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LAGO BAIKAL, L’INQUINAMENTO AVANZA

La più vecchia, con un’età di 25 milioni di anni. La più profonda, visto che arriva a 1.642 metri di profondità. La più vasta, poiché è larga 48 chilometri, lunga 636 e contiene 23.615 chilometri cubi d’acqua. Il Lago Baikal, in Siberia, è la più importante riserva naturale di acqua fresca del mondo (un quinto dell’acqua potabile del pianeta si trova tra le sue sponde) ma non è immune ai rischi e ai danni del degrado ambientale

Il cambiamento climatico ha colpito duro in certe aree della Siberia: più 3 gradi di temperatura media, ovvero un incremento tre volte superiore alla media mondiale. Per il lago ha significato, ovviamente, meno ghiaccio d’inverno e quindi un’alterazione dei cicli naturali. A questo si è aggiunto l’impatto delle attività umane. Il turismo, certo, che porta lungo le sue sponde tra 1,5 e 2 milioni di visitatori l’anno e che ha fatto nascere la relativa catena di alberghi e imprese correlate. Ma soprattutto le attività industriali della regione, prime responsabili dell’inquinamento delle acque. Il corso del fiume Selenga, in particolare, che è il principale tributario del lago, risulta pesantemente compromesso anche a causa degli scarichi delle operazioni minerarie che si svolgono in Mongolia.

Cambiamento climatico e inquinamento hanno portato alla morte di una parte del patrimonio di minuscole alghe che formano la base della catena alimentare delle specie che vivono nel lago. Uno dei risultati più evidenti è stato il dimezzamento, in soli quindici anni, della presenza dell’omul, una specie di salmone che si trova solo nel lago Baikal. Dal punto di vista della fauna il rischio è enorme: nel lago e sulle sue sponde vivono oltre 3 mila specie animali, di cui l’80% presente solo in quest’area.

Il Governo russo è stato ovviamente accusato di scarsa sensibilità, quando non di colpevole indifferenza, al problema. Le azioni degli ambientalisti hanno ottenuto qualche buon risultato. È stato per esempio bloccata dalla magistratura, dopo una campagna di protesta che ha raccolto più di un milione di firme, la costruzione di un impianto di imbottigliamento delle acque del lago finanziato da un’azienda cinese. In altri casi, però, le cose non sono andate così bene: per esempio quando da Mosca è arrivato l’ordine di riaprire una gigantesca segheria, che peraltro ha funzionato a singhiozzo fino a essere di nuovo fermata nel 2013.

Tra Vladimir Putin e il lago Baikal, peraltro, sembra esserci un rapporto speciale. Nel 2009, il Presidente russo era sceso a grande profondità nel lago all’interno di un batiscafo, un’impresa che aveva fatto il giro del mondo. E nel 2017 lo stesso Putin aveva lanciato l’allarme sull’inquinamento che stava rovinando l’eco-sistema del Baikal. Gli ambientalisti, però, non demordono e sottolineano la contraddizione tra la preoccupazione teorica e le decisioni concrete. Nel marzo del 2019 il ministero russo per le Risorse Naturali ha presentato una serie di emendamenti di legge che, di fatto, alzano la quantità di sostanze inquinanti che possono essere scaricate nel lago. Di quattordici volte quella dei nitrati e di dieci quella dei tensioattivi anionici tipicamente contenuti nei detersivi.

Come dice Aleksandr Kolotov dell’organizzazione ambientalista Rivers without Bordes: “Di fronte al problema dell’inquinamento del lago Baikal, le autorità avevano due strade per reagire. La prima era spendere per adeguare e migliorare gli impianti di depurazione delle acque. La seconda era cambiare le regole e far finta che il problema non fosse così grave. Tipicamente, hanno scelto la seconda strada”.       Lettera da Mosca

 

 

 

 

 

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