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IL PATRIARCA E I PELLEGRINI NO-COVID

Le autorità della Chiesa ortodossa russa, per primo il patriarca Kirill, fin dall’inizio della pandemia (in Russia è coinciso con la Quaresima) hanno invitato i fedeli a rispettare le regole sanitarie e le strategie anti-Covid decise dal Governo. Lettera da Mosca ne ha parlato anche di recente. Non per questo, però, sono mancate le polemiche, anche all’interno della stessa Chiesa. Ne diamo conto ripubblicando un estratto del capitolo “La polemica negazionista di preti e monaci Covid-dissidenti” di un libro sulla Russia molto interessante e uscito da poco: Lo zar di vetro – La Russia di Putin di Stefano Caprio (Jaca Book). Profondo conoscitore della Russia, dove ha vissuto a lungo, e della Chiesa ortodossa russa, Caprio ha affrontato i temi decisivi, dalla crisi del puntinismo alla riforma costituzionale, dal rapporto tra Chiesa e Stato alle questioni economiche al ruolo dell’intelligencija. Ma ecco un brano del capitolo sulla dissidenza anti-Covid in ambito religioso.

“… Alcuni sacerdoti, come l’archimandrita Filipp (Rjabich), rappresentante della Chiesa russa presso le istituzioni europee a Strasburgo, hanno cominciato fin dai primi giorni della pandemia ad affermare che “anche se è terribile ammalarsi di questo grave virus, che può portare anche a un esito letale, sarebbe ancora più grave se per questo ci privassimo della sacra comunione o della stessa liturgia, il grande dono di Dio”…

La forma più aperta di ribellione alle limitazioni sanitarie è stata certamente la partecipazione ai pellegrinaggi. A San Pietroburgo, senza curarsi dei rischi di infezione, masse di fedeli si sono recate a metà marzo 2020 alla cattedrale della Madonna di Kazan’, dove sono esposte le reliquie di San Giovanni Battista. Migliaia di persone si sono accalcate nelle file fuori e dentro la chiesa, per giungere infine a baciare le reliquie, atto certamente devoto e forse salvifico ma sicuramente assai poco igienico…

Il patriarca di Mosca Kirill, dopo aver a lungo esitato nell’invitare i fedeli a stare lontani dalle chiese, si è poi rifugiato in isolamento in una residenza fuori Mosca, nel villaggio di Peredelkino, dove si trovano le dacie degli alti funzionariLa sua assenza da Mosca ha provocato diversi malumori, minando la sua popolarità presso la popolazione… Tra gli oltre 300 vescovi (per 200 diocesi e 800 monasteri circa) della Chiesa russa le posizioni sono state comunque molto varie. Il più organizzato è apparso il metropolita di Pskov Tichon (Shevkunov), che ha fatto controllare la chiusura di tutte le chiese e la trasmissione di tutte le celebrazioni. Il vescovo di Kamensk Mefodij (Kondrat’ev) si è invece lamentato dello scarso afflusso dei fedeli nelle chiese lasciate aperte in tutta la diocesi…

Un grande dibattito si è poi sviluppato sui social media e sulla stampa nazionale sulla strage di sacerdoti e monaci russi. Perfino un giornale svedese, il Dagens Nyether, ha svolto indagini in proposito, rilevando le incertezze del patriarca Kirill (Gundjaev) e il conflitto nato con i fondamentalisti ortodossi “negazionisti” riguardo al virus, secondo i quali “non è possibile infettarsi dentro le chiese”. Un’altra ragione è la difficoltà di sostentamento delle chiese e dei monasteri, che sono rimasti aperti spesso per non perdere le indispensabili offerte dei fedeli…. La crisi della pandemia ha ulteriormente allargato il dissenso tra i fedeli ortodossi “nazionali” ucraini, che hanno scelto le liturgie on-line, e quelli “moscoviti” che si sono recati dimostrativamente in chiesa, col risultato che i monasteri ucraini del patriarcato di Mosca sono tra i più colpiti dal virus.

Il personaggio che ha catalizzato l’onda estrema delle polemiche è emerso alla fine della tragica primavera del 2020. Il padre spirituale del monastero Sredneural’skij vicino a Ekaterinburg, l’igumeno con lo schima Sergej (Romanov), è stato uno dei più accesi leader dei “Covidnegazionisti”, al punto che le autorità ortodosse gli hanno proibito di predicare e intervenire pubblicamente, dopo che egli aveva maledetto tutti coloro che parlavano di chiusura delle chiese a causa della “pseudopandemia”, con pesanti allusioni allo stesso patriarca Kirill… Il più autorevole membro del Sinodo dopo il patriarca, il metropolita Ilarion (Alfeev), ha avanzato preoccupanti interpretazioni del periodo della pandemia: “Esiste, accanto alle ipotesi di guerra biologica, anche la possibilità di una guerra bio-psicologica, quando si cerca di incutere timore nella popolazione, per controllarla in modo più radicale”, ha affermato Ilarion al canale Tv Rossija-24 il 20 maggio 2020″.

 

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