di Giuseppe Gagliano L’Asia Centrale, oggi composta da cinque Stati indipendenti (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Tagikistan), è la regione meno studiata al mondo, per molti anni regolarmente dimenticata e poi riscoperta. Situata nel cuore dell’Eurasia, all’incrocio delle antiche Vie della Seta, collega la Cina al Mediterraneo, l’India alla Siberia. Popolata da circa 70 milioni di abitanti, confinante con Cina e India, comprendenti rispettivamente più di un miliardo di abitanti, è ancora oggi, a trent’anni dalla fine dell’Urss, una terra unica. Unicità che deriva dalla sua storia moderna, iniziata con il passaggio sotto il dominio coloniale russo nel XIX secolo e la successiva inclusione nel sistema sovietico, protrattasi per settant’anni anni. Le culture locali prevalentemente musulmane sunnite, con poche isole sciite e cristiane (ortodossi e protestanti, ebrei locali e ashkenaziti), sono state mantenute nonostante la forte russificazione e la secolarizzazione nel XX° secolo, che hanno messo in discussione la loro identità all’indomani dell’indipendenza nel 1992.
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L’intervista in cui il presidente Usa Joe Biden dà del “killer” al presidente russo Vladimir Putin è stata rapidamente archiviata nell’imbarazzo generale. A parte qualche sparuto entusiasta, i media occidentali hanno preferito glissare. D’altra parte Biden era il noto gaffeur dell’amministrazione Obama, adesso ha pure un’età, perché insistere?
di Fulvio Scaglione Nei giorni scorsi si sono incrociate due interviste così diverse da diventare complementari e da rivelare la vera natura della partita sui vaccini che si gioca, su scala globale, ormai da un anno. La prima è quella di Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (il fondo sovrano dello Stato russo) che ha finanziato le ricerche e la produzione d Sputnik V, il vaccino russo contro il Covid russo. Dmitriev ha parlato subito dopo che l’EMA (l’Agenzia europea per i Medicinali) ha annunciato ufficialmente di voler esaminare lo Sputnik V, cosa che finora non aveva mai fatto. E ha detto due cose piuttosto chiare e dure: ci auguriamo che l’esame della Ue sia improntato a criteri scientifici e non politici (ovvero: pensiamo o temiamo che non lo sarà, n.d.A.); si sappia che la Russia non fa alcuna pressione per vendere all’Europa il suo vaccino contro il Covid, abbiamo già ordinazioni importanti da parte di 44 Paesi.
di Giuseppe Gagliano Oggi la Russia commercia con l’India circa dieci volte meno di quanto fa con la Cina. La cooperazione tecnica militare tra Mosca e Nuova Delhi sperimenta molte complicazioni e persino battute d’arresto a causa della crescente presenza occidentale nel mercato della difesa indiano e della la strategia industriale “Make in India” dell’attuale Primo Ministro Modi. Esistono significative aree di disaccordo tra i due Paesi su molte questioni internazionali, tra cui il QUAD (il forum strategico tra Usa, Giappone, Australia e India, n.d.R.), l’Afghanistan, la Belt and Road Initiative proposta dalla Cina e altri ancora. Nel 2020, per la prima volta in vent’anni, Mosca e Nuova Delhi non hanno tenuto il loro regolare incontro annuale al vertice.
Guardando i principali investimenti cinesi in Russia, è subito evidente che quasi tutti i progetti ricevono sostegno governativo al massimo livello, per considerazioni strategiche. Non sorprende, quindi, che la maggior parte di essi si concentri sull’energia e siano implementati da giganti statali come la CNPC e le società petrolifere Sinopec o il Silk Road Fund. Ci sono, tuttavia, eccezioni a questa regola e si tratta di società tecnologiche private cinesi, che spesso si rivelano molto più dinamiche delle società statali che ricevono cospicui aiuti. I giganti dell’hi-tech cinese come Huawei e Alibaba, guidati solo da principi di mercato, stanno incorporando silenziosamente la Russia in una Pax Sinica tecnologica, mentre le sanzioni occidentali accelerano il processo.
di Maksim Spiridonov EdTech (il mercato delle tecnologie educative) è entrato nel 2020 con il massimo grado di entusiasmo. I clamorosi successi commerciali dei leader del settore, i grandi investimenti e lo shopping di aziende EdTech da parte delle grandi corporation – tutto questo aveva stimolato i manager delle startup e gli investitori. Il Barometro dell’Educazione Online mostrava che nel 2019 sono apparse sul mercato russo tante nuove scuole online quante ne erano nate nei dieci anni precedenti. Mai prima, a mia memoria, l’educazione e l’istruzione avevano avuto un così forte profumo di denaro.









