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BIDEN E L’ANIMA DI VLADIMIR PUTIN

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Joseph Biden, ha visitato più volte l’URSS e la Russia nel corso della sua carriera politica, durata ormai quasi mezzo secolo. Le sue valutazioni sulla politica sovietica e russa sono cambiate con il tempo: se alla fine degli anni Settanta sosteneva la necessità di stringere contatti con Mosca, negli ultimi anni al contrario ha chiesto sanzioni e azioni assai dure contro il Cremlino. Il servizio russo della BBC ha raccolto le dichiarazioni più sorprendenti di Joe Biden sulla Russia negli ultimi quarant’anni.

IL TRATTATO SALT II – Biden era sbarcato per la prima volta in Unione Sovietica all’inizio degli anni Settanta. Nell’estate del 1979 tornò nell’URSS come membro di una delegazione di senatori americani per negoziare una mutua riduzione delle armi nucleari ai sensi del Trattato SALT II. In un’intervista al New York Times del 30 agosto 1979, Biden (allora capo della sottocommissione del Senato per gli Affari Europei) notò che i rappresentanti della parte sovietica, forse per la prima volta, avevano espresso la  disponibilità a incontrare gli americani a metà strada e a ridurre drasticamente l’arsenale nucleare.

Nella stampa sovietica, la visita dei senatori americani e di Biden fu segnalata solo da un minuscolo articolo della Pravda intitolato “Introduzione a Leningrado”. Il pezzo raccontava la visita della delegazione americana al cimitero di Piskarevskoye, dove si trovano le fosse comuni delle vittime civili dell’assedio di Leningrado e dei difensori della città. “L’umanità è grata ai cittadini di Leningrado per il loro enorme sacrificio. La pace per cui hanno combattuto deve diventare l’obiettivo della nostra vita”, disse Biden secondo il quotidiano sovietico.

Nel marzo 2011, nel corso della sua ennesima visita a Mosca, Biden decise di raccontare altri dettagli di quel viaggio in un incontro con gli studenti dell’Università statale di Mosca. “Ho visitato Mosca per la prima volta nel 1973, ma nell’estate del 1979, il presidente degli Stati Uniti Carter mi chiese di guidare una delegazione di senatori americani che avevano dubbi sui negoziati SALT II. Io ero un ardente sostenitore di questo trattato, ma altri senatori no. Nove di loro vennero in Russia con me. Ci sedemmo al tavolo dei negoziati, al Cremlino, avendo di fronte Leonid Brezhnev. Alla sua sinistra sedeva il ministro della Difesa Ustinov, a destra il presidente del Consiglio dei Ministri Kosygin. Quelli erano tempi molto diversi. Ricordo che Brezhnev era malato più gravemente di quanto pensassimo. A un certo punto si è scusato, ha lasciato la riunione e ha incaricato Kosygin, che mi rivolse parole che non ho mai dimenticato: “Fino a quando non avremo iniziato la nostra discussione, senatore, siamo d’accordo che noi non ci fidiamo di lei e che lei non si fida di noi. Entrambi abbiamo buone ragioni”. Disse proprio così, senza tanti giri di parole”.

IL CROLLO DELL’URSS E LA GUERRA IN CECENIA – Nel 2001 Biden divenne presidente della Commissione Esteri del Senato. Una delle prime riunioni sotto la sua presidenza fu interamente dedicata alla situazione delle minoranze etniche in Russia, con particolare attenzione alla situazione in Cecenia, dove si era conclusa un anno prima la cosiddetta seconda guerra cecena. Nel suo intervento di apertura, Biden ha sottolineò ancora una volta l’importanza di sviluppare le relazioni con la Russia. “Nei 29 anni in cui ho servito al Senato, ho sempre ripetuto che gli Stati Uniti non hanno relazioni internazionali più importanti delle relazioni con la Russia. Molto è cambiato in Russia dal crollo dell’Unione Sovietica, ma credo che l’importanza delle relazioni bilaterali rimanga”.

Biden decise anche di ricordare il suo incontro con il generale Alexander Lebed, che l’aveva molto impressionato. “Nel 1997 ho incontrato a Mosca il generale Lebed, che picchiava la mano sul tavolo ed era molto duro. Non dimenticherò mai quello che disse sulla Cecenia, dove aveva avuto il compito di mettere fine alla prima guerra. Parafraserò, ma questo è vicino a ciò che effettivamente disse: “Non mi interessa se la Cecenia diventa indipendente, non mi interessa affatto”. Era un militare, un soldato che aveva combattuto in Afghanistan, rimasi colpito dalla sua sincerità. Me ne andai convinto che a lui non importasse davvero se la Cecenia fosse diventata indipendente o no”.

