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UCRAINA, LA CORTE CHE SFIDA ZELENSKY

Il presidente ucraino Zelensky è deciso a sciogliere la Corte Costituzionale che ha bocciato alcune delle norme anticorruzione recentemente approvate. Una Corte, dice Zelensky, “che crea il caos per denaro”. Una questione spinosa che scuote lo Stato ucraino dalle fondamenta. Ecco perché. 

Un nuovo Maidan è pronto a scoppiare in Ucraina nel mese di novembre? Non è una domanda retorica. Lo scontro che si è acceso tra vari rami del Governo in seguito alla scandalosa sentenza della Corte Costituzionale “per abolire le dichiarazioni patrimoniali” dei pubblici funzionari e rappresentanti non solo può portare a disordini di piazza ma è anche una minaccia per la solidità dello Stato.

Ecco lo sfondo dello scandalo odierno. Nell’estate del 2020, quarantasette deputati hanno presentato alla Corte Costituzionale una mozione con la richiesta di dichiarare incostituzionali alcune disposizioni della riforma anticorruzione. I deputati non capivano il concetto di “fonti di reddito legali”. E se il loro stile di vita fosse anche stato superiore a quello permesso dal “reddito legale” , sostenevano, non sarebbe stato giusto punirli, perché non era affatto chiaro per quale periodo tale reddito dovesse essere calcolato né perché fosse di colpo ritenuto “illegale”. Per non parlare del fatto che i parlamentari sono convinti che la raccolta di dati sul reddito dei loro familiari, da parte dell’Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione (NACP), sia un’interferenza nella vita privata dei cittadini.

La Corte Costituzionale ha esaminato molto rapidamente la mozione e il 27 ottobre ha accolto la maggior parte delle contestazioni dei deputati. Ad esempio, la Corte ha stabilito che la responsabilità penale per i reati di corruzione è una punizione troppo severa perché “tali azioni non sono in grado di infliggere danni significativi”. Per quanto riguarda l’abolizione del controllo delle dichiarazioni elettroniche e il monitoraggio dello stile di vita dei funzionari, la Corte Costituzionale ha applicato lo stesso criterio: è illecita la prevaricazione del potere esecutivo su quello giudiziario. Dicono che il NACP, controllato dal Governo, non ha il diritto di controllare lo stile di vita dei giudici e di calcolare le loro entrate e spese. Questa è una prerogativa esclusiva della magistratura.

Qui bisogna evidenziare due aspetti chiave. Il primo è che, da un lato, i giudici della Corte hanno ragione. La pressione dei politici sui giudici non ha conosciuto soste negli anni dell’indipendenza dell’Ucraina, con nessun Governo. Ogni Presidente ha cercato di attuare la riforma giudiziaria in un modo o nell’altro, e spesso a proprio vantaggio. E se non tutto  andava per il verso giusto, si rimediava con la nomina di persone fidate in posizioni chiave. Una maggioranza leale in parlamento, un Governo fedele e giudici sotto controllo (dalla Grande Camera della Corte Suprema alla Corte Costituzionale) equivaleva a una silenziosa usurpazione del potere.

Proprio per evitare tutto ciò, ai giudici, e in particolare ai giudici della Corte Costituzionale, è stata data una serie di garanzie e privilegi poi sanciti dalla Costituzione. Una sentenza della Corte non può essere impugnata né abrogata; i membri della Corte sono nominati per nove anni e non possono essere cacciati (lo può fare solo la Corte stessa, con una maggioranza di due terzi dei giudici), hanno piena immunità per le sentenze approvate, mentre le modifiche a queste garanzie costituzionali devono essere approvate dalla Corte costituzionale, cioè i giudici stessi devono accettare queste modifiche …

Inoltre, per correttezza, vale la pena notare che le leggi anticorruzione sono state redatte in modo molto goffo. Furono varate in tutta fretta, per amore di “opportunità rivoluzionaria”, il che ha poi consentito di contestarle presso la Corte Costituzionale. E questo a sua volta ha portato alla sentenza della Corte che ha suscitato la pubblica indignazione.

Come spiegano i giudici della Corte, le regole sul controllo delle dichiarazioni dei redditi sono enunciate così male che diventa impossibile identificare alcune categorie di funzionari pubblici. In quelle condizioni, il tribunale non poteva vietare al NACP di indagare sui beni dei giudici, cosa che, secondo la Corte, può fare solo l’autorità giudiziaria.

Ma qui non si può escludere un altro aspetto importante: l’interesse privato degli stessi giudici, che sono diventati bersagli del NACP a causa di certe irregolarità nelle loro dichiarazioni patrimoniali. Secondo il programma di giornalismo investigativo Schemi, il presidente della Corte costituzionale, Oleksandr Tupytsky, nel 2018 è diventato il proprietario di un terreno nella Crimea occupata. Un acquisto realizzato in conformità con le leggi russe ma che non figura nelle sue dichiarazioni patrimoniali per il 2018 e il 2019.

