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Ma questa storia non è cominciata a Maidan

Spiacenti, la Storia, come pure questa storia, non è cominciata in Ucraina nel 2014. Certo, è comodo per certa propaganda americana ed europea datare il deterioramento delle relazioni tra Occidente e Russia alla crisi di Maidan, la cacciata di Viktor Yanukovich, la riannessione da parte di Mosca della Crimea, la guerra nel Donbass. È ovviamente impossibile sottovalutare l’impatto di questi eventi, anche in termini di violazione di consuetudini consolidate e di trattati internazionali. Ma pensare che tutto sia partito da Maidan, che sia per la Crimea o il Donbass che si arriva al “Putin assassino” del presidente Joe Biden, come pretende la vulgata che viene ripetuta senza sosta, è semplicemente ridicolo.

Se proprio si vuole trovare un inizio a quello che, in realtà, è un processo che procede per continui smottamenti, bisogna risalire a qualche anno prima di Maidan. A quando il nuovo presidente degli Usa, Barack Obama, entrato in carica nel gennaio 2009, arriva a Mosca (luglio dello stesso anno) per discutere del Trattato Start e di riduzione delle armi atomiche. Cosa che porterà alla firma, nell’aprile successivo, a Praga, del trattato New Start.  C’è anche un’altra questioncina, sul tavolo degli incontri: le ambizioni nucleari dell’Iran. Obama arriva a Mosca per chiedere un aiuto su questo tema e, come abbiamo visto, lo ottiene. Da questo punto di vista Obama, che nel 2015 firma con gli ayatollah il Trattato che ora Biden vorrebbe ripristinare, sarà poi sempre onesto nel riconoscere il contributo importante di Vladimir Putin e della diplomazia russa alle trattative.

Obama non arriva a Mosca a mani vuote. Porta in dono la relativa indifferenza agli eventi del 2008, cioè alla guerra tra Georgia e Russia, alle provocazioni del mercenario Mikhail Sakashvili e alla pesante reazione di Mosca. L’equilibrio salta nel 2010. Perché Obama, che in campagna elettorale l’aveva fortemente criticato, non solo riprende il progetto Strategic Defense Iniziative (detto Guerre Stellari: era stato lanciato da Ronald Reagan, aveva vivacchiato con Bill Clinton e Bush Senior ed era stato rilanciato da Bush Junior) ma lo porta in Polonia e Repubblica Ceca, cioè alle porte della Russia.

La Casa Bianca, com’è ovvio, non gli attribuisce una funzione anti-russa. Per carità! Dice che bisogna proteggere l’Europa dai missili… dell’Iran. Anche se non si capisce bene perché l’Iran dovrebbe minacciare gli europei, che in quel periodo, come peraltro da tradizione, sono i migliori partner commerciali della Repubblica islamica. È il ragionamento che fanno a Mosca dove, con ogni evidenza, si sentono presi per i fondelli. Hanno tra l’altro appena firmato il New Start e comprensibilmente dicono: non ci sono minacce nucleari in Europa, perché installare un nuovo sistema missilistico?

Non solo. Nel novembre 2010 Vladimir Putin fa il celebre discorso in cui dice che “è del tutto possibile” che un giorno la Russia aderisca all’euro. Tema del tutto complementare a quello della grande zona di libero scambio da Lisbona a Vladivostok di cui lo stesso Putin parla, quello stesso anno, con Angela Merkel. Idee che, ovviamente, non possono far felici gli Stati Uniti. Anzi: la prospettiva di una partnership tra il Paese delle materie prime (la Russia) e il conglomerato dei Paesi dell’industria e della tecnologia (Ue) è quanto di peggio possano immaginare.

Non si tratta, ovviamente, di proporre una visione manichea con tutti i buoni di qua e tutti i cattivi di là. Nella politica internazionale di buoni non ce ne sono e gli interessi hanno di gran lunga la meglio sugli ideali. Ma altrettanto ovviamente, non possiamo deglutire una visione “maidanista” che non è manichea ma supermanichea. La Storia, come l’assegnazione dei torti e delle ragioni, è cosa un po’ più complicata delle favole.

Lettera da Mosca

 

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