecchia Europa con la legna da ardere, pur di non andare incontro al Cremlino. Inoltre, gli esperti russi dubitano fortemente delle cifre che Breton ha usato per definire le alternative al gas russo. I 50 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gas liquefatto, per esempio, sembrano motivati soprattutto dal fatto che proprio questa è l’ammontare di GNL che Washington ha promesso per aumentare le sue forniture alla Ue. Tuttavia, sempre secondo gli esperti, quello è un obiettivo realizzabile solo nel giro di qualche anno. Quest’anno, per esempio, gli Stati Uniti possono aumentare le spedizioni di GNL alla UE di soli 15 miliardi, portando il totale a 37 miliardi. In altre parole, solo un decimo delle importazioni dalla Russia verrebbe effettivamente sostituito.

Inoltre, questi volumi aggiuntivi devono ancora essere portati da qualche parte. I terminali per la rigassificazione del GNL della Ue sono carichi di consegne pianificate, e i nuovi impianti non vengono costruiti dall’oggi al domani. Washington, ad esempio, propone di costruire un gasdotto dalla Spagna (dove è immagazzinato molto GNL americano) alla Francia. Tuttavia, l’attuazione di un tale progetto da zero richiederà investimenti notevoli e molto tempo. Anche la costruzione di nuovi terminal meno costosi in Europa, secondo gli esperti, richiederà dai due ai cinque anni.

Altrettanto dubbie appaiono le prospettive di ulteriori consegne attraverso gasdotti alternativi a quelli russi. Qui le principali speranze dei funzionari europei sono legate al gas azerbaigiano fornito tramite i gasdotti Trans-Anatolian (TANAP) e Trans-Adriatico (TAP), nonché al Baltic Pipe tra Polonia e Danimarca. Tuttavia, le ultime due rotte sono ancora in via di completamento e la prima è caricata al massimo delle sue attuali capacità: 15-16 miliardi di metri cubi all’anno. Cifra che ancora una volta, è incomparabile con le esportazioni di gas russe in Europa.

L’Europa non sarà in grado di sostituire completamente il gas russo, afferma Igor Yushkov, esperto dell’Università Finanziaria presso il Governo della Federazione Russa: “Per gli europei siamo il più grande fornitore di gas. I volumi delle nostre consegne sono enormi, è impossibile per chiunque sostituirli, perché nessuno può produrre volumi aggiuntivi su tale scala. E se gli europei cercheranno di sostituire il nostro gas con qualche altra fonte di energia, si rivelerà che torneranno al carbone. Pertanto, abbandoneranno ciò di cui hanno parlato per così tanto tempo negli ultimi anni: decarbonizzazione, emissioni nocive, salvataggio del pianeta … Niente di tutto ciò accadrà. E poi, il più grande fornitore di carbone alla Ue non è altro che la Russia. Pertanto, potrebbe sorgere una situazione paradossale: rifiutando il gas russo, gli europei passeranno al carbone, che, ancora una volta, dovranno acquistare in Russia”.

Secondo Yushkov, le autorità Ue semplicemente non hanno riserve di gas chiavi in ​​mano che possono essere prelevate dallo stoccaggio e distribuite ai consumatori. Ad esempio, i nuovi impianti GNL potranno entrare in funzione, nella migliore delle ipotesi, solo tra due anni. Sempre secondo Yushkov, senza il gas russo la Germania (che da sola vale 50 miliardi di metri cubi, quasi il 30% di tutte le esportazioni di gas russe verso la Ue) sarà il Paese che soffrirà di più. Più avanti nell’elenco delle vittime ci sono i Paesi dell’Europa orientale e sudorientale: Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Grecia. Tutti acquistano gas russo in volumi abbastanza grandi e dipendono fortemente dalle sue forniture. Senza il gas russo, solo la Spagna, il Portogallo, la piccola Islanda e la Norvegia, che a sua volta è un esportatore di “carburante blu”, andranno avanti bene. Tutti gli altri Paesi soffriranno, se non altro per il fatto che senza il gas russo il prezzo del “combustibile blu” sarà estremamente alto.

di Dmitrij Dakuciaev e Nikolay Makeev

Pubblicato sul Moskovskij Komsomolez

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