Inoltre, come notato dagli avvocati, la Corte Costituzionale ha superato i suoi poteri e si è messa a regolamentare un’area su cui non ha giurisdizione. La questione è quella di  riconoscere come incostituzionale l’articolo 366-1 del codice penale “Dichiarazione patrimoniale imprecisa”. La Corte Costituzionale sostiene che eventuali dati falsi nelle dichiarazioni “non infliggono danni significativi” alla società, allo Stato, all’individuo o all’entità giuridica. Pertanto, affermano, questa infrazione non è così socialmente pericolosa da essere considerata un crimine.

“Il concetto di crimine non è definito dalla Costituzione ma dal codice penale. Ed è diritto del Parlamento decidere quale atto costituisca una minaccia pubblica e quindi trattarlo da crimine”, sostiene invece Anna Maliar, direttore del Centro di ricerca legale e criminologica. “Secondo l’articolo 8 della legge sulla Corte Costituzionale dell’Ucraina, la Corte non è chiamata a valutare le questioni riguardanti la conformità degli atti del Parlamento con le leggi dell’Ucraina. La Corte deve decidere se una determinata norma del codice penale è in linea con la Costituzione. Ma nella sentenza della Corte sulle norme anticorruzione non c’è alcun riferimento agli articoli della Legge Fondamentale”.

A parte, vale la pena ricordare che l’implementazione degli organismi e delle norme per combattere la corruzione fa parte degli obblighi internazionali dell’Ucraina. Pertanto non sorprende che la decisione della Corte Costituzionale abbia causato grande preoccupazione nell’Unione Europea. “La sentenza mette in discussione una serie di impegni internazionali che l’Ucraina ha assunto nei confronti dei suoi partner internazionali, compresa la UE”, ha dichiarato la delegazione dell’Unione Europea in un commento esclusivo per Unian: “Esortiamo dunque le autorità a prendere provvedimenti per ripristinare quanto prima le condizioni necessarie per l’efficace funzionamento del sistema anticorruzione in Ucraina, in conformità con la Costituzione dell’Ucraina”.

Sfortunatamente, invece di cercare di risolvere la situazione nel modo più efficace e indolore possibile (cosa che, tuttavia, richiede pensiero strategico, conoscenza delle leggi e disponibilità ad approfondire le sfumature legali), il presidente Volodymyr Zelensky si è fatto prendere la mano. Invece di analizzare le leggi anticorruzione dal punto di vista del dettato costituzionale e provvedere ai necessari cambiamenti attraverso il Parlamento (cosa che non gli sarebbe stata difficile, visto che controlla la maggioranza), il capo dello Stato ha deciso di sciogliere quella stessa Corte Costituzionale l’anno scorso gli ha permesso di sciogliere il precedente Parlamento. Quindi, ha presentato all’attuale Parlamento un disegno di legge “Sul ripristino della fiducia del pubblico nei procedimenti costituzionali”. Per qualche strana ragione, il disegno di legge chiede al Parlamento (non alle forze dell’ordine, come dovrebbe essere secondo il codice penale) di riconoscere che i giudici della Corte hanno commesso reati, cercando di sovvertire l’ordine costituzionale e di tenere in ostaggio i poteri dello Stato attraverso una sentenza ingiusta.

La costituzionalista Mykola Marchenko sottolinea che tale progetto di legge è contrario alla Costituzione. “Il principio della separazione dei poteri non consente la possibilità di una valutazione arbitraria delle sentenze della Corte costituzionale da parte del Presidente e del Parlamento. Il codice penale non prevede il reato di  “sentenza ingiusta”. Pertanto, il disegno di legge di Zelensky è un percorso verso la distruzione di tutte le conquiste democratiche dal 1991 a oggi. Secondo l’art. 102 Parte 1 della Costituzione, il Presidente deve essere il garante dell’osservanza della Costituzione. Zelensky, al contrario, agisce come garante della distruzione delle istituzioni democratiche “.

Il problema non è solo che combattere la sentenza incostituzionale della Corte con mezzi incostituzionali significherebbe ammettere che il fine giustifica i mezzi. Riguarda anche il fatto che compromettere il sistema giudiziario del Paese (non senza la “collaborazione” dei giudici) comporta molte altre questioni: dalla sfiducia degli ucraini nella magistratura alla riluttanza degli investitori stranieri a fare affari in Ucraina, dal momento che sembrerebbe impossibile per loro proteggere se stessi e i loro beni nella realtà ucraina.

di Tetiana Urbanskaya

Pubblicato in Unian

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