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Posts published in “Politica”

UN NAVALNY NON FA PRIMAVERA

di Marco Bordoni   Domani (l’ha annunciato su Twitter) Navalny rientrerà in patria su un volo della compagnia low cost Pobeda. Possiamo tenerlo per certo: l’agitatore più amato dai Governi occidentali non può gettare la spugna dopo avere fissato la data del rientro e aver chiesto ai suoi sostenitori di venire ad accoglierlo all’aeroporto. Del resto (lo ha notato recentemente James Rodgers su Forbes), l’esilio dorato in Germania lo avrebbe, alla lunga, relegato all’irrilevanza ed all’oblio, una prospettiva inaccettabile per una personalità esuberante come quella di Alexej.

IL CAUCASO, MA RACCONTATO BENE

di Amedeo Maddaluno  In un recente scambio di cinguettii, due famosi giornalisti noti nell’italica infosfera per le loro posizioni ultra-atlantiste e filostatunitensi concordavano sulla scadentissima qualità della saggistica italiana (specie in ambito politico), dichiarando non senza snobismo di preferirle quella anglosassone. “De gustibus non est sputazzellam”, avrebbe loro risposto il Principe De Curtis, in arte Totò: anche noi come lui tiriamo avanti rispetto a certe posizioni massimaliste che, non possiamo non sottolinearlo, fatichiamo a condividere.

CAUCASO, L’AMBIZIONE DELLA TURCHIA

di Maurizio Vezzosi  Duemila militari russi si interpongono tra le forze armene dell’Artsakh e le forze azere: queste ultime hanno riconquistato porzioni consistenti del territorio del Nagorno Karabakh, rivendicato sin dallo sgretolamento dell’Unione Sovietica. Privi del deterrente della forza d’interposizione russa o di un’alternativa altrettanto consistente, i precedenti accordi mediati tra le parti non erano riusciti in alcun modo a fermare i combattimenti tra le due fazioni, protrattisi per circa un mese e mezzo, al prezzo di oltre cinquemila morti e di un incendio nel Caucaso.

PRESTITI A LUKASHENKO, MOSCA SI FA FREGARE?

Dopo i colloqui di settembre tra Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, la leadership russa ha intrapreso una serie di misure per salvare l’economia dell’altra parte dell’ipotetico Stato unitario di Russia e Bielorussia. In particolare, è stato deciso di fornire al Governo bielorusso prestiti per 1,5 miliardi di dollari, di cui 0,5 miliardi sono già stati stanziati tramite il Fondo eurasiatico per la stabilizzazione e lo sviluppo come “denaro lungo”, sull’arco di cinque anni. Il restante miliardo di dollari verrà fornito come prestito tra Stati, e un provvedimento in merito è stato firmato dal primo ministro Mikhail Mishustin. L’assistenza finanziaria arriverà in due rate: 500 milioni di dollari nel 2020 e altrettanti nel 2021. Allo stesso tempo, il debito sarà calcolato in rubli, il che è doppiamente vantaggioso per Minsk data la svalutazione della valuta russa.

FSB, QUEI CELLULARI CHE NON DOVEVANO USARE

L’identità degli ufficiali dell’FSB e i dettagli del presunto avvelenamento di Aleksej Navalniy sono diventati noti a tutti a causa dell’atteggiamento superficiale degli stessi agenti nei confronti delle misure di sicurezza e segretezza. Sono state le bollette del cellulare a permettere a The Insider e a Bellingcat di scoprire che quel gruppo di persone aveva viaggiato spesso lungo gli stessi itinerari di Navalnyj, e che quelle persone si erano tenute in contatto tra loro e avevano trascorso molto tempo presso le strutture dell’FSB.

PUTIN SI TIENE LUKASHENKO E PERDE I BIELORUSSI

Se ci si basa solo sulla retorica, la posizione della Russia in Bielorussia dopo lo scoppio delle proteste per le elezioni presidenziali sembra positiva. Le testate giornalistiche pro-regime hanno elogiato la Russia come un alleato affidabile disposto a sostenere la Bielorussia in un momento difficile, e così ha fatto lo stesso Lukashenko. Anche i leader dell’opposizione parlano abbastanza calorosamente di Mosca, nella speranza che sia neutrale, addirittura di sostegno, in caso di cacciata di Lukashenko. Gli ultimi sondaggi, tuttavia, suggeriscono che l’opinione dei bielorussi sulla Russia è plasmata da qualcosa di più della semplice retorica dei politici. Il sostegno di Mosca a Lukashenko è già costato la simpatia di parte della popolazione e il sentimento filo-russo è sempre più associato al sostegno al regime.

