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COVID, LA RUSSIA HA MENTITO? FORSE SI’, FORSE NO

di Fulvio Scaglione  Avvertenza: qui si parla male di noi e anche della Russia. Comunque… Il notizione di fine anno è stato questo: la Russia ha mentito, ha truccato i dati sui morti da Covid. Rosstat, l’istituto federale di statistica, ha reso noto che le vittime del virus sarebbero 186 mila, contro le 56 mila di cui si parlava fino a pochi giorni fa. Il triplo, insomma. Dando poi retta ai calcoli di Aleksej Raksha, demografo di Rosstat invitato a dimettersi nell’estate scorsa, i morti da Covid sarebbero addirittura 240 mila. Lui dice che nel 2020 ci sono stati in Russia 300 mila morti più che nel 2019 e che (non si sa bene in base a quale ragionamento) l’80% di questi morti in più sono dovuti al virus. Raksha aggiunge che la truffa statistica sarebbe stata organizzata per favorire la propaganda putiniana per il referendum costituzionale, in un primo tempo previsto per il 22 aprile e poi, proprio a causa del Covid, spostato al 25 giugno.

Lasciamo perdere Raksha. Se le cifre di Rosstat sono quelle reali, la Russia comunque supera gli Usa nella classifica dei morti per cento mila abitanti: 128 contro 105. È stato il Guardian inglese a gettare il sasso, subito raccolto dalla nostra stampa. D’altra parte, il russo che mangia i bambini fa sempre notizia. E soprattutto ti evita la fatica di controllare e approfondire. Mica male. Poi però andiamo a vedere e le cose cambiano un pò. Rosstat ha sempre detto, in modo ufficiale, che il suo sistema di conteggio delle vittime era basato su tre diverse categorie: le morti per cui il Covid era la causa diretta; le morti in cui il Covid era presente ma non era causa diretta; le morti in assenza di Covid. In altre parole, Rosstat attribuiva al Covid solo le prime, che erano ovviamente una parte, e minoritaria, di tutte le morti. Ma la cosa era dichiarata, pubblica, ufficiale. Per nulla nascosta. Se non ci credete, consultate pure la timeline sul Covid in Russia elaborata dal Moscow Times, sempre supercritico con il Cremlino ma che ha riportato le cose di cui sopra. Il Moscow Times, per dire, che in primavera aveva già annunciato la solita congiura del Cremlino per buttare dalla finestra i medici che criticavano le autorità sanitarie.

Tanto era pubblico l’atteggiamento di Rosstat che fin da quasi subito, cioè in maggio, divenne inevitabile un confronto con l’Oms che, invece, chiedeva di catalogare come morti di Covid tutti i morti in cui il Covid fosse presente, decisivo o non che fosse per la morte stessa del malato. E ancora in maggio la vice premier russa Tatyana Golikova comunicò un aggiornamento dei dati per riportarli ai criteri dell’Oms, con il risultato di aumentare di molto il conto dei morti attributi al Covid.

Il dibattito su “morti di Covid” e “morti con Covid” si è svolto in tutto il mondo. E chiunque abbia avuto un’esperienza personale con un malato del virus sa che è di fatto irrisolvibile. Una persona anziana e acciaccata prende il Covid e poi muore. Magari non muore “di Covid” ma se non avesse preso il Covid sarebbe acciaccata ma viva. Come uscirne? I Governi di tutto il mondo, convinti o no, hanno adottato i criteri dell’Oms. Alcuni personaggi di spicco della politica russa (ma non tutti, come la Golikova dimostra), in particolare il portavoce del Cremlino Peskov e soprattutto nei primi tempi, hanno spesso giocato sull’ambiguità dei criteri di censimento dei dati. Propaganda di bassa lega, diciamolo pure. Da spin doctor di Tony Blair, più o meno.

È stata proprio la Golikova, qualche giorno fa, annunciando in pubblico la famosa cifra dei 186 mila morti “di Covid”, a riportare i calcoli ai criteri dell’Oms adottati in tutto il mondo. E i conti tornano, perché i morti “di Covid” in senso stretto, come inizialmente contati da Rosstat, sarebbero 45 mila (al 1° dicembre), mentre quelli contati come chiede l’Oms (cioè, tutti morti positivi al virus) sono, appunto, i 186 mila annunciati dalla Golikova.  Le domande giusta da farsi non è se il Governo russo abbia nascosto i dati, il che è vero per alcuni personaggi ma non lo è per altri. Bisogna chiedersi due altre cose.

La prima è perché un Paese come la Russia, che ambisce a giocare un ruolo globale, poi decida di contare i morti della pandemia in un modo diverso da tutti gli altri Paesi, di fatto auto-confinandosi nel solito mito di un’alterità orgogliosa ma poco produttiva. In fondo, andando incontro ai desideri di quella parte di Occidente che la vuole fuori dai giochi.

La seconda, più importante, è perché il Governo della Federazione abbia deciso di imprimere proprio adesso questo shock scandendo nel modo più ufficiale e clamoroso, attraverso la vicepremier, il grande numero di morti. E la risposta potrebbe stare nel fatto che, secondo un recente sondaggio, il 58% dei russi ha detto di non volersi vaccinare. Cosa che, se da atteggiamento diventasse fatto, sarebbe la premessa di un colossale disastro sociale, con altri lockdown e un ulteriore tracollo della situazione economica.

Fulvio Scaglione

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One Comment

  1. Daniele Pozzati Daniele Pozzati 2 Gennaio 2021

    L’articolo si conclude con il non-sequitur tra “il 58% dei russi ha detto di non volersi vaccinare” e “sarebbe un colossale disastro sociale, con altri lockdown e un ulteriore tracollo della situazione economica.”
    Un non-sequitur dal sapore ricattatorio ormai estremamente diffuso nei media mainstream e non. E un tono scioccamente apocalittico (il “colossale disastro sociale” semmai lo stanno causano le misure anti-covid…), anch’esso tipico del modo in cui politici e media hanno gestito la cosiddetta “emergenza”. Una “pandemia” che avrebbe colpito – secondo statistiche ufficiali – meno dello 0,02% della popolazione mondiale! E si parla di “morti con Covid”, secondo la truffaldina contabilità suggerita dall’OMS – cioè dalle case farmaceutiche che l’OMS finanziano.
    Ma torniamo al non-sequitur che chiude l’articolo.
    L’autore scrive come se l’idea stessa di vaccino contro virus RNA, di cui esistono già numerosi genotipi in aggiunta alla “variante inglese”, non fosse una chimera. Nessun anti-influenzale del resto ha mai prevenuto aluna epidemia di influenza. L’efficacia dei vaccini anti-influenzale ha raggiunto solo tre volte nello scorso decennio il 55%. In genere la sua efficacia è ancora più bassa. E si tratta di vaccini testati da decenni, contro la comune influenza. Figuriamoci un vaccino sperimentale, o comunque sviluppato in pochi mesi, contro un virus che guai a definire una “comune influenza”.
    Ma il non-sequitur della conclusione (“se il 58% dei russi davvero non si vaccineranno, ci potrebbe essere una catastrofe sociale, lockdown, ecc.”), consiste nel fatto che l’autore argomenta come se non esistessero cure di provata efficacia contro il Covid (eparina, clorochina, plasmaferasi) ma con la caratteristica di costare troppo poco, e quindi di rendere troppo poco alla lobby farmaceutica.

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