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Posts published in “Editoriali”

Lukashenko, un bidone per Putin

Dalle parti di Lettera da Mosca non ci sono grandi entusiasmi per Aleksandr Lukashenko, un gran furbone con qualche merito (per esempio aver evitato al suo Paese gli sconvolgimenti sociali che altre ex Repubbliche sovietiche invece hanno subito per anni e anni) ma molti demeriti. E soprattutto non c’è entusiasmo per la decisione presa dal Cremlino di salvarlo a tutti i costi. Chi ci segue lo ha notato, leggendo qui ma volendo anche qui. La vicenda del volo Ryanair tra Atene e Vilnius e l’allucinante arresto del giornalista Roman Protasevic (tra i fondatori del canale Telegram Nexta, uno dei più attivi e grintosi nell’opposizione a Lukashenko), ammanettato a Minsk appena l’aereo è stato obbligato a scendere all’aeroporto della capitale bielorussa, aumenta le perplessità e, in un certo senso, le certifica. Con Lukashenko, Vladimir Putin ha preso un bel bidone, ecco la verità.

Giù le mani da Olga Misik, per il bene della Russia

Il caso di Olga Misik, 19 anni, condannata a due anni e un mese di “restrizione della libertà personale” per atti di vandalismo, è passato sotto relativo silenzio. Ovvio, lei non ha la potenza di fuoco di Navalny, non riesce a mobilitare i benintenzionati e i malintenzionati russi e occidentali. Eppure, secondo me, il “caso Misik” è molto, molto più interessante e grave del caso Navalny. E provo a dire perché.

I CITTADINI RUSSI, LO STATO E NOI

di Fulvio Scaglione   Lettera da Mosca negli ultimi tempi ha più volte ospitato analisi sul momento della Russia e sul possibile contrasto tra la stabilità macroeconomica perseguita dal Cremlino e la possibilità di ridare slancio all’economia russa e avviarla a un più rapido e deciso sviluppo. Potete leggere un paio di esempi qui e qui. Sono ragionamenti legittimi, soprattutto se applicati a un Paese in cui il reddito reale dei cittadini è calato di oltre il 10% negli ultimi sette anni. Un Paese ricchissimo di materie prime che ormai è ufficialmente in stagnazione.

Diplomatici e spie, l’Italia e gli ultras

di Fulvio Scaglione     A pensar male si fa peccato ecc. ecc. Comunque sia, quando i nostri servizi segreti pescarono il capitano di fregata Walter Biot che passava carte riservate o segrete ai due ufficiali russi accrediti presso l’Ambasciata di Roma, molti si chiesero perché a quel caso di spionaggio fosse dato tutto il risalto mediatico che ricordiamo. Nomi dei protagonisti subito passati ai giornali,  familiari intervistati come in qualunque caso di cronaca nera o di corna da periodici gossippari,  miriadi di esperti a spiegare come di  colpo l’Italia fosse al centro delle trame russe, accorati e ben orchestrati anatemi su Dimitrij Ostroukhov e Aleksey Nemudrov, i due diplomatici russi pescati con le mani nella marmellata e giustamente espulsi. Queste faccende, di solito, vengono spicciate per vie riservate, senza troppa pubblicità. Con Biot e soci tutto il contrario. Perché?

PRONTO, MI PASSA L’ ASSASSINO?

Ieri, su Facebook, ho pubblicato questo post: “Credo di intuirne le ragioni vere, quelle poco esibite. Ma la strategia di “Putin è un assassino” o “Erdogan è un dittatore” pare buona soprattutto per i gonzi. A che serve? Dubito che Erdogan e Putin stiano svegli la notte a chiedersi perché Draghi e Biden non gli vogliano bene. Poi, certo, a Putin dai dell’assassino ma ti ritrovi a sperare che non invada l’Ucraina, a Erdogan dai del dittatore e speri che non ci prenda un’altra volta a calci in bocca in Libia. Conviene? Infine. Dici che Putin è un assassino ma ti abbracci con George Bush Jr., che mentì al mondo per invadere l’Iraq e far morire centinaia di migliaia di persone. Dai del dittatore a Erdogan e nelle stesse ore consegni (in cambio di quattrini sonanti e diritti di sfruttamento dei giacimenti del gas) una seconda fregata al presidente egiziano Al-Sisi, che non pare più tenero del Rais di Ankara. Farai così anche con Xi Jinping e con Mohammed bin-Salman? O davvero siamo ancora lì con la storiella che il nostro puzzone va bene e contribuisce al sol dell’avvenire mentre quello altrui fa schifo? Che noi difendiamo i valori? Arridatece la Realpolitik, quella cinica e terra terra, faccio questo perché mi conviene. Perché quest’altra Politik non è meno Real ma molto più ipocrita”.