BIELORUSSIA, GAZPROM SI PRENDE LA RIVINCITA

L’11 novembre, Russia e Bielorussia hanno risolto la questione del debito bielorusso per il gas fornito dalla Russia nel 2020 e hanno iniziato a discutere le condizioni per le forniture per il 2021. Non importa quali conti abbiano fatto sulla carta. Se erano soldi del Fondo eurasiatico per la stabilizzazione e lo sviluppo controllato dalla Russia o no. Il fatto è che la Bielorussia ha estinto il debito poco dopo aver ricevuto un prestito di 500 milioni di dollari dal Fondo stesso. Gazprom ha dichiarato che il debito è stato saldato per intero, anche se in precedenza c’era stata qualche questione sul mancato pagamento degli interessi di mora. Così è crollata anche la versione di Minsk, che sosteneva che la causa della discordia stava nella scarsa capacità calorica  del gas fornito dalla Russia.

BYE BYE CHUBAIS, RESIDUO DELL’ERA LIBERALE

di Marco Bordoni  Il 2 giugno del 1996, quando Vladimir Yakovlev batté a sorpresa il sindaco in carica Anatoly Sobchak nelle elezioni municipali di San Pietroburgo, il quarantaquattrenne Vladimir Putin, vicecapo dell’amministrazione comunale, si trovò in un momento difficile della sua carriera. Per la seconda volta, dopo l’uscita dal KGB nel 1990, il futuro Presidente si trovava su un binario morto: “Cosa fare?”, avrebbe ricordato più tardi: “In realtà, non c’era un posto dove lavorare. Ad essere sincero, ho anche pensato: magari vado lavorare con un taxi”. La salvezza venne da Anatoliy Chubais.

GAS RUSSO, DIVERSIFICARE CONVIENE ALL’EUROPA?

di Fulvio Scaglione – E così Joe Biden ha invitato Svetlana Tikhanovskaja, la dissidente bielorussa che dall’esilio in Lituania si è autoproclamata vincitrice delle elezioni presidenziali e unica rappresentante del proprio Paese, alla cerimonia con cui, il 20 gennaio, farà l’ingresso alla Casa Bianca da Presidente. La cosa ha importanza soprattutto per ciò che fa presagire. Ovvero, una rinnovata pressione sulla Russia all’interno del cosiddetto “vicino estero”, quello che il Cremlino vorrebbe conservare come spazio riservato di influenza. Non è che la presidenza Trump, tra sanzioni crescenti e operazioni Nato ai confini, sia stata tenera con il Cremlino. Ma è facile prevedere che l’agenda clintobamiana di Biden punterà molto su diritti civili e democrazia per mettere in difficoltà la Russia, già descritta come “la più grande minaccia” alla sicurezza degli Stati Uniti. Altrettanto facile è prevedere l’altro pedale che la nuova amministrazione americana si troverà a pigiare, con l’aiuto di un consistente pacchetto di Stati della Ue: il gas russo, le forniture energetiche dalla Russia all’Europa.

NORD STREAM 2, SE LA RUSSIA SE NE VA…

di Fjodor Lukjanov – Quando si tratta di grandi progetti energetici da sviluppare in cooperazione tra la Russia e il resto d’Europa, la componente commerciale dell’impresa viene sempre oscurata dalle preoccupazioni geopolitiche. Nel 1981, l’amministrazione Reagan impose sanzioni all’Unione Sovietica per impedirle di costruire il principale gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhgorod, progettato per trasportare il gas russo verso l’Europa occidentale. Quarant’anni dopo la storia si ripete, poiché sia ​​il Congresso sia la Casa Bianca si sono impegnati a impedire il completamento del gasdotto Nord Stream 2.