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Corruzione. E l’Occidente non c’entra

E poi si dice la corruzione. Oggi è toccata a Ivan Beloserdzev, governatore dell’oblast’ di Penza, che avrebbe intascato 30 milioni di rubli (350 mila euro circa) per favore un’azienda farmaceutica in cui, guarda caso, lavora come dirigente sua moglie. Ieri il comune di Mosca ha chiesto il risarcimento danni (200 milioni di rubli) alla signora Angela Azmina, che un tempo era una poliziotta decorata, anzi insignita della menzione d’onore per la difesa della legalità. Purtroppo qualcuno, nel 2011, ebbe la brutta idea di trasferire la Azmina al reparto che si occupa delle frodi edilizie. Come mettere la volpe a guardia del pollaio: in breve tempo, con l’aiuto di alcuni complici, l’ex investigatrice riuscì ad appropriarsi, lei sì in modo fraudolento, dei titoli di proprietà di 44 appartamenti. Beccata nel 2016, sta scontando una condanna a 11 anni di galera.

Sono solo due esempi tra gli infiniti che si potrebbero fare. Perché chi si occupa seriamente della Russia sa che ogni giorno i media raccontano casi eclatanti di corruzione a tutti i livelli del potere politico e amministrativo. E sono i casi scoperti e stroncati, ovviamente. Gli altri, quelli andati “a buon fine”, chissà quanti sono. Di recente ci sono stati persino casi di furto in basi militari segrete, uno dei supermoderni aeroplani di ascolto e sorveglianza è stato depredato, mentre era nell’hangar, delle più sofisticate apparecchiature elettroniche. Insomma, pare proprio che al cancro della corruzione non si riesca a trovare una cura.

Transparency International, che compila un indice mondiale della corruzione, mette la Russia al 129° posto sui 188 Paesi censiti (solo due posti in classifica guadagnati dal 2012), con un indice di 30 su 100. I Paesi più limpidi sono la Nuova Zelanda e la Danimarca, che hanno un indice di 88. Il rapporto sulla Russia di Risk&Compliance Portal, rivolto alle aziende e agli uomini d’affari, è una specie di unico grido d’allarme che non invoglia a investire in Russia. Il peggio è che, come lo stesso rapporto dice, le leggi ci sono. Putroppo nessuno, o quasi, le teme e pochi cercano di applicarle.

La corruzione agisce a tutti i livelli. Or non è molto, Dissernet, un gruppo di volontari, ha esposto un vasto traffico di tesi di laurea plagiate o scritte su commissione, addirittura tagliate su misura sul professore che avrebbe dovuto discuterle. Ed è una palla al piede per il progresso della Russia e della sua civile convivenza. Secondo stime prudenti dello stesso Governo russo, la corruzione sarebbe costata al Paese 2,5 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2017. Secondo Boris Titov, presidente della Commissione per i Diritti degli Imprenditori, la corruzione è il più grosso ostacolo allo sviluppo economico del Paese.

E questo, sia detto chiaro, è un problema con cui l’Occidente non c’entra per nulla. Questa è una questione tutta russa e della Russia. C’entrano la sua storia, sia quella zarista sia quella sovietica, certe inveterate abitudini, un concetto assolutamente distorto della funzione pubblica. Ed è un problema a cui deve provvedere da sola. Per il suo bene.

Lettera da Mosca

 

One Comment

  1. carlo geneletti carlo geneletti 22 Marzo 2021

    niente da dire. Eccetto che la corruzione non è monopolio russo. Di oggi la notizia che si è dovuto dimettere (è il quarto nella lista) un deputato tedesco coinvolto nello scandalo delle mazzette nella fornitura di maschere anti-covid.
    E Transparency International basa le sue statistiche sulla percezione della corruzione, non su dati obiettivi. Per cui, un paese in cui la corruzione è stata endemica, come, per esempio, l’Italia, apparirà più corrotta di quanto non sia perché tutti noi italiani ci aspettiamo che i politici e gli amministratori siano corrotti, anche quando non lo sono.

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