Russi conformisti o saggi? Parliamone

Lettera da Mosca resta fedele ai suoi intenti, primo fra tutti quello di pubblicare materiali non banali sulla Russia, a prescindere dall’orientamento ideologico e dalla provenienza. Per provare a capire prima di giudicare. E per uscire da quella brutta sceneggiatura hollywoodiana, genere “Ti spiezzo in due”, che è nella maggior parte dei casi l’informazione corrente sulla Russia. Per questo abbiamo pubblicato i due interessanti articoli ( qui e qui) di Andrey Kolesnikov, prestigioso osservatore della società e della politica russa. In essi l’autore spiega perché il consenso per Navalny non cresce, anzi, pare addirittura calare. E perché la maggioranza (più o meno silenziosa) dei russi continua a stare dalla parte di Vladimir Putin e del Cremlino.

Russi, le spie che tutti vorrebbero

di Marco Bordoni     Sono ormai diversi anni che ci si presentano a mazzi casi di cronaca internazionale, grandi e piccoli (da Litvinenko a Politkovskaya, da Nemtsov a Navalny, da Savoini a Skripal), che costringono i commentatori a schierarsi, con mille distinguo, accettando almeno una delle seguenti, improbabili, ipotesi.

A: l’apparato di intelligence russo, praticamente la spina dorsale dello Stato, l’élite del Paese, è composto da improvvisatori seriali, russi con due piedi sinistri, dediti al compimento di azioni capaci di superare in stupidità, malvagità e certezza di fallimento quelle dei super criminali di Cattivissimo Me.

B: i nemici della Russia sono potenze luciferine disposte a qualsiasi crudeltà criminale contro la popolazione (propria e altrui) e i propri protetti pur di incastrare, a suon di porcate & colpi bassi, l’incolpevole inquilino del Cremlino.

Ma questa storia non è cominciata a Maidan

Spiacenti, la Storia, come pure questa storia, non è cominciata in Ucraina nel 2014. Certo, è comodo per certa propaganda americana ed europea datare il deterioramento delle relazioni tra Occidente e Russia alla crisi di Maidan, la cacciata di Viktor Yanukovich, la riannessione da parte di Mosca della Crimea, la guerra nel Donbass. È ovviamente impossibile sottovalutare l’impatto di questi eventi, anche in termini di violazione di consuetudini consolidate e di trattati internazionali. Ma pensare che tutto sia partito da Maidan, che sia per la Crimea o il Donbass che si arriva al “Putin assassino” del presidente Joe Biden, come pretende la vulgata che viene ripetuta senza sosta, è semplicemente ridicolo.

Isolamento, un culto pericoloso

di Fulvio Scaglione     Di nuovo il culto dell’isolamento? Nel giro di pochissimi giorni, fonti autorevoli (dallo stesso ministro Lavrov in giù) del ministero degli Esteri russo ci hanno fatto sapere che i rapporti con la Nato sono azzerati e quelli con l’Unione Europea anche, mentre le relazioni con il Regno Unito (ambasciatore Andrej Klin dixit) sono “politicamente morte”. Di quelle con gli Usa, ovviamente, non stiamo nemmeno a parlare. Mentre il ministro Sergey Lavrov, inaugurando la visita di tre giorni in Cina, ha recuperato il tema della dedollarizzazione che, con il nuovo Governo, nominato poco più di un anno fa, sembrava essere stato rimosso dall’agenda politica russa.