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MACHISMO PUTINIANO E INFORMAZIONE DI QUALITA’

I riti del giornalismo tendenzioso riescono, a volte, a essere persino esilaranti. L’ultimo caso è l’articolo di un prestigioso quotidiano nazionale dedicato al machismo di Vladimir Putin. Vi sono pochi dubbi che Vova si presenti ai russi con l’immagine del maschio Alfa. Bisognerebbe forse anche spiegare, trattandosi di Russia e non di Spagna, che più che il macho qui entra in scena il muzhik, il mitico russo vero, integro, quello che esce dalle profondità della Grande Madre e ne incarna lo spirito di resilienza, il rapporto con la natura e i valori più profondi. Putin lo usa per propaganda? Ma certo cari, ovvio. Ma, appunto, il machismo non c’entra, è una patetica strizzata d’occhio ai nostri più triti luoghi comuni, giornalismo splatter.

Detto questo, andiamo nello specifico. Putin dialoga con una giornalista americana, la solita tipa che, come capita sempre, deve far vedere quanto è dura e inflessibile con il cattivone del Cremlino. Per cui, essendo una giornalista da quattro soldi, canta la canzone della Russia che strangola l’Europa con le forniture di gas. Il nostro “giornalismo di qualità”, quello del machismo, a questo punto che fa? Fa notare che anche la Commissione Europea ha detto che Gazprom rispetta alla virgola i contratti? Che la grande coglionata l’hanno fatta gli europei, che hanno voluto passare dai contratti a lungo termine (preferiti dalla Russia) a quelli spot, rimettendoci economicamente un po’ di penne? Che gli Usa, i cui produttori preferiscono vendere gas liquido in Asia perché guadagnano di più, non vedono l’ora che i prezzi del gas naturale crescano anche in Europa, perché così anche il loro carissimo gas liquido diventerebbe competitivo sui nostri mercati?

No. Il nostro “giornalismo di qualità” parla di machismo. Perché Putin dice alla giornalista: “Lei è una donna carina però le dico una cosa e lei mi risponde con una cosa assolutamente diversa. Stiamo aumentando, non diminuendo le forniture. Ho davvero detto qualcosa di così difficile da capire?”. Quanto dice Putin, almeno nel caso del gas, è pura e semplice realtà, certificata anche dai vertici Ue, e non è per nulla difficile da capire. E di certo la pseudo-giornalista Usa la capisce benissimo. Ma lei non è lì per capire o far capire agli ascoltatori, lei è lì per attaccare il cattivone e farsi dire brava. Quindi finge di non sapere e non capire. E Putin, che conosce benissimo il meccanismo, la irride.

Antipatico? Forse. Ma queste cose certo non capitano a Biden, che si fa fare le interviste combinate (memorabile quella in cui potè dire “sì, sì” alla domanda se Putin fosse un assassino, e straordinario il comportamento al summit di Ginevra, quando accettò solo poche domande, solo di giornalisti Usa e filtrate in anticipo dallo staff) e quando per combinazione gli arriva una domanda inattesa s’impappina.

Ah, dimenticavamo. La frase tra virgolette di Putin è quella che abbiamo riportato sopra. Il titolo dato all’articolo italiano, invece, dice e gli attribuisce tutt’altro: “Bella ma non capisce”, la gaffe sessista di Putin”. Il leader russo dice tutt’altro e, come si vede, il machismo non c’entra. Così come non c’entra il giornalismo, che davvero sta altrove. Della qualità, poi, nemmeno parliamo. Se poi Putin sta simpatico a molti, questi signori dell’informazione non se la prendano con quelli come noi, quelli del “senza pregiudizi”. Se la prendano solo con se stessi.

Lettera da Mosca

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