L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, la discussa agenzia di stampa che da molti anni ormai opera dal Regno Unito, ha diffuso una serie di dati relativi all’impiego come mercenari, da parte della Turchia, di jihadisti reclutati nelle zone di conflitto in Siria.
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Il centro di ricerche sociologiche e di mercato Romir di Mosca ha rilevato l’andamento della spesa media settimanale dei cittadini della Russia che vivono in città con almeno 100 mila abitanti. La ricerca puntava a valutare se le spese dei russi siano cresciute nel periodo segnato dalla pandemia di Covid 19.
Il Covid 19 picchia duro sulle famiglie russe, sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista economico. Non spegne, però, la loro voglia di casa. Rosstat, il servizio statistico ufficiale della Federazione Russa, fino al giugno scorso aveva registrato un milione di disoccupati in più rispetto alla quota censita prima dello scoppio della pandemia. Pochi, almeno rispetto ad altri Paesi. Ma bisogna tener conto di altri fattori. Intanto, circa il 50% (cifre ufficiali non ce ne sono) delle persone attive sono impiegate dallo Stato, che notoriamente non è un datore di lavoro che conceda alti salari. Secondo, il mercato del lavoro in Russia è piuttosto rigido e spesso i datori di lavoro reagiscono alle crisi riducendo i salari, piuttosto che licenziando. Terzo, i prezzi al consumo sono aumentati, rendendo quindi precario il bilancio di molte famiglie.
di Steven Pifer – Ci è voluto del tempo per contare le schede, ma l’elettorato americano ha espresso il suo giudizio. Potranno anche esserci sfide legali e uno o due riconteggi, ma il prossimo 20 gennaio Joe Biden diventerà il 46 ° presidente degli Stati Uniti. Questo risultato dispiacerà ad alcuni a Mosca. Il Governo russo, in particolare i servizi di sicurezza, ha lavorato per sostenere l’elezione del presidente Trump nel 2016 e anche quest’anno. Non è difficile capire perché. Trump ha diviso gli americani, indebolito le alleanze degli Stati Uniti e offuscato la reputazione americana all’estero. Chi siede al Cremlino di che cosa dovrebbe lamentarsi?
Nella nottata di ieri Putin, il presidente azero Aliyev e il premier armeno Pashinyan hanno firmato un accordo che, per la prima volta dall’inizio del conflitto nel Caucaso, ha (salvo imprevisti) serie possibilità di funzionare. La guerra ha piegato da subito a favore degli azeri, che, forti del sostegno turco, hanno rosicchiato, settimana dopo settimana, le regioni del loro territorio a ridosso del confine iraniano occupate dagli armeni negli anni Novanta per poi entrare, negli ultimi giorni, nel Nagorno Kharabakh vero e proprio, arrivando domenica scorsa a conquistare (o liberare, secondo il loro punto di vista) la città di Shusha, seconda per importanza della regione e ultimo bastione prima della capitale Stepanakert.
di Andrej Kortunov – Nelle analisi di politica estera degli americani, Russia e Cina sono da tempo diventate le principali minacce geopolitiche per gli Stati Uniti. Spesso non viene fatta alcuna distinzione tra i due Paesi. Sono elencati magari insieme con Iran, Corea del Nord, Siria, Venezuela e altre fonti di preoccupazione per Washington. Nel complesso, le linee strategiche del “doppio contenimento” sono le stesse sia per Mosca sia per Pechino. Ci sono tuttavia politici ed esperti più acuti che provano a mettere in rilievo non solo le somiglianze ma anche le differenze tra i due avversari strategici dell’America. Anche Joe Biden si è pronunciato e ha detto che la Russia è oggi il principale nemico degli Stati Uniti, mentre la Cina è il principale concorrente.