IL RESET DELLE RELAZIONI CON LA RUSSIA –  Dopo essere diventato vicepresidente di Barack Obama, Biden iniziò quasi subito a parlare della necessità di migliorare le relazioni con la Russia. Toccò questo tema nel febbraio 2009 in una conferenza sulla sicurezza a Monaco, un mese prima che il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov premessero il pulsante simbolico del “reset” delle relazioni tra Washington e Mosca durante i colloqui di Ginevra. “Gli Stati Uniti respingono le affermazioni secondo cui i successi della NATO sono sconfitte russe e che la forza della Russia è la debolezza della NATO”, disse in quell’occasione. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un pericoloso cambiamento nelle relazioni tra la Russia ei membri della nostra alleanza. È tempo di premere il pulsante del reset e rivedere i molti argomenti su cui possiamo e dobbiamo lavorare insieme. I nostri colleghi russi hanno da tempo avvertito della crescente minaccia talebana e di al-Qaeda in Afghanistan. Oggi, la NATO e la Russia possono e devono collaborare per sconfiggere insieme un nemico comune “.

I COLLOQUI CON PUTIN NEL 2011 – Negli ultimi anni, Biden si è fatto notare come un aperto critico del presidente Vladimir Putin. Una delle sue dichiarazioni più famose e dure sul leader russo, Biden la fece nel 2014 in un’intervista al New Yorker, descrivendo una visita a Mosca nel 2011, quando Putin era primo ministro. “Avevo un traduttore, e quando lui (Putin) mi mostrò il suo ufficio, gli dissi:“ È incredibile quello che può fare il capitalismo, non è vero? Il suo ufficio è bellissimo!”. Lui si mise a ridere. Quando mi voltai, ero faccia a faccia con lui. Dissi: “Signor Primo Ministro, la guardo negli occhi e non credo che lei abbia un’anima”… Non mi guardò, sorrise e rispose: “Ci capiamo”. Ecco che razza di persona è”. Con queste parole Biden voleva probabilmente ribattere a quelle del presidente George W. Bush, che nel giugno 2001, dopo un incontro con Putin in Slovenia, disse di aver guardato negli occhi il Presidente russo e “di aver potuto capire la sua anima”.

CRIMEA E UCRAINA – Dopo il cambio al vertice in Ucraina nel marzo 2014, Biden ha condannato fermamente l’annessione della Crimea da parte della Russia e ha sostenuto l’imposizione di severe sanzioni contro il Cremlino. Allo stesso tempo, come vicepresidente ha promesso sostegno politico, oltre che assistenza economica e militare, alle nuove autorità ucraine. Ha chiarito la sua posizione nel marzo 2014 in un incontro con il primo ministro polacco Donald Tusk, a Varsavia. “Tredici Stati su quindici del Consiglio di sicurezza dell’ONU considerano illegale il referendum in Crimea. Anche la Cina ha deciso di non appoggiarlo e si è astenuta, e la Russia è rimasta sola, nuda di fronte al mondo intero per l’aggressione che ha organizzato. È un semplice fatto che l’isolamento economico e politico della Russia si intensificherà se proseguirà su questa strada. E infatti subirà ancora nuove sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione europea “.
Dichiarazioni ancora più categoriche furono quelle che Biden fece al Parlamento ucraino nel dicembre 2015. “Nel ventunesimo secolo non possiamo permettere ai Paesi di cambiare con la forza i confini. Queste sono regole di base. E se ci allontaniamo da esse, ce ne pentiremo. La Russia ha violato queste regole di base e continua a violarle. Oggi la Russia ha occupato il territorio ucraino sovrano. Lasciatemi essere assolutamente chiaro: gli Stati Uniti non riconoscono e non riconosceranno mai i tentativi della Russia di annettere la Crimea. È facile da capire: non ci sono scuse per questo comportamento”.

LA RUSSIA COME PRINCIPALE MINACCIA – Dallo scoppio della crisi in Ucraina, Biden non ha ammorbidito la sua retorica nei confronti di Mosca. Al contrario: ha chiesto sempre nuove sanzioni contro il Cremlino e ha definito la Russia la principale minaccia per gli Stati Uniti sulla scena internazionale. Così, nel gennaio 2017, in un forum economico a Davos, ha apertamente accusato Mosca di interferire nelle elezioni presidenziali statunitensi. “Sotto il presidente Putin, la Russia utilizzerà qualsiasi strumento per minare il progetto europeo, acuire le linee di frattura tra i Paesi occidentali e tornare alla politica delle sfere di influenza. Molti Paesi europei tengono elezioni quest’anno e dobbiamo aspettarci altri tentativi da parte della Russia di intervenire nel processo democratico. Accadrà di nuovo, ne sono certo. E ancora una volta il motivo è chiaro: provocare il crollo dell’ordine internazionale liberale “.

In un’intervista con la CBS nell’ottobre 2020, al culmine della campagna elettorale, Biden ha ribadito di considerare la Russia la principale minaccia per il suo Paese. “Penso che oggi la principale minaccia per l’America, se parliamo di una minaccia alla nostra sicurezza e alle nostre alleanze, sia la Russia. Allo stesso tempo, penso che il principale concorrente per noi sia la Cina. E a seconda di come ci comportiamo , diventerà chiaro se rimarremo concorrenti o se ci troveremo in una competizione più seria con l’uso della forza “.

Pubblicato da Bbc Russia

 

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