da SWP (Stiftung Wissenschaft und Politiik) – di Lydia Wachs – Nella sua dottrina militare, Mosca da decenni non esclude l’uso anticipato dell’arma nucleare. Nonostante ciò, la strategia di deterrenza della Russia è cambiata nel tempo, con implicazioni per la sua soglia nucleare. La mutata percezione della minaccia da parte della Russia è probabilmente uno dei fattori che hanno influenzato tutto ciò, così come l’interazione tra capacità convenzionali e nucleari.
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da SWP (Stiftung Wissenschaft und Politiik) – di Lydia Wachs – In Occidente, la strategia di deterrenza nucleare della Russia è spesso descritta come una strategia di “escalation per la deescalation”. L’idea è che Mosca sia disposta a utilizzare le armi nucleari nella fase iniziale di un conflitto per “allentare” la tensione e porre rapidamente fine allo scontro a proprio favore. Tuttavia, la dottrina militare ufficiale della Russia, le esercitazioni nucleari dell’esercito russo e i dibattiti tra le élite politiche e militari hanno finora puntato in una direzione diversa. Con il concetto di “deterrenza strategica”, la Russia ha sviluppato una strategia di deterrenza olistica in cui le armi nucleari rimangono un elemento importante.
di Giuseppe Gagliano – Nel contesto della guerra tra Russia e Ucraina un ruolo di grande rilevanza è occupato da Vladimir Vladimirovich Grishechkin, capo della Direzione della ricerca sulle acque profonde (GUGI), un’organizzazione che svolge un ruolo specifico nel campo delle attività clandestine e nell’intelligence marina. Il suo compito è quello di spiare le profondità oceaniche anche attraverso il sabotaggio dei cavi transoceanici e degli impianti energetici offshore.
di Pietro Pinter – Negli ultimi giorni, Kiev è stata investita da un vortice di delegazioni straniere di alto livello. All’inizio della scorsa settimana, si è tenuto un incontro tra le autorità ucraine ed esponenti delle maggiori industrie belliche dei Paesi NATO, soprattutto europei, con una presenza particolarmente importante di inglesi, francesi e cechi, con ministri della Difesa al seguito. Sull’agenda, il ruolo futuro del complesso militare-industriale europeo nella guerra per procura. L’orientamento che sembra essere emerso è quello di nuove linee di produzione nella stessa Ucraina, facenti capo a compagnie europee, finanziate dai Governi e dall’Unione Europea. Industrie come Reihnmetall, BAE Systems e Bayraktyar hanno espresso l’intenzione di (o stanno già lavorando per) aprire stabilimenti in Ucraina.
Il Governo russo si è preparato a un ulteriore calo del tasso di natalità, al livello più basso dall’inizio degli anni Novanta. Ciò risulta dai materiali per il progetto di bilancio del Fondo sociale della Russia (lo SFR, che amministra le indennità di maternità e i sussidi mensili per la nascita di un bambino). Secondo le previsioni della FIS, nel 2023 nasceranno nel Paese 1.245 milioni di persone, il minimo dal 1999 (allora ne nacquero 1.215 milioni). Nel 2024, la cifra diminuirà del 5,8%, a 1,172 milioni di persone. Questo sarà il minimo dall’inizio degli anni Novanta. Nei successivi due anni coperti dalle previsioni, i tassi di natalità continueranno a diminuire, ma il ritmo rallenterà. Nel 2025 dovrebbero nascere 1.153 milioni di persone e 1.143 milioni nl 2026.
da Il Sussidiario.net – di Giuseppe Gagliano Quando si parla di Azerbaijan e di conflitto con l’Armenia si è soliti fare riferimento alla Turchia e alla Russia ma raramente si parla del ruolo rilevante svolto da Israele. Dall’inizio del 2000 Israele ha posto in essere una e vera propria alleanza con Baku, vendendo agli azeri armamenti per svariati miliardi di dollari, mentre l’Azerbaijan, in cambio della fornitura di armi, vende a Israele petrolio e soprattutto gli consente di avere un’importantissima infrastruttura militare di intelligence in funzione anti- iraniana sul suo territorio.
Il ministero delle Finanze, diretto da Anton Siluanov, ha pubblicato il tradizionale rapporto sullo stato dell’economia russa, in questo caso per il periodo gennaio-agosto dell’anno in corso. Proviamo a esaminare qualche dato.
Riassumendo: il presidente ucraino Zelens’kyj, dopo aver partecipato all’Assemblea generale dell’Onu, si reca in visita ufficiale in Canada. Qui viene accompagnato in Parlamento dal premier Trudeau. Nell’aula gremita e partecipe, il presidente del Parlamento canadese, tal Anthony Rota, fa loro una bella sorpresa: presenta Yaroslav Gunka, 98 anni, ucraino naturalizzato canadese, come un eroe che durante la seconda guerra mondiale ha combattuto i russi. Uragano di applausi dai parlamentari, entusiastici saluti da parte di Zelens’kyj e Trudeau. Peccato che poi salti fuori che il buon Gunka era un ufficiale della Divisione Galizia delle SS, responsabile di molte stragi di ebrei ucraini e polacchi. Mezzo mondo protesta, organizzazioni ebraiche in prima fila. Rota si dimette. In sostanza, una colossale figura di m… Però attenzione: siamo tutti, ormai, un po’ canadesi.
da La Razon – sulla crisi nel Nagorno Karabakh -Intervista con il professor Ivan Katchanovki, docente di Studi politici presso l’Università di Ottawa (Canada).
- Che cosa ha scatenato l’escalation di ieri nel Nagorno Karabakh?
“L’Azerbaigian ha dichiarato di aver lanciato la sua offensiva militare per disarmare e costringere a ritirare le forze armene da questa regione separatista popolata prevalentemente da armeni. Ma questa è stata l’ultima escalation di un conflitto armato di lunga durata nel Nagorno Karabakh. Questa regione separatista dell’Azerbaigian è diventata di fatto indipendente in seguito alla sconfitta dell’Azerbaigian nella prima guerra del Nagorno Karabakh nel 1994 da parte delle forze armene e separatiste del Karabakh. Ma l’Azerbaigian ha cambiato le sorti del conflitto in una nuova guerra nel 2020, dopo aver utilizzato i proventi del petrolio e del gas naturale per acquisire armi e riarmare le proprie forze. Poiché ora ha un vantaggio militare, l’Azerbaigian ha deciso di rompere il cessate il fuoco negoziato dalla Russia e di usare la sua forza per prendere il controllo di questa regione separatista”.
La “battaglia del grano” tra Ucraina e Russia si arricchisce di sempre nuovi capitoli. Intanto prosegue, e anzi si acuisce, la contesa tra Unione Europea e Ucraina da un lato e alcuni Paesi europei dall’altro. Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria avevano ottenuto dalla UE un embargo temporaneo (fino al 16 settembre) contro il grano ucraino, che invadeva i loro mercati a prezzi ridotti, provocando il risentimento dei coltivatori locali. Le pressioni diplomatiche hanno convinto Bulgaria e Romania a riaprire i confini, mentre Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno chiesto alla UE un prolungamento dell’embargo almeno fino a fine anno. Non avendolo ottenuto, hanno deciso di attuarne uno da sole. L’Ucraina, colpita in un punto molto sensibile (l’agricoltura è, oggi, l’unico settore della sua economia che produce profitti) ha protestato, ha chiesto l’intervento dell’Organizzazione mondiale del Commercio e ha minacciato un contro-embargo su alcune produzioni polacche. Risultato: all’Assemblea generale dell’Onu, il presidente ucraino Zelensky e quello polacco Duda hanno annullato l’incontro che avevano programmato. E Duda, parlando all’Assemblea, ha paragonato l’Ucraina a una persona che sta per annegare e rischia di far annegare anche chi cerca di soccorrerla. Non proprio un bel paragone. Nello stesso tempo, a Varsavia, il vice ministro degli Esteri Shimon Shinkovsky, alludendo alle prossime elezioni politiche e all’inquietudine degli agricoltori polacchi, dichiarava all’agenzia Pap: “Vogliamo continuare a sostenere l’Ucraina ma per farlo abbiamo bisogno del consenso dei polacchi. Se non lo avremo, non potremo aiutare Kyiv come prima”. A buon intenditor…









